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Trump dice che Meloni vuole fare entrare l’Italia nel Board of Peace: “Me l’ha detto lei”

Donald Trump ha riferito ai giornalisti di aver avuto una telefonata con Giorgia Meloni in merito al Board of Peace per Gaza, parlando di una possibile adesione dell’Italia all’iniziativa. Una ricostruzione in contrasto con le posizioni finora espresse dalla presidente del Consiglio che ha provocato l’immediata reazione critica delle opposizioni.
A cura di Francesca Moriero
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Giorgia Meloni aveva finora tenuto una linea prudente, richiamando i vincoli costituzionali e l'incompatibilità della scelta con l'articolo 11 della Costituzione. Donald Trump, invece, racconta tutt'altro. È stato infatti lui stesso a riferire di una telefonata con la presidente del Consiglio, durante la quale Meloni avrebbe manifestato la disponibilità a valutare l'ingresso dell'Italia nel controverso Board of Peace per Gaza, precisando la necessità di prendere tempo e di sottoporre la decisione a un passaggio parlamentare. Due versioni che di fatto non coincidono e che trasformano così una telefonata informale in un caso politico. "Italia e Polonia vogliono entrare nel Board of Peace per Gaza. Giorgia Meloni e Karol Nawrocki mi hanno detto che vogliono unirsi ma prima devono espletare le formalità necessarie", avrebbe infatti detto il tycoon, secondo i media presenti sull'Air Force One.

Il silenzio di Palazzo Chigi, alimenta così ora nuovi dubbi e apre un fronte durissimo con le opposizioni, che ora chiedono una smentita netta e un chiarimento immediato in Parlamento.

Le razioni politiche

In questo contesto, Anna Ascani, deputata Pd e vicepresidente alla Camera, ha affidato ai social il suo commento: "Trump è certo che Meloni scalpiti per un posto a sedere nel suo Board of peace. Meloni aveva detto tutt'altro. Uno mente. Se la presidente del COnsiglio continuerà a tacere sarà chiaro quale è dei due".

Nel Partito democratico la critica è anche di merito. L'europarlamentare Sandro Ruotolo ha infatti definito il piano per Gaza un progetto estraneo alla diplomazia internazionale: "Diciamo no al Board of peace di Donald Trump, perché non ha nulla a che fare con la pace. È potere, denaro, dominio. È un'operazione che vuole sostituire il multilateralismo con il più forte, il diritto internazionale con il portafoglio, le Nazioni Unite con un organismo privato e controllato unilateralmente", per poi aggiungere: "E sbaglia la presidente Giorgia Meloni a rispondere con un ‘ni'. Qui serve chiarezza, non ambiguità. L'obiettivo è evidente: costruire un'alternativa all'Onu, svuotarla, delegittimarla. Non è un errore. È una strategia", mettendo al centro il nodo economico: "E c'è un fatto che dice tutto: per entrare nel Board of Peace bisogna pagare. La pace diventa un bene di lusso, la diplomazia una membership, la sicurezza globale un mercato. È la logica del chi paga decide. Questa non è politica internazionale: è business. Non è un caso. È coerente con un modello di potere in cui chi governa fa affari, confonde interesse pubblico e profitto personale. Quando chi governa fa soldi, anche la pace diventa una merce".

Anche Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato apertamente di una deriva pericolosa: "Apprendiamo direttamente da Donald Trump che la presidente del Consiglio Meloni lo avrebbe chiamato per prendere tempo sull'adesione dell'Italia al Board of peace per Gaza, quella specie di club privato di speculatori con cui distruggere l'Onu e quel che resta del diritto internazionale. Una vergogna", avvertendo: "Arrivati a questo punto Meloni deve aver chiaro che faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedirle di mettere l'Italia (ancora una volta) al servizio di questa banda di autocrati che vogliono spolparsi il mondo, in questo caso utilizzando la tragedia delle popolazioni palestinesi martoriate dall'esercito di Israele, per mettere le ricchezze nelle mani di pochi".

A commentare anche Giuseppe Conte, presidente del M5s, sottolineandone il cortocircuito istituzionale: "A che punto siamo arrivati? Deve essere Trump a riferirsi la posizione di Meloni sul futuro di Gaza e della popolazione palestinese?". E poi la richiesta di una posizione formale: "Un Governo responsabile, non solo farebbe ammenda dopo aver offerto copertura politica al genocidio di Gaza, ma di fronte al preoccupante progetto del Board of peace prenderebbe una posizione chiara e verrebbe a riferirla in Parlamento. È disonorevole per la dignità dell'Italia e delle sue Istituzioni ascoltare un Presidente del Consiglio che fa dichiarazioni ambigue e contraddittorie, e poi attendere da Trump l'interpretazione autentica.La nostra politica estera non può continuare a sguazzare nell'ambiguità. L'Italia deve avere posizioni chiare e lineari. La Premier venga a confrontarsi in Parlamento, per rispetto alla sovranità del popolo.

Da Più Europa, Riccardo Magi ha dichiarato: "Meloni dovrebbe ricordare che ha giurato sulla Costituzione italiana, incompatibile con lo statuto del Board, e non giurato fedeltà a Trump".

A chiudere, la segretaria del Pd Elly Schlein, con una domanda diretta alla premier: "Donald Trump ha affermato che Meloni vuole ‘disperatamente' entrare nel suo Board of Peace ma deve prima passare dal Parlamento. La mia domanda per Giorgia Meloni è semplice: lo può smentire o ha promesso a Trump di cambiare l'art.11 della Costituzione?".

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