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A rischio storico spazio sociale di Roma, esclusa dal bando l’associazione che lo gestisce da 40 anni

L’associazione che gestisce il Casale Garibaldi di Roma est dal 1988 non ha ottenuto la concessione dal Municipio V. Gli attivisti: “Si vuole cancellare la storia”.
A cura di Francesco Esposito
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Il Casale Garibaldi di Villa De Sanctis (Foto da Facebook)
Il Casale Garibaldi di Villa De Sanctis (Foto da Facebook)

Non solo sgomberi di occupazioni: a Roma sono a rischio anche spazi sociali da anni affidati dalle istituzioni comunali o municipali tramite concessioni. È il caso del Casale Garibaldi, spazio autogestito dal 1988 nel quartiere di Villa De Sanctis (ex Casilino 23), nel quadrante est della Capitale. L’associazione che da oltre trent’anni riunisce i progetti che si prendono cura dell’edificio e del parco circostante non è risultata vincitrice del bando per l’assegnazione dello spazio, di proprietà del Municipio V.

La graduatoria dettagliata non è ancora stata pubblicata, ma la notizia ha colto alla sprovvista gli attivisti. "Non vogliamo fare una guerra tra poveri con le associazioni assegnatarie: possono anche meritare uno spazio. Ma non questo", dice a Fanpage.it Emiliano Viccaro, dell’assemblea che gestisce le attività del Casale. "Togliere Casale Garibaldi significa strappare le radici a una storia che ha reso migliore quel territorio e la città di Roma. Ora faremo opposizione, con altri costi legali, mentre dovremmo occuparci di come salvare il welfare, la produzione culturale e gli spazi di aggregazione". Per questo è stata chiamata un'assemblea pubblica per sabato 17 gennaio alle ore 16 in via Romolo Balzani 7.

Casale Garibaldi, a rischio lo spazio autogestito dal 1988

La storia del Casale Garibaldi nasce dall’occupazione dell'immobile in quest’area di Roma, tra Torpignattara e Centocelle. "Si trattava di un cantiere", racconta Emiliano, "avrebbe dovuto diventare un centro culturale pubblico a servizio del territorio, ma i lavori erano fermi da moltissimo tempo. Si formò allora un comitato di occupazione composto da associazioni locali: una delle più importanti era quella dedicata a Pier Paolo Pasolini, insieme a realtà della sinistra diffusa, sia istituzionale che non. L’obiettivo era occupare lo spazio per chiedere alla Provincia, che allora ne era proprietaria, di terminare i lavori e assegnare finalmente quell’immobile".

La fase di occupazione dura circa un anno e mezzo e si conclude con una vittoria: i lavori vengono terminati e lo spazio affidato al comitato di occupazione, formato da più associazioni. Da lì nasce l’associazione culturale Casale Garibaldi, che diventa l’interfaccia ufficiale del comitato.

La prima messa a bando dello spazio avviene nel 2000, "una scelta figlia del clima politico di quegli anni, segnati dall’ideologia neoliberale, dalla retorica della libera concorrenza e da logiche che hanno indebolito le istituzioni locali e nazionali", commenta Emiliano. L’associazione culturale Casale Garibaldi, però, vince quel bando.

Gli attacchi legali e i danneggiamenti

La concessione scade nel 2017, anno segnato anche da un ricambio nell’assemblea militante. Il Municipio, diventato proprietario dell’immobile, non rinnova né pubblica un nuovo bando. "Ci hanno semplicemente inviato una lettera di intimazione di sgombero", racconta Emiliano. "L’idea era riprendere lo spazio e poi, a tempo debito, fare un nuovo bando per assegnarlo. Ma quel bando non è mai stato fatto".

L’associazione resta però all’interno come "custode sociale". In questa fase emerge una spaccatura nell’amministrazione del Municipio V. "Mentre gli uffici tecnici mandavano le lettere, gli assessori dell’epoca – durante la giunta di Virginia Raggi – ci dicevano apertamente: Per fortuna che non uscite, perché se lo spazio resta vuoto non sappiamo come gestirlo, diventa preda del degrado", continua Emiliano. Una dimostrazione, secondo l’attivista, dell’"incapacità strutturale di governare questi processi".

Sono gli anni della delibera 140 del 2015, firmata dalla giunta guidata da Ignazio Marino, che stabilisce le "Linee guida per il riordino del patrimonio indisponibile in concessione". Fino a quel momento Casale Garibaldi, come molte altre realtà associative, usufruiva di un canone agevolato pari al 20 per cento del valore di mercato. "All’improvviso iniziano a chiederci il 100 per cento, con cifre insostenibili", racconta Emiliano. "Ci opponiamo legalmente e vinciamo in primo grado".

Seguono accuse di abusi edilizi, intimidazioni e danneggiamenti notturni. "In un’occasione troviamo in flagranza il figlio di un noto esponente politico che ci minaccia apertamente, davanti alla Polizia Municipale, di sgomberarci insieme ai suoi amici fascisti, dopo averci tagliato il tubo dell’acqua e allagato mezzo quartiere", prosegue Emiliano.

La delibera 104 e i criteri di assegnazione dei beni immobili

Dopo un lungo confronto tra movimenti, associazioni e consiglio comunale nasce la delibera 104 del 2022, che approva il Regolamento sull’utilizzo dei beni immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale. Fortemente voluto dall’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, il nuovo regolamento, grazie all’articolo 42, valorizza le concessioni storiche come Casale Garibaldi, riconoscendo il percorso di attività sociali svolto nel tempo. Tra i criteri di valutazione dei progetti presentati per l’assegnazione degli spazi, uno assegna un punteggio molto elevato all’esperienza maturata nello stesso luogo oggetto di concessione.

"Nel nostro caso questo criterio può essere soddisfatto solo dall’associazione culturale Casale Garibaldi, presente lì da quasi quarant’anni", sottolinea Emiliano. "Ed è coerente con lo spirito della delibera: riconoscere la storicità garantendo trasparenza, senza assegnazioni dirette. Non a caso, su dodici bandi legati alla delibera 104, undici sono stati assegnati agli ex concessionari. Solo Casale Garibaldi è rimasto fuori".

Casale Garibaldi: "Il centrosinistra deve decidere da che parte stare"

È difficile, al momento, comprendere le ragioni di questa esclusione, anche perché la graduatoria completa non è ancora pubblica. "Secondo noi le motivazioni sono tre", ipotizza Emiliano. "La prima è strutturale: il rapporto distorto tra politica e amministrazione, quella che definiamo burocrazia neoliberale, in cui gli apparati tecnici finiscono per sostituirsi all’indirizzo politico. La seconda riguarda dinamiche di potere interne al Municipio. La terza è politica: il centrosinistra deve decidere da che parte stare. Se investire davvero su strumenti come la delibera 104 e il Piano Casa, che provano a invertire la privatizzazione del patrimonio pubblico, o restare timido e ambiguo".

Dopo gli sgomberi dei centri sociali Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino e le minacce a Spin Time e Forte Prenestino a Roma, anche la vicenda di Casale Garibaldi si inserisce nello stesso contesto. "Il Ministero dell’Interno ha sgomberato spazi storici mentre erano in corso trattative con il centrosinistra", conclude Emiliano. "È mancato il coraggio politico. E questo è il nodo: capire se a Roma si vuole davvero una discontinuità. Generazioni intere sono passate di qui. Trattare Casale Garibaldi come uno spazio vuoto significa cancellare una vita collettiva".

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