A Roma spariti un bar su tre: quasi 3mila chiusi in sei anni

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Tra il 2019 e il 2025 a Roma ha chiuso oltre il 30 per cento dei bar. Pesano costi, calo dei consumi e nuove abitudini, con effetti anche sulla vita dei quartieri.

I bar di quartiere, con le loro storiche insegne, i nomi più vari e i tavoli di plastica e alluminio, stanno sparendo, a Roma più che altrove. Negli ultimi sei anni, nella Capitale hanno chiuso più del 30 per cento delle attività che erano aperte nel 2019: 2827 serrande che si sono abbassate per non rialzarsi più. Questo l'allarme lanciato da Confesercenti, che ha elaborato i dati raccolti dalle Camere di commercio tra il 2019 e il 2025, sullo stato di salute di un commercio che è sempre stato fra i preferiti degli italiani, ma che adesso vive un momento difficile.

A Roma chiusi 2827 bar in sei anni, oltre 4mila nel Lazio

Roma non è, infatti, un caso isolato, ma l'esempio più lampante di una crisi che coinvolge i bar di tutto il Paese, quelli sotto casa nei quartieri delle grandi città e quelli dei centri di provincia. Il calo nazionale è del 14,2 per cento, dai 169.839 del 2019 ai 145.766 del 2025. Una situazione generalizzata ma più significativa nel Centro, dove ha chiuso oltre un quinto dei bar aperti sette anni fa: 7323 attività. Seguono il Nord-est, con una flessione del 16,3 per cento, e il Nord-ovest, con il 16,1. Il saldo è meno traumatico, anche se comunque negativo, al Sud e nelle Isole, dove si registra un -6,7 e un -6,5 per cento.

Fra le regioni, il Lazio è al secondo posto di questa classifica non incoraggiante con 4.405 bar chiusi e un calo del 23,9 per cento. Peggio solo la Lombardia con 4.957 chiusure. Seguono il Veneto (−2.806), l’Emilia-Romagna (−1.916) e il Piemonte (−1.915). Mentre, in percentuale, sono le Marche a registrare il record negativo: qui sono spariti un quarto dei vecchi locali dove oltre a prendere un caffè o bere una birra si poteva incontrare i propri vicini, leggere il giornale, aggiornarsi su cosa succedeva in città e discuterne.

Bar chiusi: una perdita da oltre 7,2 miliardi di euro

Un'attività economica, ma non solo. Un'impresa che sembra inscindibile dalle abitudini quotidiane degli italiani, ma che sta vivendo un periodo molto difficile. Secondo l'analisi di Confesercenti, la crisi è frutto di diversi fattori. Su tutti l'aumento dei costi di gestione come energia e materie prime e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. C'è poi il costo del lavoro, una flessione degli incassi anche perché i centri urbani sarebbero meno affollati a causa dello smart working, di una diversa distribuzione dei consumi nell’arco della giornata, e della concorrenza con le nuove modalità di acquisto e consegna.

La chiusura dei bar avrebbe poi un effetto di impoverimento generale dei territori. Secondo le stime di Confesercenti, si sarebbero persi con queste chiusure oltre 7,2 miliardi di euro in sei anni, tra minori consumi, occupazione e gettito fiscale. Ma c'è anche l'impatto sociale. "La desertificazione commerciale sta cambiando la vita quotidiana delle nostre comunità", dichiara Nico Gronchi, presidente di Confesercenti.  "Un bar è un’impresa che crea lavoro e offre un servizio. Ma è anche uno dei luoghi più semplici e accessibili in cui le persone si incontrano. Vale per il piccolo comune, dove può essere un punto di riferimento per tutti, e vale per il quartiere di una grande città. Quando questi luoghi vengono meno, le strade sono meno frequentate e le città diventano più spente e meno sicure".

I dati che raccontano la crisi dei bar tradizionali verranno illustrati da Confesercenti a partire da domani lunedì 28 settembre con iniziative in tutte le città capoluogo. "La presentazione dei dati sarà anche un invito a reagire", conclude Gronchi. "Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti per contrastare la desertificazione commerciale e favorire la rigenerazione delle città e dei centri abitati. Difendere le attività di prossimità significa difendere lavoro, servizi e luoghi in cui continuare a incontrarsi".

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