Lo stallo nelle trattative per la formazione del nuovo governo continua e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è preso qualche giorno per riflettere sul da farsi. Dopo il secondo giro di consultazioni finito con un nulla di fatto, le ipotesi al vaglio del capo dello Stato sono varie: dal preincarico al mandato esplorativo, dal governo del presidente a quello di scopo. Ecco cosa vogliono dire tutte queste espressioni che negli ultimi giorni sono diventate sempre più diffuse.

Preincarico, mandato esplorativo e incarico pieno

Al momento l’ipotesi ritenuta più probabile da molti è quella che Mattarella affidi il mandato esplorativo a una figura istituzionale per vedere se esistono le condizioni per formare un governo. Solitamente questo ruolo viene affidato al presidente del Senato (Maria Elisabetta Alberti Casellati) o a quello della Camera (Roberto Fico). Il compito dell’esploratore è quello di facilitare l’emergere di una possibile soluzione, portando avanti le trattative. Non è da escludere che chi riceve il mandato esplorativo venga poi incaricato a formare il governo, anche se è una soluzione solitamente non adottata. Il presupposto per cui si ricorre all’esploratore è che si tratta di una figura che gode di un buon consenso tra le varie forze parlamentari, essendo stato eletto alla presidenza di una delle due Camere con i voti di più gruppi.

Il preincarico viene solitamente affidato quando è difficile, come in questi giorni, riuscire a formare il governo. Si dà così il compito a una personalità delle forze politiche in campo per verificare se ci sono possibilità di trovare una maggioranza. Solitamente viene affidato quando si vede che degli spiragli per l’effettivo accordo esistono. Il nominato accetta con riserva, fa qualche giro di trattative con i partiti e poi scioglie, eventualmente, la riserva. Ma anche in questo caso non è detto né che le trattative vadano a buon fine né che poi sia effettivamente lui a ricevere l’incarico. L’esempio è quello di Pier Luigi Bersani nel 2013: la trattativa naufragò e il presidente della Repubblica scelse poi di percorrere un’altra strada. C’è poi l’incarico pieno, che viene affidato a un esponente delle parti politiche per formare il governo quando si ha la certezza che possa avere una maggioranza che lo sostiene: presenta quindi una lista di ministri e va poi in Parlamento a chiedere la fiducia delle Camere.

I tipi di governo: politico, del presidente, tecnico, di scopo

Ciò che Luigi Di Maio e Matteo Salvini si augurano è che il presidente della Repubblica scelga (se ci sono le condizioni) di formare un governo politico, ovvero guidato da uno dei leader degli schieramenti elettorali in grado di trovare una maggioranza in Parlamento che lo sostiene. Se invece a guidare il governo sarà una figura esterna al Parlamento e se l’esecutivo sarà composto da personaggi della società civile, si parlerà allora di governo tecnico (l’esempio è quello dell’esecutivo guidato da Mario Monti).

Un’altra delle soluzioni di cui si parla in questo periodo è quella del governo del presidente: Mattarella affiderebbe l’incarico a una personalità scelta da lui stesso, al di fuori delle indicazioni dei gruppi parlamentari. Il compito di mediazione spetterebbe quindi non a chi riceve l’incarico esplorativo ma allo stesso capo dello Stato. Altra ipotesi è quella del governo istituzionale, quando a fare il presidente del Consiglio è una figura alla guida di una istituzione (che sia la Camera, il Senato, la Banca d’Italia o la Corte Costituzionale).

Il governo può anche essere di scopo: viene definito così l’esecutivo formato con il compito di realizzare solo alcuni punti su temi specifici (di solito uno o due). Può essere questo il caso di un governo realizzato solo per la nuova legge elettorale. Ci sono poi molte altre definizioni di governi particolari: c’è quello balneare (che dura pochi mesi ed è in carica solo per gli affari correnti, come l’approvazione del bilancio), quello di minoranza (ovvero senza i numeri per la maggioranza, basandosi sulla formula della non sfiducia), c’è il caso dell’appoggio esterno (votare con il governo ma senza entrare a farne parte). C’è, ancora, la formula del governo della larghe intese, quando si mettono insieme forze politiche solitamente in contrasto. E da queste elezioni è proprio questa l’unica ipotesi percorribile: larghe intese tra destra e sinistra, o tra Cinque Stelle e destra o, ancora, tra pentastellati e sinistra.