Edoardo Sforna: assassinato a 18 anni per errore, nella guerra tra clan che nel 2011 fa 39 morti

Il 2011 è un annus horribilis per Roma, dove ci sono 39 morti ammazzati per strada, oltre alle aggressioni e le gambizzazioni. Edoardo Sforna rimane ucciso a 18 anni a Morena, mentre consegna le pizze, per uno scambio di persona. Il suo killer non è mai stato individauto.
A cura di Emilio Orlando

Troppe stranezze hanno avvelenato le indagini sull'omicidio di Edoardo Sforna sin dalle prime batture. Un delitto ancora oggi irrisolto, avvenuto per uno scambio di persona. Da undici anni il pensiero che il killer di Edoardo Sforna, un diciottenne che venne ucciso con un colpo di pistola davanti alla pizzeria dove lavorava come fattorino non ha ancora un nome e un volto, tormenta i genitori Antonio e Marina.L'esecuzione, del giovane rider si verificò in una torrida serata del 23 agosto 2011, ma il ragazzo morì durante le prime ore del giorno dopo.

Quell'anno la Capitale ritornò, per la prima volta dopo le vicende della banda della Magliana degli anni '80, il record di omicidi e gambizzazioni. Il delitto venne eseguito a colpi di pistola, e sembrò inizialmente non avere un movente credibile, se non quello di uno scambio di persona. Teatro della sparatoria,  il centro commerciale di via Frascineto a Casal Morena.

La ricostruzione che i carabinieri del nucleo investigativo di Frascati, ritennero più accreditata fu quella raccontata da alcuni testimoni oculari che assistettero alla scena. Secondo il racconto dei presenti di quella maledetta sera, due persone in sella ad uno scooter, che fu ritrovato bruciato poco distante dalla scena del crimine, dopo essere saliti sulla rampa di scale che dalla strada porta al piano rialzato del centro commerciale, dove si trovava la pizzeria si avvicinarono ad Edoardo.

Con un casco semi integrale in testa, uno dei due, che secondo le descrizioni aveva un ciuffo biondo che usciva dalla visiera, esplose quattro colpi di pistola, di cui uno ferì mortalmente il giovane al petto. Sforna morì dopo qualche ora in ospedale. Sin dalle prime battute, l'inchiesta per omicidio volontario venne condizionata da grosse lacune investigative, a cui si aggiunsero depistaggi, omertà e false piste.

La zona dove avvenne l'omicidio, era frequentata da spacciatori di droga di medio calibro che vi avevano stabilito e da clan criminali radicati nel quadrante sud est della Capitale.  L'ipotesi, che trovò conferma nell'indagine è che Edoardo Sforna venne ucciso per errore a causa di uno scambio di persona per la forte somiglianza che aveva con il "rampollo" di una famiglia Sinti della zona. Un collaboratore di giustizia, raccontò qualche anno dopo,  che ad uccidere il diciottenne fu Edoardo Di Ruzza, un ventiduenne implicato nel narcotraffico a Giardinetti e legato clan Cordaro di Tor Bella Monaca, e a sua volta assassinato durante un agguato armato in via Torresini, nella zona di Giardinetti.

Secondo il collaboratore, l'omicidio Di Ruzza aveva come movente un regolamento di conti tra bande criminali autoctone e albanesi per il controllo delle piazze di spaccio in mano alla Camorra e gestite dagli ex appartenenti all'organizzazione criminale del Tuscolano chiamata "Orfeo" operante a Cinecittà. Andando avanti con il passare degli anni si sono aggiunte anomalie su anomalie, fino a quando ci si è interrogati nuovamente sul movente.

Per quale ragione un delitto, che ha avuto come vittima un ragazzo semplice e incensurato di borgata che durante l'estate faceva il bagnino e il fattorino di pizze per arrotondare la paghetta che gli passavano i genitori ci sono state tante false piste e così tante lacune investigative? Perché tante omissioni da una parte e molta premura dall'altra di metterci una pietra e chiudere rapidamente il caso con pochi elementi ed indizi effimeri che portarono all'archiviazione per chi venne indagato? Se lo chiedono ancora dopo undici anni Antonio e Marina Sforna, che hanno ormai versato tutte le lacrime che avevano e che chiedono che il caso venga riaperto e fatta giustizia.

Il 2011: l'anno nero di omicidi e gambizzazioni nella capitale

Trentanove omicidi e venti gambizzazioni, sei delle quali avvenute in pieno Centro cittadino "tinsero" di rosso il 2011 anno dove i fatti di sangue di Roma superarono Napoli. Omicidi, agguati, sparatorie sequestri e persone svanite nel nulla. Dall'esecuzione di Flavio Simmi avvenuta di giorno nel quartiere Prati fino all' omicidio in cui vennero uccisi Francesco Antonini conosciuto come “Sorcanera” e Giovanni Galleoni, alias “Baficchio” avvenuto ad Ostia. Le scorribande criminali che fecero, come con una macchina del tempo, tornare indietro i romani agli anni della "Bandaccia" cominciarono nel mese di aprile del 2011. Sempre poco distante dalla cupola di San Pietro, venne assassinato con cinque colpi di pistola Roberto Ceccarelli, un piccolo imprenditore che si occupava di affari "opachi". L'uomo venne ucciso davanti al Teatro delle Vittorie.

Il 5 luglio, nello stesso quartiere nove proiettili calibro 9 uccisero Flavio Simmi, che qualche mese prima era stato già ferito a colpi di pisola davanti al Monte di Pietà da un uomo armato. Quindici ogive riuscirono ad uccidere il trentatreenne Giulio Saltalippi, al Tiburtino. Il 28 giugno il musicista Alberto Bonanno venne pestato a morte da cinque aggressori legati a gruppi di estrema destra che frequentavano il Rione Monti durante la movida estiva.

Il 14 giugno dello stesso anno Marco Calamanti di 37 anni, venne ucciso in strada a colpi di crick per debiti non pagati nella piazza di spaccio di San Basilio. Come in un film di Agata Agatha Christie venne assassinato il settantaquattrenne Raphael Coen, con una "stilettata" al cuore nell'cortine condominiale del palazzo di residenza in via Lanciani.

A pochi passi dal palazzo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, tra via di Fontanella Borghese e via della Scrofa il gestore di una sala giochi di nome Paolo Marcoccia detto "er somarello" venne ferito con tre colpi di pistola. Era invece il 16 dicembre quando Marco Attini, un giovane pregiudicato venne freddato a a pistolettate nel quartiere di Tor Vergata nella periferia sud della Capitale, mentre era in macchina con la fidanzata. La sera del23 dicembre, un Gioacchino Agliano di 50 anni, qualche precedente per spaccio venne gambizzato in via Giacinto Camassei a Tor Bella Monaca.

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