Giudice dice all’avvocata di levarsi la maglietta in aula: “Alle belle donne piacciono queste battute”
"Sono entrata in aula dicendo al giudice che mi scusavo per non avere la toga, ma che quel giorno mi sarei astenuta e non avrei partecipato all'udienza. Lui ha detto che non c'era problema, e poi ha aggiunto che se volevo potevo anche levarmi la maglietta. Sono rimasta sconvolta, per alcuni secondi non sono riuscita a dire nulla, pensavo solo ‘veramente ha appena detto questa cosa?'". Claudia De Rosa è un'avvocata romana, specializzata in diritto del lavoro e immigrazione. A rivolgerle queste parole, un giudice di pace durante un'udienza che si sarebbe dovuta tenere il 24 settembre, poi rimandata per un'astensione proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane dal 23 al 29 settembre 2026, per protestare contro le intercettazioni illegittime dei colloqui tra detenuti e difensori avvenute nel carcere di Perugia “Capanne”, a cui l'avvocata aveva aderito. La vicenda ha sensibilmente scosso la professionista, che ha provveduto a segnalare l'accaduto alla presidenza del Tribunale di Roma e a quella del Giudice di pace. Per ora, però, non ha ricevuto risposta.
"Quel giorno avevo un’udienza dal giudice di pace, ma aderivo all'’astensione proclamata dall'Unione delle Camere Penali – spiega a Fanpage.it -. Dovevo semplicemente andare in tribunale per comunicarlo e chiedere che l’udienza venisse rinviata. Ero arrivata un po’ in ritardo a causa di un problema tecnico sulla metro, ma avevo già mandato una mail e mi avevano detto che mi stavano aspettando e che non c’era alcun problema, anche perché non dovevo discutere nulla". De Rosa è quindi entrata in aula senza indossare la toga proprio perché doveva solo comunicare la propria astensione. "Mi ha detto che non c'era problema, e ha aggiunto, pensando forse di essere divertente, che avrei potuto anche levarmi la maglietta. Sostanzialmente mi ha detto che potevo spogliarmi. Sono rimasta attonita e per qualche secondo non sono riuscita a dire nulla: poi ho visto che la cancelliera e la pubblico ministero stavano ridendo a questa ‘battuta' e ho sentito montare la rabbia".
De Rosa a quel punto si è rivolta alle due donne. "Ho detto: ‘Ma vi rendete conto? Questo mi sta offendendo, mi sta dicendo di spogliarmi. È una battuta orribile, non fa ridere per niente'. Il giudice è intervenuto dicendo che non voleva assolutamente offendermi e che anzi, quella è una battuta che alle belle donne fa piacere. Ero allucinata, non credevo a ciò che stavo sentendo. Gli ho fatto notare che io ero lì dentro per lavorare, non per sentirmi fare commenti di quel tipo. A quel punto lui mi ha praticamente ricattata, e mi ha detto che dovevo mettermi la toga davanti a lui. In quel momento non ero lucida, lui non poteva chiedermi una cosa del genere proprio perché mi ero astenuta e non ci sarebbe stata nessuna udienza. Sono quindi uscita dall'aula e ho chiesto a un collega di prestarmela, per poi rientrare dentro".
Non è però finita qui. La pubblico ministero e la cancelliera presente in aula hanno dato manforte al giudice, dando a De Rosa della "pesante", e che si stava solo scherzando. "Il giudice ha avuto il coraggio di dire ‘eh, ora fatte tutte così, siete esagerate, non si può più scherzare, una volta le sue colleghe avvocate sarebbero state solo contente'. Ero così fuori di me che alla successiva udienza, che avevo dall'altra parte di Roma al Tribunale civile, sono andata a piedi". La giudice, vedendola sconvolta, le ha chiesto cosa fosse successo. Dopo aver sentito il suo racconto, ha consigliato a De Rosa di segnalare l'accaduto agli organi competenti del Tribunale. "Ho mandato due pec, una alla presidenza del Tribunale di Roma e un'altra alla presidenza del Giudice di pace. Non ho però ricevuto nessuna risposta". Per questo ha deciso di rendere l'episodio pubblico. "Le parole del giudice non sono una cosa normale, e non voglio far finta che non sia successo".