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La Tuscia non può e non deve diventare la discarica nucleare d’Italia, promette Rocca

Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, si schiera contro la possibilità di costruire un deposito nazionale di scorie nucleari in provincia di Viterbo: “Saremo sempre dalla parte dei cittadini della Tuscia, senza se e senza ma. Difenderemo, insieme, questa terra da un progetto che non tiene conto della sua vocazione agricola, ambientale e storica”.
A cura di Enrico Tata
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Francesco Rocca
Francesco Rocca

"La Tuscia non può e non deve diventare la discarica nucleare d'Italia", ha detto il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. "La Regione è pronta a tutelare il proprio territorio con ogni strumento disponibile, giuridico e politico. Saremo sempre dalla parte dei cittadini della Tuscia, senza se e senza ma. Difenderemo, insieme, questa terra da un progetto che non tiene conto della sua vocazione agricola, ambientale e storica", ha continuato il governatore, che poi ha attaccato il Partito democratico: "È surreale dover leggere accuse infondate e allusioni che allarmano inutilmente i cittadini, da parte del gruppo consiliare Pd della Regione Lazio, rispetto al deposito di scorie nucleari nella Tuscia. La nostra posizione non è mai cambiata: è un no netto, senza ambiguità. Lo abbiamo detto in Aula, lo abbiamo messo nero su bianco nei documenti ufficiali e lo abbiamo portato davanti ai giudici, aderendo al ricorso della Provincia di Viterbo".

Recentemente il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, è intervenuto in audizione alla Commissione Ambiente della Camera per illustrare il percorso che potrebbe portare alla realizzazione di uno o più depositi di rifiuti radioattivi in Italia. La Carta Nazionale delle aree idonee ha individuato 51 zone in tal senso, giudicate in linea con i parametri previsti dalla Guida tecnica Isin e dove è possibile realizzare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e il Parco Tecnologico, che servirà a stoccare in via definitiva i rifiuti radioattivi di bassa e media attività. Pichetto ha detto di essere in attesa della Valutazione ambientale strategica per approvare la Carta nazionale delle aree idonee, in versione aggiornata alla proposta di dicembre 2023, che indicava 51 possibili siti: 21 nel Lazio, tutti in provincia di Viterbo, 10 in Basilicata, 2 al confine con la Puglia e 8 in Sardegna.

"Il governo Meloni vuole riaprire le centrali nucleari ma non riesce nemmeno a gestire in maniera seria ed efficace la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi presenti attualmente nel nostro Paese. Sul deposito unico siamo tornati al punto di partenza e il ministro Pichetto Fratin in audizione oggi alla Camera continua ad alimentare l'incertezza sullo smaltimento delle scorie nucleari dopo un imbarazzante avanti e indietro che ha fatto perdere tre anni di tempo e che sta creando solo problemi", ha commentato la presidente del Gruppo Pd della Camera Chiara Braga.

La scorsa settimana l'assemblea capitolina ha approvato all'unanimità una mozione che impegna Roma Capitale a dichiarare la propria contrarietà alla realizzazione di un deposito nazionale di scorie nucleari nella Tuscia. "Si tratta di un atto importante – dichiara in una nota la capogruppo del Partito democratico in Campidoglio Valeria Baglio – che nasce da un percorso condiviso e responsabile, volto a sostenere le comunità locali, i comitati e i cittadini che da anni si battono per la tutela dell'ambiente, della salute pubblica e di un territorio prezioso dal punto di vista paesaggistico, agricolo e storico. "Il voto unanime è segno concreto di questa sensibilità. Roma ha voluto dare un segnale chiaro e netto: non si può decidere il futuro dei territori senza ascoltare chi quei territori li vive ogni giorno".

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