Una donna cammina davanti alla sepoltura di un proprio caro, osserva il cipresso cresciuto proprio nell'area della tomba. "Cercavo qualcuno degli addetti per farlo rimuovere ma non ho trovato nessuno". Siamo al cimitero Flaminio – Prima Porta, attorno lapidi rotte e tombe in abbandono, con la vegetazione cresciuta ovunque. "Un operaio che ho trovato mi ha detto: ‘Termino il turno alle 10, se mi chiama dopo glielo faccio privatamente'", conclude amareggiata raccontando a telecamera bassa la proposta del dipendente pubblico. Lei però ha scelto di non pagare fuori orario e a nero l'addetto per avere quello che le sarebbe dovuto: "Piuttosto vengo con un'accetta e lo tolgo da sola".

Nei cimiteri romani succede anche questo, che una donna si debba sentire dire che per mantenere in uno stato dignitoso una sepoltura deve essere disposta a pagare di tasca sua il servizio, laddove evidentemente fiorisce un vero e proprio business sulle inadempienze pubbliche. Gli operatori delle Agenzie Funebri hanno denunciato come si sono trovati nell'impossibilità di procedere con il seppellimento, vedendo i parenti dei defunti provvedere da soli a scavare le fosse.

Lo scorso sabato abbiamo accompagnato Annamaria Calabassi al cimitero di Flaminio-Prima Porta per raccogliere la sua denuncia: da mesi non sa dove si trova la salma di suo figlio in attesa della cremazione. In questa occasione siamo entrati a conoscenza di una pratica che lede la dignità e i diritti di chi già soffre per la scomparsa di un proprio caro.

Scaduti i trent'anni dalla tumulazione, come da prassi, i servizi cimiteriali hanno chiesto alla famiglia se volessero tenere la salma per altri trent'anni in un fornetto, altrimenti procedere con la cremazione. La famiglia ha scelto per la cremazione e da quel giorno Annamaria vive con l'angoscia di avere con lei i resti di suo figlio, a causa del collasso del sistema cimiteriale romano, per cui i tempi di cremazione sono arrivati a diversi mesi mentre le bare si accumulano nei magazzini.

Ma il collasso dei cimiteri romani non è un accidente imprevisto, ma l'incredibile incapacità da parte di Ama e del Campidoglio di mettere in atto le azioni necessarie perché per i cittadini della capitale possano avere un servizio dignitoso. Dal 2017 era prevista la costruzione di nuovi quattro forni crematori, il recupero e l'ampliamento degli spazi per le sepolture. Niente di tutto ciò è stato invece fatto. E tra l'inefficienza e le attese c'è chi se ne approfitta. 

La replica di Ama

La nota di Ama:

In riferimento all’articolo in oggetto AMA Cimiteri Capitolini esclude totalmente che dipendenti aziendali possano essersi prestati ad effettuare operazioni fuori orario a fronte di elargizioni di denaro da parte degli utenti. Va sottolineato che all’interno del Cimitero Flaminio, assieme al personale AMA, operano anche altri addetti che svolgono mansioni per conto di concessionari privati o sulla base di appalti. A tal proposito va inoltre specificato che il cipresso citato nell’articolo si trova all’interno di un’area privata la cui cura è, a norma del regolamento cimiteriale vigente, a carico del concessionario e non di AMA o della ditta incaricata dall’azienda per il servizio di manutenzione del verde. Sulla base degli elementi disponibili AMA ha comunque provveduto ad evidenziare l’episodio ai vari referenti per fare luce sull’accaduto a tutela dei cittadini e della propria immagine.