Emanuela Orlandi, morto l’agente segreto Francesco Pazienza: cosa c’entra col caso e i legami con Marcinkus

"Un giorno l'arcivescovo Marcinkus mi chiese se sapessi da dove veniva. Gli ho risposto Chicago, ma mi corresse. Vengo da Cicero. Mio padre era l’autista preferito di Al Capone. Gli ho risposto che ero amico dei Gambino e aggiunse: Allora andremo d'accordo".
Questo il racconto di uno dei primi incontri fra monsignor Marcinkus e Francesco Pazienza, agente segreto italiano e collaboratore del Sismi, morto nei giorni scorsi. Pazienza era nato in Puglia nel 1946 ed è morto il 22 giugno scorso, in Liguria, dove viveva da tempo, a 79 anni. Ecco cosa c'entra con il caso di scomparsa di Emanuela Orlandi.
"Avevo parlato con lui qualche giorno fa – ha scritto Pietro Orlandi, commentando la notizia della sua morte – Ci sentiamo da qualche anno. La scorsa settimana gli avevo mandato il volantino del sit-in, mi ha mandato segno di incoraggiamento. Stava già in ospedale, gli ho chiesto cosa fosse successo. Lui ha visualizzato qualche ora dopo e non ha più risposto", lo ha ricordato il fratello di Emanuela Orlandi.
Chi è l'agente segreto Francesco Pazienza
Nel 1980 è entrato a far parte del Sismi, lo ha abbandonato l'anno successivo, quando è stato consulente del banchiere Roberto Calvi, morto l'anno dopo. Nel 1983 si trovava negli Stati Uniti, dove è stato raggiunto da un mandato di cattura per il crac dell'Ambrosiano. È poi rientrato in Italia soltanto nel 1986. Nel 1993 è stato condannato a tre anni per il crac del Banco, nel 1995 a dieci anni per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, restando in galera per un totale di 12 anni.

Nei primi anni Ottanta, merito anche del rapporto ravvicinato con il Vaticano, ha modo di seguire da vicino le vicende che vedono protagonisti nomi e religiosi che troviamo anche nella vicenda legata a Emanuela Orlandi. "Tutto per me è iniziato con l'attentato a Giovanni Paolo II da parte di Ali Agca. Secondo lui, infatti, la scomparsa della quindicenne sarebbe da collocarsi nell'ambito dello scontro fra opposte fazioni in Vaticano".
Francesco Pazienza e i legami con il Vaticano
Pazienza ha iniziato a lavorare vicino al Vaticano dopo l'attentato a Giovanni Paolo II. Si trovava in ufficio e gli era arrivata una chiama sulla linea privata, un numero telefonico che avevano in pochi. Dall'altra, l'arcivescovo Paul Marcinkus. "Vieni qua da me, è successo un casino", gli aveva detto, un'ora dopo lo sparo a Wojtyla messo in guardia, qualche tempo prima, da Alexandre de Marenches, a capo dei Servizi francesi.

"Mi disse: Guarda, non possiamo dirti di più, però abbiamo notizie che qualcosa si sta muovendo. Credo che l’operazione (l’attentato al Papa, nda) sia nata all’interno del Vaticano. Se il Kgb avesse voluto eliminare il Papa, non si sarebbe affidato ad Ali Ağca, uno sfigato in mezzo a cinquantamila persone in piazza San Pietro. In uno dei viaggi papali in Africa, metteva uno dei suoi tiratori scelti e il problema era risolto", ha raccontato lo stesso Pazienza a Ferruccio Pinotti e a Giancarlo Capaldo, che hanno riportato le sue parole nel libro La ragazza che sapeva troppo.
Pazienza credeva nell'esistenza delle due diverse fazioni all'interno del Vaticano: "Da una parte i polacchi e da una parte Casaroli – ha ripercorso ancora Pazienza – Io ero una via di mezzo. Ho ricevuto tre milioni di dollari dallo Ior e li ho mandati a Solidarność".

