"Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per gli amici". Il vescovo Mauro Parmeggiani ha citato questo verso del Vangelo di Giovanni per raccontare il gesto di Willy, picchiato selvaggiamente e ucciso per aver difeso un suo amico. Così il monsignore durante l'omelia ai funerali del 21enne: "Questo giovane ci lascia un grande insegnamento che non vorrei che trascorsi questi giorni pieni di coinvolgimento emotivo, di giusta compassione per Willy e la sua famiglia, di sdegno verso coloro che hanno compiuto un gesto inumano, cadesse come troppo spesso accade nell'oblio o nel fermarsi a qualche targa, monumento commemorativo, intitolazione di qualche torneo di calcio o cose del genere". La morte "barbara" di Willy "non deve cadere nell'oblio: "Impegniamoci tutti – istituzioni, forze dell'ordine, uomini e donne della politica, della scuola, dello sport e del tempo libero, Chiesa, famiglie e quanti detengono le chiavi di un potere enorme: quello dei media e in particolare dei media digitali – a comprometterci insieme, al di là di ogni interesse personale e senza volgere lo sguardo altrove fingendo di non vedere, impegniamoci tutti a riallacciare un patto educativo a 360 gradi".

Il monsignore: "Chiediamo a Dio la forza per perdonare"

Per il monsignore bisogna trovare la forza di perdonare chi ha ucciso Willy, ma chiedendo, allo stesso tempo, che i responsabili paghino per quello che hanno fatto: "Chiediamo a Dio anche la forza per saper un giorno perdonare chi ha compiuto l'irreparabile. Perdonare ma anche chiedendo che essi percorrano un cammino di rieducazione secondo quanto la giustizia vorrà disporre e in luoghi, come ad esempio le carceri, che devono essere sempre più ambienti di autentica riabilitazione dell'umano". Anche la mamma di Willy, la signora Lucia, ha chiesto giustizia: "Era anche tanto generoso, pensava sempre agli altri. Potevo salvarlo, ma non ci sono riuscita. Se fossi stata presente, se Dio mi avesse dato qualche segnale, lo avrei difeso da quel pestaggio. Mi sarei fatta uccidere e invece non c'ero, non ho salvato il mio bambino. Lui era un fuscello. Cosa poteva fare contro quel gruppo che lo picchiava con furia, a sangue, fino a ridurlo così? Lo hanno picchiato per picchiarlo più forte che potevano. Non cerchiamo vendetta, vogliamo solo giustizia". Ieri la posizione degli indagati si è aggravata: il capo d'accusa è passato da omicidio preterintenzionale a omicidio volontario. Cioè, l'opinione dei pm è che gli aggressori volessero uccidere Willy.