Autista Atac con la passione per i pesi lavorava di nascosto come personal trainer: non guidava bus da mesi

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Immagine di repertorio
Dovrà rispondere di truffa un 46enne dipendente Atac. Invece di fare l’autista, da gennaio 2026 non si presentava al lavoro, facendo il personal trainer in una palestra dell’Alessandrino a Roma.

Lavorava come autista Atac, ma di nascosto faceva il personal trainer in una palestra in zona Alessandrino a Roma. Ciò era possibile grazie a un'assenza prolungata dal lavoro tra periodi di malattia e congedo parentale, che gli permetteva di incassare due stipendi dalle differenti attività. A finire sotto la lente d'ingrandimento della polizia è un quarantaseienne, accusato di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. Sulla vicenda Atac ha avviato il procedimento disciplinare.

Secondo quanto riporta La Repubblica, il quarantaseienne lavorava per Atac come autista, ma non si presentava al lavoro da gennaio 2026. Il dipendente alternava infatti periodi di malattia ad altri di congedo parentale, continuando a percepire lo stipendio, ma alla rimessa di Tor Pagnotta nessuno lo aveva più visto. Invece di seguire le prescrizioni che le richieste di malattia e di congedo prevedono, svolgeva un altro lavoro e percepiva un secondo stipendio: faceva infatti il personal trainer in una palestra di Roma Est.

La sua lunga assenza dal lavoro ha insospettito l'azienda, che ha fatto partire degli accertamenti interni, ai quali è seguita un'indagine della Polizia. Verifiche che hanno compreso l'arco temporale tra fine giugno e fine ottobre 2026, mesi durante i quali è stato accertato che non è mai andato a lavorare. A tenerlo d'occhio, monitorandone gli spostamenti, sono stati gli agenti del distretto Casilino. Dalle verifiche è emerso come il quarantaseienne usciva di casa pur essendo in malattia durante l'orario della visita fiscale.

Raccolto il materiale necessario, i poliziotti hanno inviato l'informativa in Procura. Il quarantaseienne è accusato di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. Non è la prima volta che accade un episodio simile che riguarda i dipendenti Atac. La Procura lavora sul caso di un cinquantenne supervisore di pronto intervento delle metro. Avrebbe dovuto controllare i cunicoli della metro, ma andava a timbrare il badge, all'inizio e alla fine del turno, per poi tornare a casa senza svolgere il suo lavoro. Dovrà rispondere di truffa.

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