"È esagerato dire che il covid viaggia sul bus. Se lo cerchiamo si trova un po' dappertutto, la presenza c'è ma non è così costante". Così la dottoressa Doriana Antonella Giorgi di Arpa Lazio a Fanpage.it sullo studio condotto dai carabinieri del Nas sui mezzi pubblici italiani. Sono stati rilevati trentadue casi di positività per la presenza di materiale genetico riconducibile al virus all'interno di autobus, vagoni metro e ferroviari in servizio sulle linee di trasporto pubblico a Roma, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone, Varese e Grosseto. Su quarantadue tamponi effettuati, undici positivi sono stati rilevati solo nella città di Roma. Questo però, avevano specificato i carabinieri nella nota, non è indice di "effettiva capacità di virulenza o vitalità del virus". Né è possibile stabilire, ha dichiarato Giorgi, se il covid rilevato su pulsantiere, sedili e poggiatesta sia contagioso o meno.

Impossibile stabilire carica virale

"Avevamo la necessità di fare una fotografia della situazione – dichiara a Fanpage.it il Capitano Maurizio Santori dei Nas di Roma – Dovevamo controllare se veniva rispettato il protocollo per la normativa anti-covid a carico dei mezzi di trasporto pubblico e privato sul territorio nazionale e sono stati quindi monitorati circa 750 mezzi di trasporto. Nella seconda fase si è proceduto a campionare e quindi a tamponare una serie di punti come i sedili, i poggiatesta, le pulsantiere e i corrimano che a nostro avviso potevano essere individuate come criticità per la presenza di covid 19″. Solo a Roma sono state riscontrate undici positività. "Occorre però fare una precisazione – precisa Santori – C'è la presenza del virus, ma non abbiamo contezza né della sua carica virale né della sua capacità né di poter infettare qualcuno. Abbiamo verificato soltanto che all'interno di quell'automezzo è presente il covid-19, quindi sicuramente qualche asintomatico è venuto in contatto con l'interno del bus".

"Obiettivo non è demonizzare i mezzi pubblici"

Ciò che è stato certificato insomma, è che il covid era presente anche dopo il processo di sanificazione. "O la sanificazione è insufficiente – precisa Giorgi – oppure c'è una maggiore resistenza del virus. Quindi andrebbe approfondito questo aspetto". "Con questo studio non si vogliono demonizzare i mezzi pubblici – conclude Santori – però magari sottolineare l'esigenza di avere un po' più di attenzione da parte di coloro che prendono i mezzi, sanificare spesso le mani e rispettare le norme ripetute in questi mesi".