Douglas chiude negozi tra Roma e provincia, con a rischio decine di lavoratori e lavoratrici. Dei 128 store che chiuderanno in Italia, dodici si trovano tra Roma e provincia. I primi store del marchio tedesco di bellezza che abbasseranno le saracinesche saranno quelli di Casetta Mattei e piazza Santa Emerenziana, che chiuderanno il 15 maggio, a seguire chiuderanno i negozi di Corso Vittorio Emanuele, Tivoli, via dei Serpenti, piazza Pio XI, via dei Castani a Centocelle, Torrevecchia e Ostia. A settembre toccherà al Douglas di Fiano Romano, nel centro commerciale Feronia, poi ancora a scaglioni nei mesi successivi tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022 i negozi di piazza Vittorio Emanuele, via Tuscolana. E con le chiusure imminenti, una dopo l'altra, decine di posti di lavoro sono a rischio e riguardano soprattutto (ma non solo) donne. Mentre Douglas Italia ha dichiarato che troverà un accordo con il sindacato per tutelare i lavoratori e attivare delle misure a loro favore, i dipendenti sono preoccupati per il loro futuro e per quello delle proprie famiglie e sono in agitazione, sostenuti dai sindacati di categoria Fisascat Cisl, Filcams Cgil, e Uiltucs, anche alla luce dell'assenza di un Piano Commerciale ufficiale ed anche alla luce della proroga dei licenziamenti stabilita dal Dl Sostegni al 31 ottobre 2021.

A rischio posti di lavoro impiegati da donne

"Abbiamo chiesto di sviluppare e illustrare un piano industriale di ampio respiro e serio che dia valore al capitale umano volto alla salvaguardia occupazionale" spiega la segretaria nazionale della Fisascat Cisl Aurora Blanca, che ha definito quella di Douglas di chiudere i negozi "una scelta inaccettabile" sottolineando che "si tratta di un'azienda che impiega prevalentemente donne e che, qualora non si dovessero trovare delle soluzioni, questo segnerebbe ancor di più il gap di genere esistente nel nostro Paese". Per la sindacalista "urge anche il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali territoriali e una attenzione da parte della clientela che esortiamo in modo solidaristico a continuare ad acquistare i prodotti di bellezza direttamente nei punti vendita". E aggiunge: "Ogni loro contributo potrà favorire la salvaguardia dei posti di lavoro".