E' la storia di Daniele Ventura, un ragazzo ormai uomo che ha combattuto contro la sua paura più grande chiamata Cosa nostra. Ha realizzato il suo sogno di aprire un bar-ristorante a Palermo con tanti sacrifici, ma ha fatto i conti con la mafia e affrontato un processo che l'ha portato a far condannare i suoi estorsori. Più volte minacciato, ricattato, e infine costretto a chiudere la sua attività. L'arroganza della criminalità mafiosa, il clima omertoso, e l’indifferenza delle istituzioni hanno infranto le sue speranze e le sue certezze. Cresciuto a Brancaccio, un quartiere tristemente ricordato per la sua delinquenza, il rione dove la mafia ha ucciso don Pino Puglisi.

Questa la sua storia. Nel 2011 inaugura il ristorante e si presentarono tantissime persone, tre giorni dopo iniziò l'incubo. Un sogno trasformato in tragedia. Il locale si trovava in una zona centralissima della città ma “calda”, via Principe di Scordia, in pieno Borgo Vecchio, da sempre enclave delle famiglie mafiose più influenti della città.
“Ho realizzato il sogno di aprire un bar e dopo tre giorni sono venuti tre uomini a chiedermi il pizzo. Ho pagato perché hanno minacciato di combinare un casino. Poi però ho denunciato tutto alla direzione distrettuale antimafia”. Dopo la denuncia, le forze dell’ordine hanno dato il via a un’operazione che ha portato all’arresto di diverse persone, tra le quali anche i suoi aguzzini.

La notizia si è immediatamente diffusa e, da quel momento, il bar si è svuotato. Il locale ha resistito un anno,  ma non c’è stato niente da fare e ha dovuto chiudere. Restano aperti una serie di problemi, "sono arrivato a guadagnare 13 euro in un giorno, ora sono rimasti soltanto i debiti che senza un lavoro non riesco a pagare – dice Daniele”. Daniele oggi è impegnato in prima linea nella lotta contro la mafia. Dopo essere stato più volte minacciato ha denunciato il racket, ma è rimasto solo in preda alla disperazione.