24 Settembre 2021
19:35

“Velocità firma online cozza con burocrazia italiana”: perché referendum sulla cannabis è a rischio

“Neanche un quarto delle richieste di certificazione sono state evase nel termine di 48 ore previste dalla legge. Si tratta di certificati di iscrizione nelle liste elettorale che poi sarebbe dovere del Comitato promotore referendum depositare presso la Corte di Cassazione entro il 30 settembre. A queste ritmi, diventa concreto il rischio di annullare la firma di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini italiani e dunque sabotare il referendum”: è la denuncia di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che spiega perché le firme digitali, raccolte a favore del referendum sulla cannabis, sono a rischio.
A cura di Annalisa Girardi

C'è tempo fino al 30 settembre per depositare le firme raccolte, quasi 600 mila, a favore del referendum sulla cannabis. Ma se queste sono state raccolte in pochi giorni, le tempistiche per gli altri documenti necessari sono ben diverse: "Giovedì notte sono scadute le 48 ore a disposizione delle amministrazioni comunali per restituire i certificati elettorali richiesti via Pec dal Comitato promotore. Venerdì mattina, a fronte di 545.394 certificati digitali richiesti con 37.300 email certificate inviate ai comuni (ogni PEC contiene dai 2 ai 20 nominativi) sono rientrate 28.600 email per un totale di circa 125.000 certificati", hanno denunciato i membri del Comitato promotore del referendum, Marco Perduca, Antonella Soldo, Riccardo Magi, Leonardo Fiorentini e Franco Corleone.

"La velocità della firma online cozza con la burocrazia italiana", hanno poi sottolineato. Perduca ha quindi spiegato che senza questa documentazione, che è stata richiesta nei tempi previsti dalla legge, "il deposito delle firme delle oltre 590 mila sottoscrizioni il referendum cannabis è a rischio".

Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni (tra i promotori del referendum), ha sottolineato che si tratti di un fatto della massima gravità sia dal piano istituzionale che costituzionale: "Neanche un quarto delle richieste di certificazione sono state evase nel termine di 48 ore previste dalla legge. Si tratta di certificati di iscrizione nelle liste elettorale che poi sarebbe dovere del Comitato promotore referendum depositare presso la Corte di Cassazione entro il 30 settembre. A queste ritmi, diventa concreto il rischio di annullare la firma di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini italiani e dunque sabotare il referendum".

Cappato ha quindi lanciato un appello al governo di Mario Draghi, affermando che solo l'esecutivo ha il potere di evitare che questo accada: "Eliminare la discriminazione contro il referendum cannabis concedendo la proroga di un mese in ragione della pandemia, oppure concedere ai Comuni di produrre i certificati elettorali anche dopo il termine della consegna delle firme, in modo che il Comitato promotore possa depositarli successivamente al 30 settembre". Se però, ha proseguito Cappato, il presidente del Consiglio, la ministra degli Interni e la ministra della Giustizia non intervenissero, si "assumerebbero la responsabilità del sabotaggio del referendum e della vanificazione delle norme che ne hanno autorizzato la sottoscrizione per via digitale".

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