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Cade in piscina e sbatte la schiena, muore in ospedale dopo un’iniezione di penicillina: medici a processo

L’uomo è morto per shock anafilattico dopo un’iniezione di penicillina. I due sanitari del Cpo di Ostia dovranno rispondere di omicidio colposo.
A cura di Francesco Esposito
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Il Centro Paraplegici di Ostia (Foto da Google Maps)
Il Centro Paraplegici di Ostia (Foto da Google Maps)

È morto nel giro di tre ore dopo una puntura di penicillina, un farmaco al quale era allergico. Adesso due operatori, un medico e un infermiere, del Centro paraplegici di Ostia (Cpo) andranno a processo per omicidio colposo: sono accusati di non aver consultato la cartella clinica in cui era chiaramente indicata l'allergia di Massimo Gialli, 68, camionista in pensione.

La riabilitazione dopo la caduta in piscina

La vicenda risale alla fine di ottobre 2024, quando l'uomo era ricoverato nella struttura per un percorso di riabilitazione. Qualche mese prima, nell’agosto dello stesso anno, Gialli era rimasto gravemente ferito durante una vacanza in un agriturismo in provincia di Siena: una caduta in piscina gli aveva provocato un serio trauma alla schiena, con un edema spinale e la paralisi degli arti inferiori. Dopo il ricovero iniziale e le prime cure, aveva iniziato la riabilitazione al Cpo di Ostia, con l’obiettivo di recuperare almeno in parte la mobilità. I primi segnali erano stati incoraggianti, alimentando le speranze sue e della famiglia.

Poi, a fine mese, la somministrazione dell’antibiotico che si è rivelata fatale. Secondo quanto ricostruito, Gialli ha iniziato a stare male pochi minuti dopo l’iniezione. Il compagno di stanza ha raccontato che i dolori sono comparsi già un quarto d’ora dopo la terapia. È scattato l’allarme e si è tentato il trasferimento d’urgenza all’ospedale Grassi di Ostia, ma le sue condizioni sono precipitate rapidamente. Il 68enne è morto intorno alle tre di notte per arresto cardiocircolatorio.

Massimo Gialli deceduto per shock anafilattico

La procura ha disposto l’autopsia, eseguita al Policlinico di Tor Vergata. L’esame ha chiarito le cause del decesso: uno shock anafilattico. Da qui l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Marcello Cascini, che ha portato a contestare la responsabilità del personale sanitario coinvolto. Per l’accusa, infatti, l’allergia alla penicillina era indicata sia nell’anamnesi sia nei fogli di terapia del paziente. Tra i farmaci segnalati come non somministrabili figurava anche il Tazocin, antibiotico appartenente proprio alla classe delle penicilline.

Indagati anche un altro infermiere e una dirigente

Secondo i magistrati, la mancata verifica della cartella clinica prima dell’iniezione configura una condotta negligente e imprudente. Oltre ai due dipendenti imputati di omicidio colposo, una dirigente del reparto ha scelto di essere giudicata con rito abbreviato, mentre per un infermiere coinvolto nel procedimento la difesa ha avanzato una richiesta di patteggiamento. Sulle rispettive posizioni dovrà ora pronunciarsi il giudice per l’udienza preliminare. I familiari di Massimo Gialli si sono costituiti parte civile.

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