23 Settembre 2021
17:12

Così un depuratore nel Lazio riempiva il fiume di schiuma fetida e liquami. E tutti sapevano (VIDEO)

I carabinieri forestali di Frosinone hanno eseguito questa mattina alcune misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Cassino. I vertici del depuratore Cosilam di Villa Santa Lucia sono tutti accusati di inquinamento ambientale e tre persone si trovano ora agli arresti domiciliari.Il fiume vicino all’impianto era pieno di melma e liquami.
A cura di Enrico Tata

I dirigenti sapevano e nessuno ha fatto nulla per fermare ciò che ormai era sotto gli occhi di tutti: il fiume inquinato da schiuma e melma fetida proveniente dal depuratore di Villa Santa Lucia, basso Lazio. In questo caso i video realizzati dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone non lasciano spazio a dubbi: tutta la zona del depuratore di Cassino e gran parte del fiumiciattolo Rio Poppeto è ricoperto di questa schiuma maleodorante e nauseabonda.

Tre dirigenti agli arresti domiciliari

Al termine delle indagini la procura di Cassino ha disposto tre arresti domiciliari, un obbligo di dimora, un divieto di dimora e il sequestro del depuratore per il reato di inquinamento. Agli arresti domiciliari andranno l'amministratore delegato, il responsabile impiantistico e il responsabile dell’area tecnica della società che gestisce il depuratore consortile. Questo impianto serve in pratica a convogliare gli scarichi di alcune aziende e comuni della zona. Le analisi svolte da Arpa Lazio hanno evidenziato livelli di inquinamento allarmanti, ma i carabinieri sottolineano che anche visivamente il fiume si mostrava "colmo di schiume e melme, spesso accompagnato da forti odori". "Lo scarico del Cosilam ha alterato le acque del Rio Pioppeto, prima dell'emissione dello scarico idonee alla vita dei pesci", ha concluso il consulente tecnico del pm. Addirittura l'acqua era notevolmente peggiore, dal punto di vista dell'inquinamento, di quelle che scorrono nelle comuni reti fognarie.

La prova nelle intercettazioni: "Sta in mezzo alla merda, il depuratore sembra Gardaland"

Gli indagati conoscevano alla perfezione questa situazione. Non solo, infatti, sapevano che il depuratore stava inquinando pericolosamente il corso d'acqua, ma sapevano anche che ciò era dovuto alla incredibile quantità di reflui che arriva all'impianto e che quindi minava le capacità tecniche dello stesso. In un'occasione, hanno spiegato i carabinieri, "il depuratore si presentava colmo di melme e fanghi, la cui provenienza era dovuta, secondo gli stessi indagati, ad un’azienda che scarica i propri reflui nella rete consortile. In tale contesto si è registrata l’inerzia degli indagati sulle modalità necessarie per evitare che lo scarico dell’impianto inquinasse il fiume". Gli indagati non hanno fatto nulla per risolvere il problema e per questo sono sotto indagine.  Le prove che i vertici dell'azienda erano a conoscenza della situazione si trovano nelle intercettazioni telefoniche. Uno degli indagati, per esempio, ha raccontato al telefono alla sorella, riferendosi alla responsabile dell'impianto: "… Sta in mezzo alla merda, che il depuratore sembra Gardaland. Praticamente quella vasca di ossidazione mi sembra Gardaland".

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