Il Vaticano di Marcinkus secondo Francesco Pazienza
Dopo quel primo incontro, Pazienza ha incontrato diverse volte Marcinkus. "Un giorno sono arrivato nell’ufficio allo Ior, mi aveva dato appuntamento Marcinkus. È arrivato con un ritardo di mezz'ora, con lui c'era un signore. Me lo ha presentato. Era William Casey, il capo della Cia. Irlandese di origine, cattolico, e il Papa aveva celebrato la Messa per tutti e due".
Spesso ha frequentato il Vaticano, imparando a conoscere i punti di forza e quelli deboli della Santa Sede. "Il cardinal Casaroli puntava tutto sui frutti del suo grande lavoro diplomatico. Nel 1978 era arrivato in Vaticano questa specie di caterpillar, di carro armato, Karol Wojtyła, che si è alleato con Marcinkus. Marcinkus lo stavano cacciando via prima che arrivasse Giovanni Paolo II. Ma Wojtyła senza Marcinkus non avrebbe potuto fare quello che ha fatto. Tutti i soldi all’Ambrosiano, il riciclaggio, i soldi a Solidarność. Allora questo è il punto. Marcinkus chi era? Era la guardia del corpo di Paolo VI. C’era stato l’episodio nelle Filippine. La coltellata dell’aggressore, la mano deviata dal corpulento Marcinkus. Paolo VI volle Marcinkus come braccio destro. Poi con Wojtyła, Marcinkus divenne intoccabile".

Cosa c'entra l'agente Segreto Francesco Pazienza con il rapimento di Emanuela Orlandi
Pazienza nel 1983 si trovava già negli Stati Uniti. "Ma conosco bene il contesto in cui è scomparsa. Il Vaticano del 1983, era un Vaticano diverso da quello immediatamente successivo all'attentato al Papa e anche da quello precedente – ha ricordato Pazienza – In genere, in un caso come la scomparsa di una ragazzina l’ultima opzione è quella di un rapimento. E invece sono andati subito sul rapimento. Dentro il Vaticano c’era una guerra per bande quando rapiscono Emanuela. E io questa cosa qui l’ho vissuta in prima persona".
Nel corso della lunga intervista riportata nel volume pubblicato nel 2023, anche Pazienza conferma che Marcinkus ed Emanuela Orlandi si conoscevano. "Il Vaticano era come un paesino, erano pochissime le famiglie dei dipendenti laici che risiedevano all’interno delle mura leonine. Emanuela giocava con i fratelli nei Giardini Vaticani", ha puntualizzato.

Marcinkus, la Banda della Magliana e la pista sessuale sul rapimento Orlandi
Sui legami della Banda della Magliana con lo Ior e della pista sessuale in Vaticano, però, ha preso le distanze. Nel primo caso ha negato il riciclaggio di soldi: "Il giudice istruttore del Banco Ambrosiano mi disse di non aver mai visto un centesimo riciclato dal Banco Ambrosiano. Altro discorso è lo Ior, ma lo Ior è un ente istituzionale. Io soldi della mafia non ne ho visti. Se tu hai rapinato una banca e porti i soldi a un'altra banca e la banca me li manda, a me da dove sono arrivati i soldi non interessa".
Per quanto riguarda la seconda pista che, in questo 2025, invece, sembra essere la più battuta, ha dichiarato di non saperne niente. "Della vita sessuale di Marcinkus e di Wojtyła non ne sapevo nulla, francamente. Io so che Marcinkus è l’uomo delle finanze vaticane".
Dichiarazioni che, in alcuni casi, anche lo stesso Capaldo ha messo in dubbio. "Pazienza ha avuto modo di conoscere alcuni aspetti interni del Vaticano. Temo tuttavia che si faccia prendere dalla sindrome di dover sapere tutto". Tutto ciò che sapeva o che aveva sentito, oggi, è andato via con lui.