Il Senato ha approvato, in prima lettura, il decretone contenente le regole su reddito di cittadinanza e quota 100 in tema di pensioni. Il provvedimento, con le due misure cardine dei partiti di maggioranza, previste dalla legge di Bilancio, è passato con voti 149 favorevoli, 110 contrari e 4 astenuti. Ora il testo passerà all’esame della Camera, dove sono attese importanti modifiche e dove verranno sciolti i nodi rimasti irrisolti, rinviati durante la discussione a Palazzo Madama. Al Senato, sia in commissione Lavoro che in Aula, sono già state apportate alcune modifiche al testo, attraverso gli emendamenti di governo e maggioranza. Non sono mancate le proteste in Aula, soprattutto durante le dichiarazioni di voto. Al termine dell'intervento di Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia, i senatori forzisti hanno indossato dei gilet azzurri in segno di protesta, provocando la reazione della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati: "I senatori tolgano le casacche. Il folklore appartiene alle piazze, non a quest’Aula. Vergogna", ha chiosato sospendendo la seduta, poi ripresa.

Proteste anche dopo, da parte del Pd, che ha contestato più volte la senatrice del Movimento 5 Stelle Paola Taverna. Gli esponenti dem sono stati più volte richiamati dalla presidenza. Altro tema è stato sollevato al termine della votazione dal capogruppo del Pd, Andrea Marcucci, il quale ha parlato di minacce rivolte ieri da alcuni esponenti di altri gruppi. La presidente Casellati, riferendosi anche ad alcune vecchie dichiarazioni riguardanti Matteo Renzi, ha replicato: "Riferimenti a impiccagioni, manette sono da censurare, richiamano un concetto di giustizia di popolo che è contraria al nostro percorso dello Stato di diritto. Ma ogni comportamento va visto nel suo contesto, quindi io guarderò" sulla base dei filmati disponibili. Al termine della votazione esulta il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio: "Sono molto, molto soddisfatto", dice ai cronisti al Senato.

Le modifiche al decretone del Senato

Il testo del decreto ha subito alcuni cambiamenti durante la discussione al Senato. Tra le principali novità c’è l’impossibilità, per lo Stato, di monitorare le spese che verranno effettuate attraverso la Rdc card: sarà possibile verificare solo gli importi spesi e non ogni singola spesa. Confermata la stretta sugli stranieri, che dovranno presentare la documentazione sullo stato di famiglia proveniente dal loro Paese d’origine e tradotta in italiano. Novità anche per i lavori socialmente utili: dovranno essere eseguiti per un minimo di 8 e un massimo di 16 ore settimanali. Le offerte di lavoro del reddito di cittadinanza potranno, inoltre, essere ritenute congrue solamente se prevederanno uno stipendio mensile non inferiore a 858 euro. Altra stretta arriva sui furbetti, in particolare per chi si è separato o divorziato dopo il primo settembre 2018: la polizia locale dovrà certificare l’effettivo cambio di residenza prima che il beneficiario possa accedere al reddito.