Troppa, troppo poca o contaminata: perché l’acqua è un’emergenza per l’Europa e cosa sta facendo l’Ue

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Dal Forum euromediterraneo dell’acqua di Roma le proposte per affrontare la crisi idrica: ridurre gli sprechi, proteggere gli ecosistemi, investire nelle infrastrutture e garantire l’acqua potabile. “Il danno è ormai sistematico, ma non è irreversibile”, spiega a Fanpage.it Veronica Manfredi, direttrice della Commissione europea per la direzione generale Zero pollution, water resilience & green urban transition.
Intervista a Veronica Manfredi
Direttrice della Commissione europea per la direzione generale ambiente Zero pollution, water resilience & green urban transition

Nel Mediterraneo l'acqua può mancare, esondare e contaminarsi nel giro dello stesso anno. I periodi di siccità svuotano invasi e falde, le piogge sempre più intense si abbattono su terreni ormai incapaci di assorbire l'acqua e l'inquinamento mette sotto pressione fiumi, laghi e riserve sotterranee. È il paradosso di una risorsa che diventa contemporaneamente più scarsa, più imprevedibile e più difficile da proteggere.

Per l'Unione europea non è più soltanto una questione ambientale. La scarsità d'acqua coinvolge agricoltura, industria, produzione energetica, salute pubblica e sicurezza alimentare. Secondo la Commissione europea, oggi la scarsità idrica interessa quasi un terzo della popolazione dell'Ue ogni anno e il problema è destinato ad aggravarsi con l'aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi meteorologici estremi.

È su questo scenario che si confrontano i Paesi del Mediterraneo nel Forum euromediterraneo dell'acqua, in corso a Roma fino al 2 ottobre. Al centro non c'è soltanto la necessità di trovare più acqua, ma quella di cambiare il modo in cui l'acqua viene gestita: ridurre gli sprechi, proteggere gli ecosistemi, prepararsi alle alluvioni, garantire l'accesso all'acqua potabile e rendere disponibili investimenti e tecnologie per adattarsi a un clima più instabile. Perché, per troppi anni "abbiamo preso l'acqua per scontata, è mancato un senso di emergenza", come spiega Veronica Manfredi, direttrice della Commissione europea per la direzione generale ambiente Zero pollution, water resilience & green urban transition, a Fanpage.it.

Che cos'è il trilemma idrico: la sfida dell'acqua in Europa

Gli esperti parlano di trilemma idrico per descrivere tre problemi distinti ma sempre più intrecciati che attanagliano l'Europa: troppa poca acqua, quando arrivano siccità e periodi di scarsità; troppa acqua, quando precipitazioni intense provocano alluvioni; e acqua di qualità insufficiente, quando fiumi, laghi, falde o mari vengono contaminati. Per il nostro continente il nodo è riuscire a governare contemporaneamente questi tre aspetti, costruendo una politica dell'acqua integrata. Il concetto di resilienza idrica, al centro del Forum euromediterraneo, parte proprio da qui: è necessario rendere i territori capaci di assorbire gli shock senza trasformarli in crisi sistemiche. Ciò significa migliorare le infrastrutture, ridurre le perdite, preservare gli ecosistemi e prevedere i periodi di scarsità o gli eventi estremi.

L'Unione europea ha inserito questa impostazione nella Water resilience strategy, la strategia europea per la resilienza idrica, che prevede la realizzazione di oltre 50 azioni entro il 2030. L'obiettivo è migliorare l'efficienza nell'uso dell'acqua, ridurre l'inquinamento, proteggere il ciclo idrico e rafforzare la capacità degli Stati membri di affrontare siccità, alluvioni e altri eventi estremi. "Abbiamo perso tempo, drammaticamente, non ci sono dubbi, l'abbiamo perso perché per anni abbiamo dato l'acqua per scontata, è mancato un senso di emergenza", osserva Veronica Manfredi, direttrice della Commissione europea per la direzione generale Zero pollution, water resilience & green urban transition, a colloquio con Fanpage.it. "Io sono convinta che se agiamo adesso, riusciremo a evitare quello che è successo in campo energetico, dove abbiamo un altro esempio di perdita di tempo riguardo alle rinnovabili".

