Durante il suo mandato da ministro dell’Interno Matteo Salvini ha spesso mostrato la sua vicinanza alle forze di polizia. Ma lo ha fatto solo a parole, senza far seguire “atti concreti”. L’accusa al leader leghista viene mossa da Daniele Tissone, segretario generale del Sindacato italiano dei lavoratori di polizia (Silp-Cgil). E si fonda soprattutto su due elementi: il mancato rinnovo del contratto e la decisione di non stanziare fondi per pagare gli straordinari – già svolti – dal personale di polizia. In un colloquio con Fanpage.it Tissone ritorna su questi punti e spiega come Salvini avrebbe potuto prevedere lo stanziamento dei fondi necessari per pagare gli straordinari semplicemente con un decreto, ma “non c’è stata una capacità reale rispetto ai proclami”. “Il tema vero – accusa Tissone – è che il ministro ha promesso moltissimo, ma ci sono stati pochi atti concreti. Le risorse stanziate sono state in totale un quarto di quelle previste dal governo che l’ha preceduto”.

Il mancato pagamento degli straordinari del 2018 e del 2019 per gli agenti di polizia è stato certificato da una lettera del Viminale alla Silp Cgil, in cui si riportava che il ministero – presieduto fino a pochi giorni fa da Salvini – non ha previsto di stanziare i fondi necessari per pagare il lavoro extra del personale. Tissone spiega ancora che il sindacato, come “fatto con tutti gli altri ministri, ha sempre sollecitato il pagamento delle competenze come gli straordinari e le missioni. Lo facciamo a prescindere da chi sia il ministro. Ora l’ufficio competente del Viminale ci ha detto che non ci sono i soldi e che verranno pagati solo dal 2020”. Con mesi, se non anni, di ritardo.

Gli agenti effettuano il loro lavoro prima di essere pagati, percependo poi l’indennità anche a distanza di molti mesi: “È frustrante – sottolinea Tissone – anche perché si tratta di una attività gravosa, svolta dal personale di polizia più anziano d’Europa per età media. Inoltre in meno di dieci anni il personale è sceso di 10mila unità (oggi sono solo 98mila)”. Nella polizia, adesso, “serve un turn over reale”.

Le promesse (non mantenute) di Salvini alla polizia

L’aspetto sottolineato dal segretario della Silp Cgil riguarda ciò che l’ex ministro dell’Interno aveva garantito di fare per la polizia: “Il tema vero è che il ministro ha promesso moltissimo. Ma, per esempio, sono passati più di 250 giorni dalla promessa del rinnovo del contratto. Inoltre le assunzioni fatte da Salvini erano state stabilite dal precedente governo, con lui sono entrati solo 200-300 poliziotti in più. Ma rispetto ai governi Renzi e Gentiloni la sua è solo una goccia nell’acqua. Basti pensare che ora per ogni quattro pensionati nella polizia entrano solo due persone”.

Per quanto riguarda il mancato pagamento degli straordinari Tissone accusa Salvini di non aver previsto “il finanziamento per tempo: ci sono norme per cui è più complicato intervenire, è vero, ma un ministro può fare un decreto d’urgenza. Non c’è stata una capacità reale rispetto ai proclami”. Tanto che Salvini viene ritenuto il ministro delle “pacche sulle spalle”, a cui non fanno seguito atti concreti. “Le risorse si potevano trovare, quelle stanziate dal suo governo sono un quarto di quelle del precedente esecutivo”. “Oggi – accusa ancora Tissone – scopriamo che il re è nudo, le dimostrazioni di vicinanza non sono state seguite dai fatti”. Il problema è stato solo di “scelte politiche”, perché non c’è stata alcuna impossibilità di trovare le risorse.

La carenza di personale della polizia

Uno dei problemi principali da risolvere per il corpo di polizia riguarda il personale: “L’obiettivo è arrivare a 117mila unità. La legge Madia, però, prevede solo 106mila unità. Non solo, perché sarebbero comunque insufficienti. Inoltre, va aggiunto che molti agenti presto andranno in pensione”. Il problema reale è che oggi, però, le unità di polizia sono meno: “Siamo solo a 98mila, quindi siamo sotto anche rispetto alla legge Madia che già è insufficiente”.

Le richieste al nuovo ministro Lamorgese

Per il sindacato ora si aprirà una nuova fase con l’arrivo al ministero dell’Interno di Luciana Lamorgese. Ancora non c’è stato alcun confronto, “è troppo presto”, sottolinea Tissone, ricordando che si è insediata da pochi giorni. “Ma saremo propositivi come lo stiamo stati con Salvini, chiederemo le stesse cose senza fare sconti”, ribadisce. I punti su cui incentrare la trattativa sono molteplici: si parte dalla richiesta di rinnovare il contratto e si arriva alla proposta di creare un piano di risorse per i correttivi di riordino delle carriere, passando per un piano straordinario di assunzioni.