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Incidente a Corso Francia, la madre di Gaia: “Non vendetta verso Genovese, ma deve essere punito”

Gabriella Saracino è la madre di Gaia Von Freymann, una delle due ragazze di 16 anni investite a Corso Francia la notte del 22 dicembre da Pietro Genovese, che adesso è tornato in libertà. “Io credo nel recupero, questo ragazzo avrebbe bisogno di una sorta di punizione affinché capisca cosa ha combinato, io non invoco il carcere per lui”.
A cura di Natascia Grbic
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"Io non ho un senso di vendetta nei confronti di Pietro Genovese, il mio è un senso di giustizia. Mi scrivono madri e mi chiedono come possono raccontare ai propri figli che questa persona è libera dopo avere ucciso due persone. Io credo nel recupero, questo ragazzo avrebbe bisogno di una sorta di punizione affinché capisca cosa ha combinato, io non invoco il carcere per lui". Così Gabriella Saracino, la madre di Gaia Von Freymann, nel corso di una puntata di Porta a Porta che andrà in onda domani. La 16enne è morta la notte del 22 dicembre insieme alla migliore amica Camilla Romagnoli dopo essere stata investita dal Suv guidato da Pietro Genovese, adesso tornato in libertà. Il Tribunale di Sorveglianza dovrà adesso decidere sul residuo pena di tre anni e sette mesi che il giovane deve ancora scontare. Una decisione non facile da accettare per le famiglie delle giovani investite, che hanno chiarito più volte di non volere vendetta, ma giustizia.

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Già la madre di Camilla Romagnoli si era espressa qualche giorno fa contro la decisione del Tribunale di rimettere in libertà il ragazzo. E adesso anche la madre di Gaia prende parola, definendo la pena inflitta al ventenne "assolutamente incongrua". "Il fatto che lui non abbia neanche scritto una lettera di scuse vuol dire che non si è reso conto di quanto fatto. A maggio del 2020 siamo stati raggiunti dalla notizia che lui aveva organizzato un festino mentre era ai domiciliari. Questo ragazzo non ha interiorizzato, non ha avuto modo di percepire cosa ha combinato e probabilmente la sua famiglia ha colpe. Lo vorrei qui adesso come il giorno della sentenza di primo grado per fargli una carezza perché ci fece pena. I genitori avrebbero dovuto capire che questo ragazzo aveva dei problemi e forse questo pluriomicidio poteva essere evitato".

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