“In questi mesi di prima conoscenza e lavoro ho trovato i ministri e i dirigenti 5 stelle persone oneste, coerenti e con la voglia di cambiare il paese. Certo, se i porti si chiudono o si aprono lo decide il ministro dell’Interno”: parole di Matteo Salvini che oggi dal palco di Pontida ha aggiunto l'ennesima tappa di una campagna elettorale permanente, dimentico di essere Ministro all'Interno. E in quelle parole (ma in generale negli atteggiamenti del leader della Lega) c'è tutto il paternalismo con cui il leader leghista continua a trattare gli alleati di governo del Movimento 5 Stelle, utili per i prossimi mesi ma che sono solo una tappa di passaggio per portare la Lega addirittura a una dimensione europea.

Poco dopo addirittura interviene il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a puntualizzare: "Si conferma ottima intesa con Salvini – scrive il Ministero guidato dal grillino Toninelli – sul merito del tema migranti. Tuttavia, in relazione alle sue parole da Pontida circa le competenze sui porti, si fa notare che le prerogative sono congiunte tra Mit e MinInterno, visto che ai Trasporti fanno capo Capitanerie e Guardia Costiera". Tutto inutile: Salvini già da tempo ha chiarito con i suoi atteggiamenti e le sue parole il naturale disinteresse per i lo Stato e le sue competenze: l'operazione "porti chiusi" (che poi non sono mai stati chiusi, ma anche questo è irrilevante ai fini della propaganda) se l'è intestata completamente e la sufficienza con cui ha trattato anche il premier Conte di ritorno dal Consiglio Europeo dimostra come la spocchia con cui ha intenzione di trattare i suoi alleati di governo sia un'erosione dolce che continua a dare i suoi frutti.

Lo stesso si può dire sui diritti delle famiglie gay: mentre il Movimento 5 Stelle si sgola per dire che nessuno dei diritti acquisiti verrà toccato ("non è nel contratto" continuano a ripetere i 5 Stelle) sempre a Pontida Salvini dichiara: "io difendo i bimbi che hanno il diritto di avere una mamma e un papà e le donne che non sono uteri in affitto". Chiaro il giochetto? Smentire i 5 Stelle appena si presenta l'occasione è il modo migliore per imputargli, quando servirà, qualsiasi fallimento. E così succede che il segretario della Lega possa addirittura permettersi di lanciare il guanto di sfida alle mafie (quelle con cui ha avuto contatti l'ex tesoriere Belsito quando ha "rubato" una cinquantina di milioni di euro di fondi pubblici e su cui Salvini sembra non avere voglia di rispondere) e addirittura rendere impunemente omaggio a Gianfranco Miglio: quello stesso Miglio che secondo il pentito Giuseppe Graviano scese in Sicilia per incontrare il boss Nitto Santapaola, quello stesso Miglio che diceva "io sono per il mantenimento anche della mafia e della ’Ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”.

Fino a quando il Movimento 5 Stelle accetterà di essere bistrattato? Questo è il vero punto politico. Fino a quando accetterà di essere trattata come un'accolita di inesperti (poco capaci ma onesti, come fa trasparire Salvini) in nome della tenuta di governo? Fino a quando insisterà nell'isolare Fico o nel lasciare all'ombra Toninelli per non dispiacere a Salvini? Fino a quando lascerà campo libero alle opposte posizioni sui diritti civili ai compagni di viaggio leghisti?

I sondaggi dicono che di tempo ne hanno concesso abbastanza per essere scavalcati dalla Lega e Salvini a Pontida (ma succede tutti i giorni) ha confermato l'intenzione di insistere nelle sue modalità: non sarebbe ora di battere un colpo?