L'ultima proposta delle Sardine, quella di un Erasmus tra Nord e Sud del Paese, ha scatenato diverse reazioni a livello mediatico. Da una parte l'ilarità sui social, che canzona e deride uno scenario come quello ipotizzato da Mattia Santori, di uno studente napoletano al Politecnico di Torino e, viceversa, un giovane Torinese alla Federico II; dall'altra le accuse al movimento di saper solo criticare, ma non essere in grado di portare qualcosa di concreto sul tavolo; e infine, dall'altra ancora, c'è anche chi ha riconosciuto come una mobilità nazionale tra gli studenti (che peraltro esiste in alcuni Paesi europei, come la Spagna) potrebbe solo portare qualcosa di positivo al Paese. Ma questa è solo l'ultima proposta delle Sardine, che pur non volendo scendere direttamente nel campo della politica, nei mesi scorsi hanno dato il loro apporto pratico su alcuni importanti temi al centro del dibattito pubblico.

Lo scorso 14 dicembre 2019, le Sardine erano in piazza San Giovanni a Roma da dove hanno presentato un manifesto programmatico in sei punti. Anche quella volta, gli attivisti erano stati accusati di un vuoto di contenuti, in quanto il loro progetto pareva qualcosa di molto idealistico e poco utile alle esigenze della politica. Inoltre, più che proposte venivano avanzate delle "pretese", fatto che non è stato apprezzato da molti, i quali ancora una volta hanno accusato il movimento di non essere in grado di avanzare suggerimenti in maniera positiva e costruttiva.

Le sei pretese delle Sardine

Dal palco di piazza San Giovanni, Santori ha elencato le sei richieste avanzate dalle Sardine: Per prima cosa, "pretendiamo  che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica, invece di fare campagna elettorale permanentemente": la questione iniziale degli attivisti quindi, si concentra su una politica fatta attraverso le istituzioni, e non tramite un continuo alternarsi di comizi per portare acqua al proprio mulino. Un evidente riferimento a Matteo Salvini, più volte criticato mentre era ministro dell'Interno per non passare abbastanza tempo al Viminale, ma trascorrerlo invece in dirette Facebook. Il secondo punto riguarda proprio l'uso dei social da parte delle cariche di governo: "Pretendiamo che chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solamente sui canali istituzionali". Anche qui un'allusione al leader della Lega e ai suoi metodi comunicativi non troppo tradizionali, che hanno contribuito in buona parte al successo del suo partito.

Anche la terza richiesta ha a che fare con i social network: "Pretendiamo trasparenza nell'uso che la politica fa dei social network, sia economica, sia comunicativa". Si chiede quindi che l'informazione tradizionale cerchi di contrapporsi ai messaggi strumentalizzati che spesso passano per questi canali mediatici: "Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini alla verità e traduca tutto questo sforzo in messaggi fedeli ai fatti". Un tema che si intreccia a quello del linguaggio che viene assunto nel dibattito pubblico: per questa ragione, per le Sardine è importante che "la violenza venga esclusa da toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma, e aggiungerei: è il momento che la violenza verbale venga equiparata a quella fisica". Ultimo punto, quello che più di tutti ha a che vedere con la politica attuale, riguarda i decreti voluti da Salvini: "Chiediamo  di ripensare il decreto sicurezza. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura".

Alcune proposte degli attivisti

Anche se in maniera meno sistematica, le Sardine hanno comunque continuato ad avanzare dei suggerimenti al mondo della politica. Ad esempio, durante l'incontro con Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale, un'altra proposta è stata oscurata dal dibattito sull'Erasmus Nord-Sud. Gli attivisti hanno infatti richiesto un summit internazionale a Taranto, la città dello stabilimento dell'acciaio dell'ex Ilva. "Che l'Unione europea venga qui a interrogarsi su come ambiente, sanità e lavoro possono essere alleati in un futuro più lungimirante del presente. Che venga qui a spiegare a tutti i cittadini europei come si costruisce il Green New Deal. Qui dove il manifatturiero è in crisi, non solo per il trend dell'acciaio mondiale, ma perchè non ha saputo innovarsi, ambientalizzarsi, essere umano e rispettoso della salute delle persone. Quel modello va cambiato. Presto", hanno scritto le Sardine su Facebook, mostrando la sensibilità del movimento a tematiche ambientali ed ecologiste: degli argomenti che, propongono, devono essere trattati a livello internazionale.

Le Sardine si sono sempre mostrate anche particolarmente ricettive in materia di odio, razzismo e xenofobia: e si mobilitano nella lotta contro le discriminazioni. Lo scorso 6 febbraio, a Milano, il Comune ha approvato una proposta delle Sardine che non si traduce solamente in belle parole, ma mette in campo azioni concrete, come:

− sostenere il percorso della commissione istituita dal Senato della Repubblica promossa dalla Senatrice Liliana Segre e predisporre adeguate iniziative di informazione sui risultati della stessa;
− coltivare la memoria dell’antifascismo e della lotta contro tutti i totalitarismi, dei crimini compiuti nelle guerre coloniali, delle leggi razziali, della persecuzione degli ebrei e dalla Shoah, collaborando con le associazioni territoriali per la tutela e la valorizzazione della memoria della Resistenza;
− creare nuove azioni di sensibilizzazione culturale e civica contro il razzismo e la xenofobia e contro le discriminazioni di ogni sorta;
− sollecitare il Parlamento perché si completi la legislazione di contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza;
− aderire alla “Rete dei comuni per la memoria, contro l’odio e il razzismo

Parlando invece di odio specificatamente online, Santori ha proposto una sorta di daspo per i social network. L'obiettivo sarebbe quello di impedire l'uso delle piattaforme social a chi le utilizza per discriminare, insultare o incitare alla violenza. Il leader delle Sardine ha detto: "Ci deve essere la possibilità da parte della polizia postale non di rincorrere i profili falsi ma di avere un'identificazione per cui so che la mia responsabilità è reale e penale. Perché non introduciamo un daspo anche sui social network? La logica non è che Facebook non è capace di gestire i suoi utenti, ma la logica è che se qualcuno non è in grado di comportarsi nell'arena pubblica e di rispettare alcune regole che consentono la libertà delle altre persone non può entrare in quella comunità".

L'appello al presidente Conte

Infine, le Sardine hanno rivolto un vero e proprio appello al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, mettendosi a disposizione al collaborare concretamente per la costruzione di un Paese migliore. "Vediamo tanta confusione, sia nel Paese, sia nel Parlamento, ma ci piace pensare che la matassa da sbrogliare possa diventare una rete di salvataggio. Noi di reti ci riteniamo abbastanza esperti e ci piacerebbe trovare con Lei i fili giusti, per tessere percorsi e provare a sciogliere nodi", hanno detto gli attivisti a Conte. Per poi elencare una serie di tematiche secondo loro prioritarie: in cima alla lista ritroviamo la questione del Sud, "il luogo  in cui tante giovani menti, e persone nella loro interezza, crescono, si formano, ma poi vanno via". Quindi il problema della sicurezza, ma intesa come "sicurezza di un lavoro e sul lavoro, sicurezza di assistenza sanitaria, sicurezza di accesso ad un’istruzione di qualità". Le Sardine quindi hanno parlato di dignità della democrazia, definendola "quell'arteria vitale che ogni giorno, nella vita di ogni cittadino, collega la libertà al rispetto delle regole, la vita reale a quella virtuale, e che può aiutare a capire la differenza tra la politica con la P maiuscola e i suoi innumerevoli surrogati".