Aumentare il numero di mezzi di soccorso e fare un piano di assunzioni che preveda la reinternalizzazione del servizio di emergenza Ares 118, lo scorrimento del concorso al Sant'Andrea. La seconda ondata di contagi sta mettendo a dura prova il sistema sanitario del Lazio e il lavoro del 118. Capita ogni giorno purtroppo che le ambulanze restano in coda fuori dai pronto soccorso, perché mancano i posti letto.

"La nostra giornata si basa su dodici ore, durante le quali capita che fai solo quattro soccorsi, perché la restante parte di tempo resti bloccato davanti al pronto soccorso – ha spiegato intervistato da Fanpage.it un operatore del 118 – l'altro giorno noi operatori siamo rimasti bloccati otto ore con il paziente a bordo davanti al Policlinico Gemelli, perché dicevano che non avevano barelle". E ha spiegato: "I soccorsi sono tanti, il personale è poco e anche anziano, dovrebbero fare nuove assunzioni". Un'altro operatore dice: "Siamo arrivati a un punto quasi di non ritorno, se non chiudono tutto presto". Da quanto si apprende nella Regione Lazio sono 290 i mezzi di soccorso, di cui 120 a Roma città.

"Cinquanta i mezzi di soccorso in coda ogni giorni fuori dagli ospedali"

"Viviamo una media quotidiana con picchi riferibili a particolari ore della giornata con addirittura cinquanta mezzi di soccorso fermi – racconta Alessandro Saulini, segretario NurSind Ares 118 – viviamo due fenomeni preoccupanti e distinti, uno è il fenomeno del cosiddetto ‘blocco barella': l'ambulanza arriva in pronto soccorso, l'ospedale non è in grado di assicurare un posto letto al paziente, così il posto letto diventa automaticamente la lettiga dell'ambulanza" spiega Saulini. "Un altro fenomeno preoccupante è il blocco delle ambulanze nei piazzali dei pronto soccorso, perché l'ospedale non è in grado di isolare i pazienti Covid o presunti tali, quindi l'ambulanza stessa viene trasformata in un posto di isolamento".

Di Alessia Rabbai e Simona Berterame