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10 Novembre 2021
15:56

Casamonica condannati per mafia, le motivazioni della sentenza: “Il clan si sostituiva allo Stato”

Nelle motivazioni della sentenza sulla condanna di nove membri del clan Casamonica il giudice scrive che è “una comunità ‘autarchica’ ed autosufficiente, che si pone in rapporto sostitutivo con l’autorità statale”. Tra gli altri ci sono Guerino e Christian Casamonica, condannati rispettivamente a 10 e 8 anni di reclusione.
A cura di Alessia Rabbai
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"Una comunità ‘autarchica' ed autosufficiente che si pone in rapporto sostitutivo con l'autorità statale". A scriverlo il giudice dell'udienza preliminare Andrea Fanelli in merito alle motivazioni della sentenza sulla condanna di nove membri del clan Casamonica al termine del processo che si è celebrato con il rito abbreviato. Tra i altri a ricevere le condanne sono stati Guerino Casamonica, il quale ha ricevuto dieci anni e due mesi di reclusione e Christian Casamonica, condannato a otto anni. Un ruolo del quale gli imputati si autoinvestivano, anche agli occhi dei cittadini, che secondo il giudice "costituisce un'ulteriore tipica connotazione delle associazioni di stampo mafioso".

"Clan Casamonica sodalizio che sfrutta la fama criminale"

Secondo il gup il clan dei Casamonica "non è un'associazione mafiosa che fa uso generalizzato delle armi da fuoco o della violenza fisica (che viene utilizzata solo per difendersi da minacce esterne, ovvero per ‘sollecitare' il pagamento dei debiti usurari), ma è un sodalizio che esercita il suo predominio sfruttando la fama criminale conquistata negli anni dall'intera rete familiare, ottenendo, grazie alla condizione di assoggettamento e di intimidazione della popolazione, prestazioni contrattuali non retribuite, servizi e pratiche non consentite (come avvenuto in occasione del funerale di Vittorio Casamonica) e, in generale, trattamenti di favore".

"L'attività prevalente del clan Casamonica è l'usura"

Nelle motivazioni inoltre il giudice ricorda che "l'attività prevalente del clan è l'usura che, però, viene praticata in modalità tali da ridurre quasi sempre il debitore ad uno stato di assoggettamento tipico delle consorterie mafiose". A tal proposito il magistrato cita il racconto di una delle vittime del clan che sentito dagli inquirenti ha affermato che "chi contrae debiti con i Casamonica, anche dopo aver saldato il dovuto, rimane debitore a vita e ha l'obbligo nei loro confronti di riconoscergli quanto indebitamente richiesto".

 
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