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Tutti i dubbi di Forza Italia sulla riforma costituzionale del premierato

Le critiche di Gianni Letta hanno mandato in confusione i dirigenti di Forza Italia, indecisi se sminuire le parole dello storico braccio destro di Berlusconi o ascoltarlo e mettere in discussione la riforma del premierato scritta dalla ministra Casellati.
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A cura di Tommaso Coluzzi
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Sulla riforma del premierato cala all'improvviso un'ombra lunga e ingombrante. È quella di Gianni Letta, ex sottosegretario e storico braccio destro di Silvio Berlusconi, che a un convegno a Firenze ha avanzato dei dubbi sul progetto di revisione costituzionale, vera priorità del governo Meloni. La riforma ridurrebbe "fatalmente" i poteri del Presidente della Repubblica, perché "la forza che ti deriva dalla investitura popolare è certamente maggiore di quella che deriva dal Parlamento – ha detto Letta – non sta scritto, ma è ovvio che poi nella dialettica chi è investito ha più forza".

Secondo l'ex sottosegretario, la figura del Capo dello Stato sta bene "com'è disegnata", così come "l'interpretazione data dai singoli presidenti nel rispetto della Costituzione, come tutti i costituzionalisti oggi riconoscono". Letta non ha dubbi: "Non l'attenuerei, non la ridisegnerei, non toglierei nessuna delle prerogative così come attualmente sono state esercitate". Poi ha anche lodato l'operato di Mattarella: "Oggi abbiamo un Presidente felicemente regnante nel suo secondo mandato, esercitato in maniera splendida, perché ha fatto tanto bene a questo Paese".

Le poche parole di Gianni Letta, la cui opinione al di là della scomparsa di Berlusconi ha ancora un peso specifico non indifferente in Forza Italia, hanno gettato nel caos i dirigenti del partito. Il primo a intervenire è stato Antonio Tajani, che non aveva però particolare scelta. Il vicepresidente del Consiglio non poteva non difendere l'operato del suo governo, tantomeno su una riforma centrale nell'idea di Paese dell'esecutivo, scritta peraltro dalla ministra Casellati, esponente di spicco di Forza Italia.

"Forza Italia sostiene convintamente la riforma sul premierato – ha precisato immediatamente il ministro degli Esteri e leader del partito su X – Non vanno interpretate in direzione contraria alcune frasi di Gianni Letta". Poi ha anche lasciato intendere di aver avuto un confronto diretto con lui: "Mi ha confermato che le sue parole si riferivano a valutazioni teoriche e non a giudizi sulla riforma".

A gettare acqua sul fuoco è stata anche la stessa ministra Casellati, con una nota arrivata oggi all'ora di pranzo nel pieno delle polemiche: "Nessuno dei rilevanti poteri del Capo dello Stato, previsti in nove articoli della Costituzione, è stato toccato. Per questo le parole di Gianni Letta sono state travisate, perché l'ipotesi da lui prospettata riguarda un rapporto generico tra due poteri, ma non quello specifico del premierato all'italiana da noi proposto, che si distingue dagli altri e soprattutto dal cancellierato alla tedesca, tanto sbandierato dal Pd, che svuota la figura del Capo dello Stato relegandola al ruolo di un mero notaio – ha dichiarato la ministra delle Riforme in una nota –Molti autorevoli costituzionalisti uditi in commissione al Senato hanno condiviso l'obiettivo di dare voce ai cittadini per scegliere un indirizzo politico attraverso l'elezione diretta del presidente del Consiglio. Hanno proposto correttivi che rafforzano e non intaccano la ratio del nostro progetto di riforma. Ma la risposta del Pd è stata un controcanto falso e strumentale che evidenzia un vuoto di idee e di proposte".

La giustificazione di Tajani e Casellati, tuttavia, non sembra particolarmente credibile, ma più una pezza messa d'emergenza nell'attesa di costruire una strategia. Oggi è intervenuto anche il vicepresidente della Camera e dirigente di Forza Italia, Giorgio Mulè, con un indirizzo ben diverso: "Le parole di Letta vanno lette con il rispetto che si deve a una figura con la sua esperienza e il suo vissuto – ha detto il deputato in Transatlantico – È un uomo delle istituzioni, non di parte. Ha una sensibilità tale che guai a mettergli delle etichette. Le sue riflessioni vanno valutate e approfondite come è giusto che sia e come deve fare il Parlamento davanti a una riforma costituzionale per cui non possono esistere delle bandiere da piazzare. C'è solo un interesse superiore, che è il funzionamento corretto delle istituzioni".

"Gianni Letta è un libero pensatore di grande livello e di grande autonomia. Dire che una riforma sul premierato dà maggior forza popolare al premier è scontato e non è di polemica spiccia, credo non ci sia nulla da temere sul fatto che il centrodestra sia unito su questa riforma – ha commentato il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Paolo Barelli, a Skytg24 – Quando dico che è un libero pensatore intendo che è una persona avveduta nelle analisi tecniche e accademiche, è in linea e partecipa dando idee e pensieri ai vari incontri".

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