"Il giudice ha stravolto le risultanze delle immagini e parcellizzato le prove, con una ricostruzione del tutto singolare" scrivono gli avvocati di Pietro Genovese, negli atti del ricorso depositato dalla difesa rappresentata da Franco Coppi e Gianluca Tognazzi, riportati da La Repubblica. Il figlio del noto regista Paolo, attraverso i suoi legali, ha deciso di presentare appello alla sentenza che lo condanna con sentenza dello scorso dicembre ad otto anni di carcere per l'omicidio delle sedicenni Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, travolte e uccise dal suo Suv lungo Corso Francia il 21 dicembre del 2019 e la revoca della petente a vita.

"Impossibile per Genovese vedere attraversare Gaia e Camilla"

"Il suo macchinoso ragionamento si conclude in una sorta di autocompiacimento per aver ricostruito, nel tempo e nello spazio, il punto d ‘urto (…) sconfessando tutte le prove assunte " scrivono gli avvocati sulla ricostruzione del giudice, riferendosi alla targa dell'auto di Genovese, ritrovata e spostata da un passante. Secondo la difesa, il giudice avrebbe attinto solo al solo materiale probatorio a sostegno della colpevolezza di Genovese" scrivono negli atti. Punto centrale nella deposizione degli avvocati l'impossibilità da parte del ragazzo di vederle attraversare la strada a causa della mancata visuale dovuta al transitare delle auto a destra e a sinistra, definita dal giudice delle indagini preliminari "una gara di sorpassi".

"Condanna più pesante per amplificazione mediatica"

Secondo i due avvocati ad incidere sulla decisione del giudice e a rendere ancor più pesante la condanna di Genovese sarebbe stata anche la pressione mediatica nata intorno alla vicenda, che vede al centro della scena il figlio di un regista. "L'innegabile gravità del fatto è stata amplificata mediaticamente e fatti del tutto analoghi sono stati sanzionati, dal medesimo ufficio del gip, con pene di gran lunga più miti".