Un daspo anche per i social network. Un sistema proposto per combattere chi diffonde odio su Facebook e su altre piattaforme online. L’idea viene lanciata dal movimento delle Sardine attraverso il suo leader, Mattia Santori. Un’idea che nasce anche dopo l’ultimo caso, quello di Sergio Echamanov, il giovane messo alla gogna social da Matteo Salvini per il suo intervento sul palco delle Sardine a San Pietro in Casale. In occasione della conferenza stampa per presentare l’evento di Bologna del 19 gennaio, Santori ha lanciato l’idea di utilizzare, così come avviene per i tifosi che commettono atti illegali allo stadio, il daspo anche per chi diffonde odio sul web. L’obiettivo sarebbe quello di ottenere una sorta di impedimento di usare i social network per chi compie azioni di questo genere. E l'idea di Santori è quella di inserire questa norma nei nuovi decreti sicurezza, che dovrebbero essere rivisti dal governo.

La proposta di Santori: il daspo sui social

Il discorso di Mattia Santori parte dal tema del “populismo digitale e della democrazia digitale”, affrontando quella che definisce come “la manipolazione delle informazioni sui social e la violenza digitale”. Il leader delle Sardine spiega: “Ci deve essere la possibilità da parte della polizia postale non di rincorrere i profili falsi ma di avere un'identificazione per cui so che la mia responsabilità è reale e penale”. Per farlo bisognerebbe associare a ogni profilo un dato identificativo, come “la residenza o il codice fiscale”. Ma poi Santori va oltre: “Perché non introduciamo un daspo anche sui social network? La logica non è che Facebook non è capace di gestire i suoi utenti, ma la logica è che se qualcuno non è in grado di comportarsi nell'arena pubblica e di rispettare alcune regole che consentono la libertà delle altre persone non può entrare in quella comunità”.

Perché la proposta del daspo sui social è irrealizzabile

La proposta di Santori non è facile da mettere in pratica. Non a caso è lui stesso a dire che serve prima di tutto la possibilità di associare ogni profilo a una sua identificazione. Un’idea simile a quella già lanciata dal deputato di Italia Viva Luigi Marattin, peraltro. Rimangono però alcuni problemi sostanziali, a partire dal fatto che un utente ad oggi può registrarsi sui social senza fornire la sua vera identità. Inoltre, un’opzione di questo genere esiste già su Facebook, con l’apposito ban. Ancora, sarebbe difficile capire chi può valutare comportamenti non idonei per poi applicare il daspo: ci vorrebbero appositi giudici? La proposta, dunque, sembra di difficile realizzazione.

La fase 3 delle Sardine

La conferenza stampa dei leader delle Sardine è servita anche a fare il punto su ciò che accadrà al movimento in futuro, con la fase 3, quella che dovrebbe partire dopo le elezioni regionali del 26 gennaio. Intanto Santori fa sapere che il movimento ha raccolto quasi 71mila euro di donazioni: “Tra il 23 dicembre e il 16 gennaio abbiamo effettuato 24 giorni di raccolta effettiva, con una media di 126 donazioni al giorno. E ognuna di queste è stata mediamente di 23 euro. Un risultato che ci piace particolarmente, perché è nello spirito del movimento: tante piccole sardine che fanno un banco compatto, tante piccole donazioni che fanno un risultato eccezionale”.

Poi si guarda al futuro e a ciò che avverrà dopo le elezioni regionali: “Dovremmo trovare delle linee guida che ci aiutino a essere quello che vogliamo essere: un organismo politico in senso stretto, un corpo intermedio, o un’organizzazione che è un gruppo di pressione che fa innovazione comunicativa e divulgazione democratica”. E la tappa cruciale per il futuro sembra essere quella dell’8 marzo, quando le Sardine si riuniranno per un evento nazionale a Bologna, proprio per parlare della loro struttura e della loro organizzazione.