Come vi abbiamo raccontato, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 14 ottobre, è pienamente operativo il ReI, il reddito di inclusione che rappresenta la prima misura nazionale di contrasto alla povertà della storia italiana. Si tratta di una misura che viaggia su due binari, un beneficio economico e una componente di servizi alla persona, subordinata alla prova dei mezzi e all’adesione a "un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà”.

Le richieste possono essere avanzate a partire dal primo dicembre 2017, con il ReI che sarà erogato a partire dal primo gennaio del 2018. Le risorse vengono dal Fondo povertà, che avrà una dotazione di 1,76 miliardi per il 2018 e di 1,85 miliardi per il 2019 (di cui larga parte sarà spesa sotto forma di beneficio economico diretto).

Che cos’è il ReI e di che cifra stiamo parlando.

In poche parole, si tratta di un assegno di entità variabile (dai 187 ai 534 euro) che servirà a integrare il reddito delle famiglie italiane che vivono in condizione di povertà. Per individuare i beneficiari si farà riferimento all’ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente, per tener conto dell’effettivo reddito disponibile) e di altri indicatori della capacità di spesa. L’assegno potrà essere erogato alle famiglie per non più di 18 mesi continuativi e una richiesta successiva potrà essere fatta solo trascorsi 6 mesi dalla prima cessazione (nel caso in cui il beneficio venga rinnovato, avrà una durata massima di 12 mesi).

Il beneficio economico dipenderà dal numero di componenti il nucleo familiare e sarà proporzionale alla differenza tra il reddito familiare e una soglia, che è anche la soglia reddituale d’accesso. L’entità massima dell’assegno è disciplinata dalla seguente tabella

Con la nuova legge di bilancio, l'ammontare dell'assegno per le famiglie con 5 o più componenti è stato innalzato a 534 euro, stabilendo la possibilità di andare oltre la soglia massima.

Se i componenti della famiglia ricevono già altri trattamenti assistenziali, l’assegno del ReI viene ridotto (tranne nel caso di indennità di accompagnamento).

Chi può ottenere il Reddito di inclusione.

Essenzialmente il ReI si sovrappone al Sia (sostegno all’inclusione attiva) e all’ASDI (assegno di disoccupazione), che dovrebbe andare a sostituire a breve. Per accedervi sono necessari una serie di requisiti, che riguardano residenza, composizione del nucleo familiare, condizione economica e patrimoniale.

Il ReI può essere erogato: a cittadini italiani o comunitari e loro familiari; a stranieri in possesso di permesso di soggiorno di lungo periodo; ai titolari di protezione internazionale residenti in Italia da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

I beneficiari del ReI sono quei nuclei familiari in cui siano presenti: o figli minorenni, o figli con disabilità, o donne in gravidanza oppure membri che siano disoccupati con più di 55 anni di età.

Quanto ai requisiti economici, le soglie sono le seguenti

  • un valore ISEE in corso di validità non superiore a 6 mila euro
  • un valore ISRE (l’indicatore reddituale dell’ISEE diviso la scala di equivalenza) non superiore a 3 mila euro
  • un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20 mila euro
  • un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10 mila euro (ridotto a 8 mila euro per la coppia e a 6 mila euro per la persona sola).

Ci sono poi dei fattori di esclusione da tenere in considerazione. Nessun componente del nucleo familiare deve percepire ammortizzatori sociali di sostegno al reddito (come la NASpI); non bisogna aver comprato autoveicoli o motoveicoli nei 24 mesi antecedenti la richiesta; non bisogna possedere navi o imbarcazioni da diporto.

Come si fa la domanda per il Reddito di inclusione.

Come spiega il ministero del Lavoro, la domanda andrà presentata presso gli sportelli territoriali che verranno indicati dai Comuni o dagli enti territoriali. La procedura prevede che siano i Comuni o gli Enti a raccogliere le domande, verificare i requisiti di cittadinanza e residenza, prima di inviare la richiesta all’INPS. Qui avviene un secondo controllo e il riconoscimento del beneficio: il tutto entro il termine massimo di 15 giorni lavorativi.

L’erogazione del beneficio avverrà dal mese successivo alla richiesta, ma sarà subordinata alla firma del “progetto personalizzato”, che prevede appunto percorsi “di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, che vengono costruiti insieme al nucleo familiare sulla base di una valutazione multidimensionale finalizzata a identificarne i bisogni, tenuto conto delle risorse e dei fattori di vulnerabilità, nonché dell’eventuale presenza di fattori ambientali e di sostegno”