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Aggiornamenti sul caso Emanuela Orlandi

Caso Orlandi, il fratello Pietro: “Nel 1983 in Vaticano la pedofilia non era reato, ma un vizio”

“Mi hanno raccontato che c’erano quei tre quattro cardinali che avevano questo ‘vizio’ – ha dichiarato Pietro Orlandi – Ma dissero di non aver mai visto Emanuela”.
A cura di Beatrice Tominic
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Pietro Orlandi durante la manifestazione del 14 gennaio scorso, organizzata per l'anniversario della nascita di Emanuela.
Pietro Orlandi durante la manifestazione del 14 gennaio scorso, organizzata per l'anniversario della nascita di Emanuela.
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"Nel 1983 nessuno parlava della pedofilia: all'interno del Vaticano era quasi accettata questa cosa, non si chiamava reato, si chiamava vizio". Queste le parole di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, scomparsa a Roma della quale si sono perse le tracce proprio in quell'anno.

"Un ex funzionario della gendarmeria mi disse ce l'hai sempre con il Vaticano – ha dichiarato nel suo intervento ieri sera a Di Martedì, su La7- Ma mi ha assicurato che si sono dati da fare tantissimo quando mia sorella è scomparsa: appena qualche giorno dopo, sono andati con la foto di Emanuela da quei tre quattro cardinali che avevano quel vizio con ragazzini e ragazzine. Dopo aver guardato la foto hanno detto quella ragazza no".

Gli audio inediti

Questa conversazione sembrerebbe confermare quanto dichiarato dal socio di De Pedis in un audio reso pubblico nello scorso dicembre: "Wojtyla… – si sente dire prima di una porzione di audio censurato – …pure insieme se le portava a letto, se le portava, non so dove se le portava, all’interno del Vaticano. Quando è diventata una cosa che ormai era diventata una schifezza, il segretario di Stato ha deciso di intervenire". Ad adoperarsi in aiuto del Vaticano sarebbe stato proprio il boss della Banda della Magliana, coinvolto grazie ai cappellani del carcere.

La cassetta inviata all'Ansa: "Non era un porno, era Emanuela"

Ospite nel programma televisivo, Pietro Orlandi ha inoltre ricordato la cassetta audio inviata alla sede dell'Ansa (una copia della quale è stata lasciata anche sotto al colonnato di piazza San Pietro): "Mio padre aveva spiegato di essere riuscito a distinguere la voce di Emanuela, insieme a tante altre maschili: sono pochi gli uomini a parlare nell'audio di cui siamo in possesso adesso. Gli venne anche precisato che la voce della giovane donna nell'audiocassetta non apparteneva ad Emanuela. Secondo alcuni documenti che sono riuscito a rintracciare durante le mie ricerche, però, anche il Sismi aveva capito che si trattava della voce di mia sorella e non di un video porno, come invece fu detto all'epoca dei fatti".

Commissione bicamerale: arrivato il sì unanime della Camera

La commissione di inchiesta che sta per essere avviata in Parlamento servirà a fare chiarezza su tutti questi nuovi elementi che sono emersi soprattutto nell'ultimo periodo: oltre al caso Orlandi, il compito dell'organo sarà di trovare la verità anche sulla scomparsa di Mirella Gregori, avvenuta poco più di un mese prima.

"Vogliamo chiarezza e avere risultati – ha dichiarato Roberto Morassut a Fanpage.it il primo firmatario della commissione bicamerale- Ora occorre aspettare il voto del Senato prima di comporre la commissione: si tratterà di una ricostruzione storica con degli inquirenti".

Chi sarà chiamato a parlare nel corso della bicamerale

Oltre a Pietro Orlandi, che non ha mai nascosto la sua massima disponibilità a collaborare (in Italia, così come in Vaticano dove, però, non è mai stato ascoltato), sono molte le persone che devono essere ascoltate, nuovamente o per la prima volta, per fare chiarezza.

Per primi, come ha specificato l'avvocata Laura Sgro, tutti i funzionari, chierici e non, che non sono stati ascoltati durante le rogatorie richieste negli anni passati. Nella lista sono comprese, ovviamente, anche tutte quelle persone che hanno avuto un ruolo chiave nella vicenda, come il monsignor Miserachs, maestro di canto di Emanuela che è stato fra gli ultimi a vederla prima della sua scomparsa: non è stato mai ricevuto dalle forze dell'ordine in Italia, ma è stato chiamato dalla Sante Sede in colloquio nel 2012, poco prima che venissero scoperti i resti di De Pedis in Sant'Apollinare.

"Spero si possa riuscire ad ascoltare anche padre Georg Gänswein prima che parta per il Costa Rica, dove andrà su decisione di papa Francesco", ha aggiunto Pietro Orlandi. Proprio padre Georg gli avrebbe rivelato dell'esistenza di un dossier su sua sorella in Vaticano, nonostante la smentita arrivata nelle pagine del suo libro.

Gli elementi che verranno analizzati nella commissione

La possibilità di eliminare la segretezza da alcuni atti mai presi in considerazione fino ad ora, infine, porta nuove prospettive: documenti mai svelati si aggiungerebbero a tutti gli elementi che si hanno già sul caso.

Dalle chat risalenti al 2014 in cui due persone vicino al papa parlano di "Emanuela come un problema da risolvere"al documento, rinvenuto nel 2017 e indirizzato a Giovanni Battista Re (il cardinale che ha celebrato i funerali di papa Ratzinger, ndr), in cui sono sommate le spese effettuate dal Vaticano per l'allontanamento domiciliare di Emanuela fino al 1997: niente sarà escluso per provare a fare chiarezza su quanto avvenuto quaranta anni fa.

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