Le associazioni ultra cattoliche tornano ad attaccare il diritto delle donne all'aborto. E stavolta lo fanno non con cartelloni su strada – spesso segnalati e ‘modificati' dalle donne – ma con appositi camion vela che in questo momento stanno girando per la città di Roma. "Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta", il messaggio scritto su un foglio photoshoppato tenuto in mano da una donna. Parole volte probabilmente a rispondere al sovvertimento della loro campagna contro l'utilizzo della RU486 a opera delle attiviste di Non una di meno, diventata in pochissimo tempo virale sui social. "Sul mio corpo decido io", la frase comparsa settimane fa sui cartelloni che avevano come obiettivo la stigmatizzazione della pillola abortiva, equiparata all'assunzione di veleno. E così, dopo il fallimento dell'ennesima campagna antiabortista, Pro Vita ci riprova, mandando in giro dei camioncini mobili per la città. Con l'ennesimo messaggio violento volto a colpevolizzare chi sceglie di non portare avanti una gravidanza.

Pro Vita equipara ancora aborto e omicidio

"Con questi cartelloni si vuole mandare un messaggio chiaro: non esiste il diritto di uccidere una persona umana", ha commentato il presidente di Pro Vita Toni Brandi, equiparando ancora una volta aborto e omicidio. Brandi asserisce poi che "l'aborto danneggia le donne", con il rischio che le stesse "possano morire" e riportare danni mentali. Rincara la dose il vicepresidente – anch'esso uomo – Jacopo Coghe, dicendo che l'aborto è "l'uccisione di un bimbo piccolo".

Bonafoni: "Peggiore destra d'Europa è qui"

A segnalare la pericolosità e la violenza del messaggio antiabortista di Pro Vita, la consigliera regionale Marta Bonafoni. "Rieccoli. Schierati come un esercito, pieni zeppi di soldi da investire. Una macchina da guerra: la guerra contro il corpo delle donne, la nostra libertà di scelta e autodeterminazione – si legge in un post –  (…) Ho avuto modo di conoscere uno di questi "signori" della onlus Pro Vita e Famiglia qualche giorno fa in audizione alla Pisana: l'avvocato Alessandro Fiore (il cognome non è casuale) era venuto a spiegarci che l'omofobia è sostanzialmente una invenzione. La peggiore destra d'Europa è già qui, nelle nostre città, a Roma e da Roma manda i suoi messaggi peggiori. La libertà delle donne è il loro target, una società medievale il loro approdo. Dobbiamo fare attenzione. E argine".

Cos'è la onlus Pro Vita

Pro Vita è un'associazione ultra cattolica, conosciuta soprattutto perché ogni anno organizza la Marcia della Vita. Nei suoi piani c'è la difesa della famiglia tradizionale, composta ovviamente solo dalla madre e dal padre, e il rifiuto di qualsiasi altro tipo di nucleo che non sia una coppia sposata ed eteronormata. La onlus Pro Vita ha sede a Roma, in viale Manzoni 28 C. Si definisce "apolitica e apartitica", ma – come testimonia un'inchiesta del Corriere della Seradiversi sono i legami con Forza Nuova. A partire dal portavoce di Pro Vita, Alessandro Fiore, il cui cognome non è un semplice caso di omonimia con Roberto Fiore, il leader del partito di estrema destra: Alessandro, infatti, è il figlio maggiore. "Nessun legame con Forza Nuova – ha sempre detto Toni Brandi, il presidente di Pro Vita – io e Roberto Fiore siamo solo grandi amici". Ovviamente il partito di estrema destra è un grande sostenitore delle campagne di Pro Vita e partecipa a tutte le sue manifestazioni.