“Ho avuto due tumori al seno, a Roma impossibile prenotare un’ecografia: primo posto a marzo 2027”

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Immagine di repertorio (iStock)
Una paziente oncologica di 53 anni racconta le difficoltà nel follow-up dopo due carcinomi: per ecografia e mammografia all’Ifo Regina Elena non c’è disponibilità prima di marzo 2027.

Due tumori al seno, due interventi chirurgici, un’esenzione oncologica ancora valida e controlli che dovranno proseguire per tutta la vita. Eppure, per fare un’ecografia mammaria attraverso il Servizio sanitario nazionale, Livia, paziente romana di 53 anni, si è sentita proporre all'Ifo Istituto Nazionale tumori Regina Elena un appuntamento soltanto a marzo 2027. Troppo tardi, racconta a Fanpage.it, rispetto alla scadenza del controllo annuale. Ora dovrà tornare dal medico di famiglia, farsi prescrivere una nuova ricetta e cercare autonomamente un posto attraverso il Cup regionale. "Ho avuto due carcinomi al seno, nel 2015 e nel 2017. Mi aspetterei che proprio questo tipo di controllo fosse automatico", racconta. La sua storia fotografa uno dei paradossi delle liste d’attesa: una paziente già presa in carico da un centro oncologico e inserita in un percorso di follow-up che, nonostante questo, deve uscire dal percorso e cercare da sola dove effettuare un esame prescritto dallo specialista.

Due tumori al seno e il ritorno all’Ifo dopo tre anni in Francia

La donna è stata seguita per anni all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, dove ha effettuato gran parte delle cure e dei controlli dopo i due interventi. In seguito la sua oncologa si è trasferita al Policlinico Gemelli e, dal 2022, la paziente ha vissuto per tre anni a Parigi. Con il trasferimento della residenza all’estero era uscita dal sistema sanitario italiano e dal percorso dell’Regina Elena.

"Tornata in Italia sono riuscita ad avere una visita e l'oncologa dell'istituto si è attivata tantissimo. Mi ha reinserita subito nel follow-up dell’ospedale, che conserva tutta la mia storia clinica, e mi ha prescritto gli esami che dovrò fare nel corso del prossimo anno". Follow-up significa proprio questo: i controlli programmati dopo il trattamento di un tumore, necessari per individuare eventuali recidive o nuovi problemi. Per il tumore della mammella operato, anche il sistema nazionale di monitoraggio dei percorsi oncologici considera la mammografia uno degli esami fondamentali della sorveglianza; le linee guida dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica indicano una mammografia periodica dopo l’intervento.

"Per ecografia e mammografia non c'era posto prima di marzo 2027"

Il problema è arrivato al momento di trasformare quelle prescrizioni in appuntamenti. Dopo la visita oncologica la donna si è rivolta all’ambulatorio per prenotare mammografia ed ecografia mammaria. "Mi hanno detto che al Regina Elena non c’era disponibilità prima di marzo 2027. Alla fine sono stati loro a trovarmi una soluzione al Gemelli. Questa volta almeno mi hanno dato un’alternativa: in passato mi è capitato anche di ricevere appuntamenti a uno o due anni di distanza".

Per la mammografia, spiega, uno slittamento di qualche mese sarebbe gestibile. Il problema principale è l’ecografia: l’ultima risale a novembre dello scorso anno e i suoi controlli sono ormai passati dalla cadenza semestrale a quella annuale. "Non voglio aspettare fino a marzo. Dovrò tornare dal medico di famiglia, farmi fare la ricetta e mettermi a cercare con il Cup una struttura dove ci sia posto prima. La cosa assurda è che devo farlo da sola, nonostante sia una paziente oncologica seguita proprio all’Istituto Nazionale Tumori".

Sul proprio sito, gli stessi Istituti Fisioterapici Ospitalieri – che riunisce il Regina Elena e l'Istituto Dermatologico San Gallicano – spiegano che, per la loro natura di centro oncologico, il monitoraggio delle attese riguarda soprattutto la prima presa in carico. Gli approfondimenti diagnostici e i trattamenti successivi dovrebbero invece essere inseriti in percorsi assistenziali interni, con prenotazioni gestite dagli specialisti per garantire continuità e tempestività. È proprio in questo passaggio che, nel caso raccontato dalla paziente, il sistema si è inceppato.

Liste d’attesa, nel Lazio i numeri migliorano ma restano i casi fuori dai tempi

Il Lazio, negli dati dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), ha rispettato i tempi di garanzia nel 91,6 per cento delle prime visite specialistiche e nell’89,7 per cento degli esami diagnostici. Entrando nello specifico delle ecografie alla mammella, il rispetto dei tempi cambia in base alla priorità assegnata. Per le richieste urgenti, da eseguire entro tre giorni, il 93,9 per cento delle prime disponibilità proposte rispetta la soglia, percentuale che scende all’83,8% per le prestazioni brevi, previste entro dieci giorni, e all’85,2 per cento per quelle differite, da effettuare entro 60 giorni. Le difficoltà maggiori riguardano però gli esami programmati, come quello di Livia: su 10.451 prenotazioni, solo 7.566, il 72,4 per cento, hanno ottenuto una prima disponibilità entro i 120 giorni. In 1.387 casi, il 13,3 per cento, l’attesa proposta è stata compresa tra 121 e 156 giorni, mentre per altre 1.498 prenotazioni, pari al 14,3 per cento, ha superato i 156 giorni.

Non un normale screening ma un percorso specifico

La vicenda di Livia cade proprio durante l’Ottobre Rosa, il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Nel Lazio l’iniziativa straordinaria del 2026 permette alle donne tra 45 e 49 anni di prenotare gratuitamente una mammografia fino a esaurimento dei posti. A 53 anni la paziente non rientra quindi in quella specifica iniziativa, inoltre screening e follow-up non sono la stessa cosa. Lo screening è rivolto alla popolazione generale senza una precedente diagnosi; chi ha già avuto un tumore può invece avere bisogno di un programma di sorveglianza costruito sulla propria storia clinica. Le stesse linee guida nazionali distinguono i normali programmi di screening dai percorsi specifici per le donne con un rischio aumentato.

Livia ha infatti l’esenzione 048, quella riconosciuta ai pazienti affetti da patologie neoplastiche, che le è stata appena rinnovata per altri cinque anni. È stata inoltre indirizzata a una nuova consulenza genetica. "Sono una BRCA VUS e devono ripetermi screening e prelievo. Mi hanno già dato appuntamento per il 24 febbraio". La sigla VUS, Variant of Uncertain Significance, indica una variante genetica il cui significato clinico non è ancora definito: non equivale automaticamente alla presenza di una mutazione certamente patogena, ma può rendere necessari ulteriori controlli e rivalutazioni nel tempo. "Mi hanno anche fissato gli esami genetica e ginecologici. L’unica cosa per cui non riesco ad avere un posto è uno degli esami per cui sono seguita da undici anni. Dopo due tumori al seno, vorrei non dover essere io a cercare in tutta Roma dove fare l’ecografia".

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