Franco Gambacurta abbraccia l’ultimo boss della Magliana Salvatore Nicitra
in foto: Franco Gambacurta abbraccia l’ultimo boss della Magliana Salvatore Nicitra

Il pm Francesco Cascini ha chiesto 544 anni di carcere per 60 imputati nel processo contro il Clan Gambacurta, l'organizzazione criminale che aveva costruito il proprio impero dal controllo di Montespaccato, quartiere alla periferia Nord della Capitale. Per 10 imputati invece la procura ha chiesto l'assoluzione. Gli imputati sono accusati a vario titolo di usura, estorsione, riciclaggio, intestazione fittizia dei beni, traffico e spaccio di droga. Contestata anche l'aggravante del metodo mafioso. Gli arresti sono avvenuti nel giugno del 2018, quando al termine di lunghe indagini partite ben sei anni prima i carabinieri hanno disarticolato l'organizzazione, sequestrando anche beni per 7 milioni di euro.

Le pene più alte sono state chieste per Franco Gambacurta, considerato il boss dell'organizzazione che rischia 30 anni di carcere, e per Massimiliano e Roberto Gambacurta, per i quali sono stati chiesti 26 anni di reclusione. La potenza dell'organizzazione criminale è stata documentata non solo dalla capacità del clan di trattare con camorra e ‘ndrangheta, o con vecchi boss della Magliana come Salvatore Nicitra, ma anche per riuscire ad affermare direttamente contatti con l'estero per importare gli stupefacenti da vendere poi al dettaglio nelle piazze di spaccio del gruppo criminale.

Anche uno potente come Michele Senese, detto ‘O Pazzo, uomo forte della camorra a Roma, quando entrava in conflitto con i Gambacurta preferiva arrivare a un accordo, una mediazione, per evitare un conflitto aperto con un clan agguerrito e radicato sul territorio, che poteva vantare alleati e amici potenti, pronti a difendere i loro affari e interessi sulla piazza romana.