Chiuso da 30 mesi lo sportello del garante al Cpr di Ponte Galeria: “Migranti senza tutele”

A pochi metri dall'autostrada A91 che collega Roma a Fiumicino, c'è una struttura detentiva le cui condizioni igieniche, sanitarie e di isolamento sono spesso state riassunte come "lesive della dignità umana". È il Centro di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria, dove immigrati irregolari sono detenuti in attesa di essere rimpatriati nei Paesi d'origine. Negli ultimi trenta mesi il controllo sullo stato del Cpr si è fatto meno costante, limitato a sporadiche visite da parte di parlamentari, ultima l'onorevole Rachele Scarpa a maggio scorso.
Quasi tre anni fa ha chiuso lo sportello del Garante regionale delle persone private della libertà personale presso la struttura. "Da luglio 2023 – denuncia la capogruppo di Italia Viva, Marietta Tidei, – il presidente Rocca e la Regione Lazio ignorano una mia mozione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale e che impegnava la Giunta a rinnovare il protocollo d’intesa tra Regione, Prefettura e Garante regionale delle persone private della libertà personale per la riapertura dello sportello".
Chiuso da trenta mesi lo sportello del Garante nel Cpr
Nonostante gli sforzi del Garante del Lazio Stefano Anastasìa l'assenza di un presidio stabile potrebbe comportare gravi rischi e il decadimento delle condizioni già difficilissime nella struttura. "Una gravissima inadempienza istituzionale – prosegue Tidei – che colpisce direttamente i diritti civili e umani delle persone trattenute all’interno del Centro, ai quali viene negata questa fondamentale tutela ormai da trenta mesi".
Una mancanza che si va a sommare a condizioni detentive terribili, documentate dagli ultimi report. Celle sudicie, infestate da infetti, materassi ammuffiti, bagni sporchi e bui, pasti scadenti e nessuna attività ricreativa. Si parla, inoltre, di carenze nell’assistenza psichiatrica e nella prevenzione di suicidi, nell’assistenza legale. Una situazione che sembra peggiorata da dopo l'arrivo della multinazionale ORS Group nella gestione del centro.
"Parliamo di uomini e donne privati della libertà personale, spesso in condizioni di grande fragilità, ai quali viene oggi negato un presidio essenziale di ascolto e garanzia dei diritti – conclude Marietta Tidei -. È una responsabilità politica precisa che ricade interamente sul presidente Rocca e sulla sua Giunta. Chiediamo l’immediato rinnovo del protocollo d’intesa e la riattivazione dello Sportello del Garante presso il CPR di Ponte Galeria. Ogni ulteriore ritardo rappresenterà una responsabilità grave e inaccettabile".
Le avvocate Montella e Stefanile: "In atto uno svuotamento sistematico delle garanzie"
La denuncia della consigliera Tidei sulla mancata riapertura dello sportello del Garante nel Cpr può contribuire a fare luce su un angolo oscuro di Roma. "Non è solo un ritardo burocratico – commentano le avvocate Tatiana Montella e Martina Stefanile, da tempo attive sul tema dell'immigrazione -. È una problematica che rivela, con crudezza, la logica che governa i Centri di Permanenza per il Rimpatrio: i diritti delle persone straniere non sono tutelati, ma ostacolati", aggiungono.
"Da trenta mesi, chi è rinchiuso a Ponte Galeria – spesso in condizioni di estrema vulnerabilità – è privato di uno spazio essenziale di ascolto, informazione e protezione – aggiungono Montella e Stefanile -. Ma questa omissione non è un incidente: è coerente con una politica sempre più esplicita di svuotamento sistematico delle garanzie. Il 20 gennaio 2026, il Ministero dell’Interno ha emanato una circolare che mira ad aumentare la capienza dei CPR e a ritardare la visita medica di idoneità al trattenimento, aggirando uno dei pochi presidi di controllo sanitario".
Le condizioni dei Cpr potrebbero peggiorare
Intanto nei Cpr continuano a essere rinchiuse persone, spesso richiedenti asilo, che sono state vittime di tortura nel corso del viaggio per raggiungere l'Europa, non indagate di alcun reato, ma sottoposte solo a un fermo amministrativo.
Un quadro che potrebbe peggiorare, spiegano le avvocate Montella e Stefanile, "con il nuovo Patto europeo su asilo e immigrazione, il trattenimento amministrativo rischia di diventare la regola, non l’eccezione, sia all’ingresso che all’uscita dal territorio, senza neppure una legge chiara che ne disciplini le modalità – concludono -. In questo scenario, la richiesta di riattivare lo sportello del Garante a Ponte Galeria è urgente, ma non sufficiente. Non servono più garanzie dentro la gabbia. Serve chiudere le gabbie".