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Opinioni
18 Settembre 2022
10:48

Tutte le cose che Giorgia Meloni non dice quando parla di aborto e di legge 194

Qualche chiarimento sulla legge 194, per capire fino in fondo cosa intende davvero Giorgia Meloni quando dice di non voler togliere il diritto all’aborto, ma di voler applicare pienamente la norma in ogni sua parte.
A cura di Annalisa Girardi
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Chiariamo una cosa o due sulla 194. Giorgia Meloni è tornata a parlare della sua posizione sull'aborto dicendo di non voler togliere alcun diritto alle donne, ma di voler difendere quello a portare avanti la gravidanza, applicando pienamente la parte della legge del 1978 in cui si parla del sostegno alle donne che pensano di non aver altra scelta che abortire e di prevenzione. Qui però serve una precisazione: la legge 194 parla già di tutto di questo.

È una legge scritta alla fine degli anni Settanta. E si vede: non si parla di libertà di scelta delle donne e di autodeterminazione sui propri corpi. La parola "scelta" non compare mai. "Diritto/diritti" solo in poche occasioni: quando si afferma che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile (questo è proprio l'incipit della legge), quando si parla del sostegno alle spese di gravidanza per le donne che non hanno diritto all'assistenza mutualistica, e quando si elencano i diritti di madre e di lavoratrice che una donna può far valere nella sua decisione di portare avanti la gravidanza.

Cosa dice la legge 194 sull'aborto

Veniamo al primo articolo e incipit della legge. Si mette subito in chiaro che il focus della legge non è garantire il diritto alle donne di decidere del proprio corpo, ma di proteggere la vita umana dal suo inizio.

Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.

Chiamiamo la 194 la legge sull'aborto, ma si tratta più che altro di una legge sulle soluzioni alternative per le donne che si sentono costrette a interrompere la gravidanza per diversi fattori, economici o sociali, e del sostegno da garantire affinché invece possano portarla avanti.

Questo, ad esempio, un altro passaggio centrale della legge:

Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.

Insomma, quando Meloni si schiera dalla parte delle donne che vogliono portare avanti la gravidanza e dice che si impegnerà a tutelare quella parte delle legge 194 non fa che una mistificazione retorica. Perché tutto l'impianto della 194 si preoccupa di proteggere quelle donne e meno la libertà di scelta di quelle che non desiderano la gravidanza.

Le mistificazioni di Meloni sull'aborto

Questa la dichiarazione di Meloni:

Vogliamo dare il diritto alle donne che pensano che l'aborto sia l'unica scelta che hanno, di fare una scelta diversa. Non stiamo togliendo un diritto ma aggiungendolo. Sono surreali le ricostruzioni che dicono che come eventuale primo premier donna toglierei un sacco di diritti alle donne. Quali sarebbero i diritti che vogliamo togliere? L'aborto? No, vogliamo dare alle donne che pensano che l'aborto sia l'unica scelta che hanno il diritto di fare una scelta diversa. Non voglio abolire la 194, non voglio modificarla, ma applicarla integralmente anche nella parte che riguarda la prevenzione. Il che significa aggiungere diritti non toglierli.

Nessuno mette in dubbio che ci siano anche delle donne in difficoltà economica che si trovano a interrompere una gravidanza desiderata a causa di fattori esterni. Perché questo non accada, però, non solo c'è la legge 194, ma anche le misure di contrasto alla povertà. Ed è quindi bizzarro che chi dice di voler sostenere queste donne, Giorgia Meloni, chiamava anche il reddito di cittadinanza "metadone di Stato".

Nella legge 194 viene messo nero su bianco che le donne in condizioni di disagio che vogliono portare avanti una gravidanza vanno sostenute. Non si dice nulla però sui disagi che moltissime altre donne si trovano ad affrontare cercando di abortire in Regioni come le Marche o l'Umbria, dove praticamente tutti i medici sono obiettori di coscienza. Prima abbiamo scritto che la 194 non parla di libertà di scelta: questo, però, si intende solo in riferimento alle donne e i loro corpi, perché della libertà di coscienza degli obiettori invece se ne parla eccome.

Meloni ha parlato anche di prevenzione. Di nuovo, però, ci troviamo davanti a un fatto bizzarro. Quando il centrosinistra aveva infatti proposto il ddl Zan, poi naufragato in Senato, si parlava di potenziare l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, spesso in Italia marginale a causa di cultura cattolica e dintorni. In quel caso, però, la leader di Fratelli d'Italia si diceva contraria, accusando le altre parti politiche di voler portare l'ideologia gender nelle scuole.

Le posizioni di Meloni che guardano all'Ungheria

Le posizioni sull'aborto che sta assumendo Giorgia Meloni in questi giorni non sono altro che un tentativo di nascondere quello che è il suo vero schieramento. Che però diventa palese quando il suo partito è chiamato a votare in Europa una risoluzione che mette nero su bianco come l'Ungheria sia una "autocrazia elettorale" che sta mettendo in atto uno "smantellamento sistemico dello Stato di diritto". E vota contro.

Negli stessi giorno il governo di Viktor Orbán ha emanato un decreto che obbliga le donne ad ascoltare il battito del feto prima di abortire. L'ennesima violenza contro le donne, le loro libertà e i loro diritti, che non può esistere nel cuore dell'Unione europea. Ma che invece non solo esiste, viene anche legittimata dai sovranisti italiani.

Pensiamo sempre che alcuni diritti siano inalienabili, nel senso stretto e letterale della parola. Che siano impossibili da perdere una volta acquisiti. L'esperienza degli Stati Uniti ci dice il contrario: la Corte costituzionale ha cancellato la storica sentenza Roe v. Wade dopo che questa per 50 anni aveva difeso il diritto all'aborto. Del resto in tanti casi anche in Italia il diritto all'aborto è compresso, come quelli di Marche o Umbria, citati prima.

La 194 andrebbe totalmente riscritta. Si dovrebbe mettere al centro la libertà di scelta della donna, il suo diritto all'autodeterminazione sul proprio corpo. Aderendo alla sua impostazione attuale, affermando di non volerla eliminare ma applicare pienamente, Meloni non starà dicendo di voler cancellare il diritto all'aborto, certo, ma sta comunque prendendo una posizione ben precisa. E dovremmo tenerlo a mente.

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