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La storica pizzeria Remo a Testaccio nel mirino degli usurai: costretti a pagare 160mila euro di pizzo

Un 48enne arrestato dalla polizia: avrebbe costretto per oltre un anno un socio della storica pizzeria Remo a consegnargli soldi ogni settimana.
A cura di Francesco Esposito
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La pizzeria Remo a Testaccio (Foto da Google Maps)
La pizzeria Remo a Testaccio (Foto da Google Maps)

Per oltre un anno avrebbe preteso ogni settimana una parte degli incassi di una delle pizzerie più conosciute e storiche di Testaccio, da Remo. Soldi consegnati sotto pressione, tra minacce e intimidazioni, fino all’arresto da parte della polizia di Stato di un 48enne romano, ora ai domiciliari con braccialetto elettronico con l’accusa di estorsione continuata.

L'uomo imponeva una "tassa" sui guadagni della pizzeria

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dell’XI Distretto San Paolo, coordinati dalla Procura di Roma, l’uomo avrebbe imposto dal 2023 una sorta di "tassa" fissa al titolare di quote della storica attività di piazza Santa Maria Liberatrice. Ogni settimana, la vittima sarebbe stata costretta a consegnargli somme comprese tra gli 800 e i 1400 euro, pari – secondo l’accusa – a circa metà degli incassi della pizzeria.

Alla base delle richieste ci sarebbe stato un vecchio prestito da circa 154mila euro, risalente ai primi anni Duemila e contratto per acquistare il 25% delle quote societarie del locale. Debito che, sempre secondo gli investigatori, sarebbe però già stato completamente restituito tra il 2018 e il 2019 al padre dell’indagato. Nonostante questo, il 48enne avrebbe continuato a pretendere denaro sostenendo che fossero interessi maturati nel tempo e, in totale, l’uomo avrebbe ottenuto circa 160mila euro.

Minacce verso il gestore e sua madre

Le pressioni di questa usura sarebbero andate avanti per mesi, in un clima di paura costante. Le minacce, secondo quanto emerso, non avrebbero riguardato solo la vittima ma anche l’anziana madre convivente. Parallelamente alle intimidazioni, il 48enne avrebbe anche avviato azioni giudiziarie considerate strumentali dagli inquirenti: prima una procedura esecutiva al Tribunale di Roma per tentare di pignorare le quote della pizzeria, poi un’altra al Tribunale di Civitavecchia per colpire stipendi e utili della vittima.

Le indagini della polizia si sono concentrate sugli incontri tra i due uomini. Attraverso pedinamenti, servizi di osservazione e attività tecniche, gli agenti hanno documentato anche una consegna di denaro in diretta. Subito dopo lo scambio, il 48enne è stato fermato con addosso i contanti appena ricevuti e un foglietto con annotati gli incassi settimanali della pizzeria.

Riscossioni pianificate per un vecchio debito già saldato

Durante la successiva perquisizione domiciliare, i poliziotti hanno trovato anche un calendario del 2024 con segnati, in corrispondenza di lunedì e martedì, il nome del locale e quello della vittima, elemento ritenuto indicativo della pianificazione delle riscossioni. In casa è stata inoltre trovata della cocaina.

Nonostante fosse già stato denunciato, secondo gli investigatori l’uomo si sarebbe ripresentato anche la settimana successiva a casa della vittima per pretendere ancora denaro, come se quella somma gli spettasse di diritto. Da qui la decisione del giudice di disporre gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

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