Iole Liberatori trovata morta nell’armadio con una busta in testa, confessa il figlio: “L’ho uccisa io”
"Si sono stato io a ucciderla". Alla fine ha confessato Andrea Morabito, il figlio di Iole Liberatori, la donna di 71 anni trovata senza vita all’interno di un armadio in un appartamento di largo Ferruccio Mengaroni, a Roma, nel quartiere di Tor Bella Monaca. L’uomo, un cinquantenne con problemi di tossicodipendenza, inizialmente aveva raccontato ai carabinieri che la madre era caduta e che lui si era limitato a mettere il corpo nell’armadio. Una versione che sin da subito non ha retto. La donna, infatti, aveva una busta di plastica intorno alla testa e le condizioni in cui è stato trovato il corpo non erano compatibili con il racconto fatto dal figlio.
Morabito è stato immediatamente arrestato e portato nel carcere di Regina Coeli. C’erano già pochi dubbi sul fatto che fosse stato lui a uccidere la madre, ma poi è arrivata anche la confessione. Andrea Morabito ha infatti ammesso di essere stato lui a togliere la vita a Iole Liberatori.
A dare l’allarme è stata la sorella della donna, che non riusciva più a mettersi in contatto con lei. I carabinieri sono quindi intervenuti nell’abitazione e qui hanno fatto la terribile scoperta: il corpo della settantunenne era ormai privo di vita all’interno dell’armadio. Sin da quando hanno iniziato a parlare con amici e parenti della donna, gli inquirenti hanno capito che i sospetti si concentravano sul figlio. Tutti, infatti, hanno raccontato delle continue liti tra i due, spesso legate alla droga. Morabito aveva seri problemi di tossicodipendenza e, secondo quanto emerso, era solito chiedere alla madre soldi per acquistare le sostanze.
Quella avvenuta a Tor Bella Monaca è l’ennesima tragedia maturata in ambito familiare in un contesto segnato dalla tossicodipendenza. Sono molte le famiglie che convivono con parenti che hanno problemi di dipendenza e che, in alcuni casi, finiscono per subire minacce, ricatti e violenze continue. A rendere tutto ancora più difficile è spesso proprio il legame affettivo: denunciare un figlio, un fratello o una persona cara può sembrare impossibile, soprattutto quando si teme di fargli del male invece di aiutarlo. In queste situazioni le vittime possono rimanere intrappolate per anni, soprattutto quando si tratta di genitori anziani, che spesso fanno più fatica a opporsi ai soprusi o a chiedere aiuto. È quello che, secondo quanto emerso finora, sarebbe accaduto anche a Iole Liberatori, fino alla tragica conclusione della sua morte.