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Il testimone della morte di Antony Josue, travolto sul Gra: “Ho gridato di scappare, poi l’ho visto volare”

Parla il testimone della morte di Antony Jouse, la guardia giurata travolta sul Gra domenica 3 maggio mentre cercava di soccorrere i passeggeri di un’auto ribaltata.
A cura di Roberto Abela
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Il tratto di Gra all’altezza del chilometro 40.700, tra l’uscita Casilina e lo svincolo per l’A1
Il tratto di Gra all’altezza del chilometro 40.700, tra l’uscita Casilina e lo svincolo per l’A1

Il tratto di Gra all'altezza del chilometro 40.700, tra l'uscita Casilina e lo svincolo per l'A1″Avevamo finito, era tutto in sicurezza. Poi ho visto arrivare quella Mercedes bianca come un missile”. Con queste parole Angelo Di Francesco, 55 anni, racconta del tragico incidente che ha visto la morte di Antony Josue, il 35enne travolto sul Grande raccordo anulare di Roma da un'auto in corsa, la mattina di domenica 3 maggio. Entrambi guardie giurate, erano scesi dalle rispettive macchine per prestare soccorso ai passeggeri di un veicolo ribaltatosi da solo.

"Gli avevo detto: Spostiamoci da qui, è troppo pericoloso"

Come riportato in un'intervista a Repubblica, anche Di Francesco era intervenuto insieme a Jouse nel tentativo di aiutare i passeggeri di una Fiat Cinquecento, sottosopra sull'asfalto per un presunto colpo di sonno del guidatore. In tre, infatti, erano rimasti intrappolati nella macchina: “Il conducente era uscito dall’auto, stava bene. Ho detto ad Antony: Spostiamoci, qui è troppo pericoloso". Poi, alle 5.15 si è consumata la tragedia intorno al chilometro 40.700 dell'A90: "Stavamo risalendo in macchina, a un certo punto ho visto arrivare quella Mercedes bianca come un missile. Gli ho gridato ‘Scappa’. Ma l’ha fatto volare in aria. L’ha sbalzato contro il lunotto posteriore della sua auto e poi è caduto in terra. È morto da eroe", riferisce il vigilante.

"Non è raro tra colleghi incontrarsi sul Raccordo"

La Polizia di Stato, coordinata dal pm Vincenzo Palumbo, adesso indaga per omicidio stradale, di cui Di Francesco è stato suo malgrado testimone. L'uomo spiega come l'incontro tra colleghi non sia casuale in quelle circostanze: “Non ci eravamo mai visti prima. Ma facendo questo lavoro non è raro che, soprattutto a quell’ora, si incontrino dei colleghi sul Gra. Domenica anche io stavo rientrando in azienda. Ho visto la sua Panda che si fermava per aiutare il passeggero della Cinquecento e mi sono fermato anche io. Abbiamo parcheggiato uno davanti all’altro sulla corsia centrale”.

"Chi ha investito Antony non si era reso conto di nulla"

L'addetto alla sicurezza descrive come Antony abbia aiutato il conducente della macchina, un 21enne, a "uscire dal finestrino posteriore. Poi abbiamo iniziato a far rallentare le auto che arrivavano e a deviarle verso la corsia di destra. Avevamo già chiamato i soccorsi”. A quel punto sarebbe sopraggiunta la Mercedes: "Io ero già risalito, ho visto dallo specchietto questa auto bianca che si avvicinava. Ho gridato ad Antony: Scappa, scappa. Era vicino alla striscia di separazione con la corsia centrale, l’ha colpito con la parte anteriore destra della macchina". Poi il mezzo "ha colpito la Cinquecento in mezzo alla strada, terminando la sua corsa contro il guard rail". Dentro "c’erano due ragazzi e una ragazza, il conducente non si era reso conto di nulla".

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