Il rapimento di Anna Bulgari e di suo figlio Giorgio, di soli 17 anni, a cui fu tagliato un orecchio durante la prigionia, è uno degli eventi che hanno segnato l'Italia dell'inizio degli anni Ottanta. Un paese pieno di contraddizioni, a cavallo tra terrorismo politico e criminalità comune, tra trattative e intransigenza. Dal sequestro nella villa di famiglia, alla liberazione alla vigilia di Natale, ecco la storia dei 35 giorni in cui l'Italia intera trattiene il fiato.

La famiglia Bulgari, una dinastia italiana

Anna Bulgari, erede della dinastia di gioiellieri con il marito Franco Calissoni, viveva in una splendida tenuta ad Aprilia, nelle campagne laziali. È lì che tutto avviene, il 19 novembre, 1983, un sabato. Sono quasi le 19, Anna e Franco stanno rincasando per cena. Scendono dalla loro Fiat 132 con le buste della spesa quando si ritrovano davanti tre uomini, mascherati con passamontagna e armati di fucili. Non hanno tempo per capire, Franco viene colpito in bocca col calcio di un fucile, Anna viene trascinata in casa dove i banditi la rinchiudono con i i domestici per andare in cerca di Giorgio, il figlio 17enne. Lui non si è accorto di niente, nell'altra ala della casa, viene sorpreso in un corridoio e trascinato sul sedile posteriore Fiat 132, dove sua madre è stata chiusa nel bagagliaio. L'auto corre via nel buio.

La mano del Movimento Armato Sardo

Quando si riprende dallo choc, Franco Calissano sa perfettamente cosa è successo. Sono gli anni dell'Anonima sequestri, e i banditi sardi, con il MAS (Movimento Armato Sardo) sono i signori del business dei rapimenti. Vogliono soldi, niente altro e se non li ottengono, torturano, mutilano e uccidono. I carabinieri vengono avvertiti, la famiglia si riunisce, da New York torna spedita Laura Calissoni (figlia di Anna e sorella di Giorgio), avvocato nella Grande Mela. Per temperamento e formazione, nonostante la giovane età, sarà lei a condurre le trattative. Intanto Anna e Giorgio sono stati trasferiti nel nascondiglio della loro prigionia. Hanno paura, temono di non rivedere mai più i cancelli della loro villa, i volti dei loro familiari, temono che a liberarli non verrà nessuno.

La richiesta: tre miliardi o li uccidiamo

La prima telefonata in casa Bulgari-Calissoni arriva il 29 novembre, dieci giorni dopo il sequestro. Il riscatto è di tre miliardi di lire entro il 15 dicembre. In caso di esitazione, a uno dei ostaggi verrà mozzato un orecchio e il riscatto salirà a quattro miliardi. Poi cominceranno a uccidere. Prendere o lasciare. La famiglia temporeggia, teme il blocco dei conti da parte delle autorità, ma i sequestratori non hanno pietà e vogliono dimostrarlo. Così, lontano dalla tenuta di Aprilia, nel covo dove sono tenuti prigionieri come animali Anna e suo figlio, uno dei banditi prende un coltellaccio da cucina. Senza anestesia, brutalmente, taglia a Giorgio l'orecchio destro. A pochi metri di distanza, impotente e disperata, Anna capisce tutto. Urla, si strappa i capelli.

L'orecchio reciso

La busta con l'orecchio reciso viene lasciata in un cestino della spazzatura. Andate a controllare, dicono a Laura. Lei afferra la busta, al tatto, avverte qualcosa di molle, la apre. Dentro c'orecchio di suo fratello. Quando i banditi richiamano, Laura non ha più voglia di obbedire, ne di parlare di politica. Basta nascondersi dietro il paravento del terrorismo. "Pagheremo, ma ci garantite che rivedremo mia madre e mio fratello?". Loro giurano di sì e non c'è motivo di non credergli. In fondo, fino a quel momento, hanno mantenuto ogni promessa fatta. L'appuntamento per il rilascio è in Liguria, sull’Aurelia, all’altezza di Sarzana. A pagare non vanno i Servizi segreti, ma una coppia di amici di famiglia. I soldi del riscatto, stipati dentro sacchi neri dell’immondizia, ci sono tutti. Lo scambio avviene senza intoppi, un uomo riceve le buste, li lascia andare i due emissari tornano a Roma. Da quel momento iniziano i tre giorni più difficili dal giorno del rapimento. L'attesa dura 72 ore, poi, la sera del 24, arriva la telefonata. Madre e figlio sono stati liberati a un chilometro da casa.

La liberazione alla vigilia di Natale

Le foto di Giorgio e Anna nel letto d'ospedale, lui con la benda sull'orecchio, sono sulle prime pagine di tutti i giornali. Sono in pessime condizioni. La ferita all'orecchio di Giorgio si è infettata, Anna ha le piaghe, li hanno tenuti in catene, in una tenda all’aperto, all'addiaccio. Per la famiglia Bulgari è il momento di rimettere insieme i cocci di quella serenità infranta dall'orrore e dalla solitudine. Hanno pagato il riscatto, nessuno è venuto a salvarli e a salvare i loro cari, dal Ministero dell'Interno e dalla presidenza della Repubblica, neanche una telefonata, lamenta tristemente Laura, la ‘negoaziatrice'. Due anni dopo i rapitori di Anna e Giorgio verranno arrestati nell'ambito di un'operazione contro il MAS. Tra loro il telefonista, Claudio Cadinu e il carceriere Salvatore Cavada, pastore diventato sequestratore e rivoluzionario. Processati vengono condannati a 30 anni di carcere insieme a Mario Oronesu, cui tocca una condanna a 26 anni.

Giorgio Calissoni oggi

Anna Bulgari Calissoni è morta nel maggio del 2020 dopo 37 anni dal sequestro. Giorgio Calissoni  ha subito quattro operazioni per la ricostruzione dell’orecchio, si è laureato è diventato notaio e oggi è marito e padre di due figlie. Non ha mai veramente superato il trauma della prigionia "Col primo lockdown una notte sono uscito a passeggiare, mi mancava l’aria", ha confessato. Del sequestro Calissoni- Bulgari parla la serie “Ti ho visto negli occhi ” su RaiPlay.