Droga da Roma in tutta Italia, otto arresti: “Kong” al vertice e stipendi da 8mila euro al mese
Otto persone sono state arrestate dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’operazione antidroga coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma, che ha portato a disarticolare un gruppo accusato di rifornire di hashish e cocaina le piazze di spaccio della Capitale, del Lazio e di altre regioni italiane. Si tratta di otto ragazzi inseriti, secondo gli investigatori, in un’organizzazione criminale composta soprattutto da giovani e giovanissimi, con una struttura gerarchica e almeno tre persone al vertice, tutte arrestate. Tra gli arrestati ci sarebbero anche alcuni minorenni. Uno dei capi dell’organizzazione si faceva chiamare con gli pseudonimi di “Only” o “Kong”.
I depositi tra Roma e provincia e la droga destinata a tutta Italia
L'organizzazione copriva diverse zone della città di Roma, con depositi tra Aurelio, Tuscolano, Pineta Sacchetti e Boccea, ma aveva anche altre basi tra la Capitale e la provincia. La droga, però, non sarebbe rimasta soltanto a Roma e nel Lazio, ma avrebbe raggiunto anche altre zone d'Italia attraverso una rete di corrieri incaricati delle consegne.
Le indagini della Polizia sono cominciate nel 2022, dopo l'individuazione di un carico di 50 chili di hashish stoccato a Bracciano e destinato alle piazze di spaccio dell'Abruzzo. Da quel primo episodio gli investigatori sono riusciti progressivamente a ricostruire la struttura e il funzionamento dell'organizzazione, fino all'operazione scattata nella mattinata di oggi, 17 ottobre 2026. In totale sono otto le persone arrestate e portate in carcere, mentre altri quattordici risultano indagati, per un totale di 22 persone coinvolte nell'inchiesta. Tra gli arrestati ci sono anche i tre giovani considerati al vertice dell'organizzazione e per tutti l'accusa è di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Uno degli indagati era inizialmente destinatario degli arresti domiciliari, ma durante la perquisizione nella sua abitazione sono stati trovati circa un chilo e mezzo di hashish, motivo per cui la misura è stata aggravata con la custodia cautelare in carcere.
Al blitz di questa mattina hanno partecipato oltre cento agenti della Polizia di Stato. Oltre agli investigatori del XIV Distretto di Pubblica Sicurezza Primavalle, sono state impiegate unità cinofile, personale del Reparto Prevenzione Crimine Lazio, volanti e agenti di altri commissariati, mentre la fase esecutiva è stata coordinata anche dalla Squadra Mobile.
Oltre 200 chili di hashish sequestrati
Nel corso dell'indagine sono stati sequestrati circa 222 chili di hashish e una quantità molto più ridotta di cocaina, circa 300 grammi. Il gruppo era infatti specializzato soprattutto nella vendita di hashish, mentre la cocaina sarebbe stata fornita in quantità minori per soddisfare le richieste di alcuni clienti e non rappresentava la sostanza principale trattata dall'organizzazione.
Gran parte dell'indagine si è basata su intercettazioni telefoniche e ambientali, attraverso le quali gli investigatori hanno seguito conversazioni in cui venivano fissati appuntamenti, organizzate consegne e discussi sequestri e perdite. Il linguaggio utilizzato dal gruppo è stato descritto dalla giudice per le indagini preliminari Paola Della Monica come "diretto, operativo". Nelle conversazioni intercettate i componenti del gruppo facevano anche i conti delle perdite subite a causa dei sequestri delle forze dell'ordine e delle rapine. In una telefonata viene indicata una perdita complessiva di circa mezzo milione di euro, facendo riferimento a 100 chili sequestrati, 50 chili rapinati, 25 chili partiti da Bracciano e altri cinque chili sequestrati.
Una struttura piramidale con stipendi da 8mila euro
Il gruppo era organizzato secondo una vera e propria struttura piramidale, con al vertice tre persone considerate i capi dell'organizzazione. Uno dei più importanti si faceva chiamare con gli pseudonimi di "Only" o "Kong", mentre sotto di loro operavano otto giovani incaricati soprattutto della gestione dei depositi. Per questo ruolo avrebbero ricevuto circa 8mila euro al mese, mentre alla base dell'organizzazione c'erano i corrieri, utilizzati anche occasionalmente per effettuare le consegne e pagati tra i 500 e gli 800 euro a seconda della distanza da percorrere.
Anche le comunicazioni erano state organizzate in modo da separare il più possibile i rapporti interni da quelli con la clientela. Per parlare tra loro, i vertici avrebbero utilizzato un'applicazione di messaggistica poco conosciuta, mentre per trattare con i clienti e organizzare le consegne si sarebbero affidati alle normali piattaforme di messaggistica istantanea.
Le auto con i doppi fondi e le staffette per evitare la Polizia
Per trasportare la droga e consegnarla ai clienti venivano utilizzate almeno due utilitarie modificate, dotate di doppi fondi nascosti che potevano essere aperti soltanto attraverso una specifica e complessa combinazione di comandi dell'auto. Ogni vano poteva contenere tra gli otto e i dieci chili di hashish e lo stesso sistema veniva utilizzato anche per nascondere il denaro incassato dopo le consegne. Particolarmente organizzato era anche il sistema delle staffette. Una seconda automobile "pulita" precedeva o accompagnava quella che trasportava lo stupefacente e aveva una doppia funzione, perché da una parte serviva a segnalare eventuali controlli lungo il percorso e dall'altra poteva fare da esca in presenza delle forze dell'ordine, attirando su di sé l'attenzione e il controllo al posto della macchina che trasportava la droga.
Sui telefoni dei corrieri era inoltre installata un'applicazione di navigazione basata sulle segnalazioni degli utenti, attraverso la quale venivano indicate in tempo reale anche la presenza di pattuglie e i controlli di Polizia lungo il percorso. La maggior parte delle consegne avveniva durante il giorno, perché i componenti del gruppo erano convinti che nelle ore notturne ci fossero maggiori possibilità di essere fermati. Durante le perquisizioni eseguite questa mattina, nell'abitazione di uno dei principali indagati sono stati trovati anche oltre 185mila euro in contanti, con le banconote raccolte in confezioni e in parte sparse sul pavimento della camera da letto.