Il cambio di prospettiva necessario per invertire la rotta sulle risorse idriche parte proprio da ciò che viene considerato acqua. "L'acqua non è solo la parte blu, il laghetto, il fiume; l'acqua è anche la parte verde, il suolo, ed è quello che possiamo gestire", spiega Manfredi. Il riferimento è all'acqua trattenuta dal suolo e dalla vegetazione, che attraverso l'evaporazione ritorna in circolo. La cementificazione del suolo è, quindi, uno degli altri tasselli al centro del lavoro dell'Unione europea per combattere la scarsità idrica, che rappresenta oggi una delle principali preoccupazioni europee. Ma la questione non riguarda soltanto quanta acqua sia disponibile: riguarda anche dove si trova, quanto è pulita e chi può accedervi. È su questo terreno che il Mediterraneo sta cercando di costruire una risposta comune.

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L'Europa cerca nel Mediterraneo una nuova strategia per l'acqua

È in questo contesto che si inserisce il Forum euromediterraneo dell'acqua, dove si confrontano istituzioni europee, Paesi del Mediterraneo, esperti e rappresentanti di diversi settori con l'obiettivo di trasformare la gestione dell'acqua in una priorità politica condivisa. Il Forum nasce dalla consapevolezza che la crisi idrica non può essere affrontata soltanto a livello nazionale. Fiumi, falde e bacini attraversano i confini, mentre siccità, alluvioni e inquinamento hanno effetti che non si fermano alle frontiere. La cooperazione tra i Paesi diventa quindi la premessa per una gestione strategica delle risorse idriche.

Un primo passaggio verso questo obiettivo è arrivato il 28 settembre, nel corso della seconda riunione ministeriale dell'Unione per il Mediterraneo (Upm), l'organizzazione che riunisce 43 Paesi dell'area euromediterranea. Gli Stati partecipanti hanno approvato la Dichiarazione di Roma sull'acqua, in cui si impegnano a rafforzare la gestione integrata delle risorse idriche. La dichiarazione chiede inoltre di tenere maggiormente conto dei gruppi vulnerabili, di promuovere consumi e produzioni sostenibili e di utilizzare anche strumenti digitali e intelligenza artificiale. "Un accordo stupilato anche con Albania, Turchia, Egitto, Israele e Palestina; questi ultimi Paesi in conflitto che però hanno trovato un accordo su ciò che va fatto per migliorare la resilienza idrica negli anni a venire", ricorda Manfredi. Una linea che si sovrappone in larga parte a quella già tracciata dall'Ue con la Water resilience strategy.

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Veronica Manfredi, direttrice della Commissione europea per la direzione generale ambiente Zero pollution, water resilience & green urban transition

La strategia europea contro la dispersione idrica: "Piano per ridurla entro il 2028"

Uno dei primi fronti su cui l'Europa intende intervenire è quello delle perdite delle reti idriche. Una parte dell'acqua immessa nei sistemi di distribuzione, infatti, non arriva agli utenti perché si disperde lungo tubazioni vecchie o danneggiate. Ridurre queste perdite significa aumentare la quantità di acqua effettivamente disponibile senza dover necessariamente trovare nuove fonti. "La Commissione europea sta lavorando a un atto delegato che fisserà una soglia massima ammissibile di perdite – spiega Manfredi – Gli Stati che supereranno quella soglia dovranno presentare, entro il 2028, dei piani per ridurre le dispersioni".

Il problema, però, non riguarda soltanto l'acqua che arriva nelle case. A livello europeo esiste ancora un vuoto normativo sull'acqua utilizzata per irrigare i campi. La direttiva europea sull'acqua potabile stabilisce infatti regole sulla qualità dell'acqua destinata al consumo umano e sulle reti che la distribuiscono, ma non disciplina allo stesso modo le infrastrutture utilizzate per l'irrigazione agricola. "Un tema che andrà affrontato", ammette la direttrice. Non si tratta di un passaggio formale, dal momento che l'agricoltura è uno dei settori economici più esposti alla riduzione della disponibilità idrica.

La crisi idrica è una questione sociale: 2 milioni di europei senza acqua potabile e servizi igienici

All'interno di questa strategia europea, però, c'è una priorità che viene prima delle altre: l'accesso all'acqua potabile. "Il tema numero uno sarà sempre garantire l'acqua potabile ai cittadini – continua la responsabile – significa salvare vite e questo non deve essere messo mai in discussione". Nel continente, infatti, su una popolazione di circa 450 milioni di abitanti ci sono circa 2 milioni di persone che non hanno accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, come bagni, docce e sistemi di smaltimento delle acque reflue. Queste situazioni di maggiore vulnerabilità riguardano in particolare le fasce della popolazione a basso reddito, coloro che risiedono nelle aree rurali e persone che vivono in condizioni abitative precarie. La strategia europea considera quindi l'accesso all'acqua sicura non soltanto come una questione infrastrutturale, ma anche come un problema di equità sociale.

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"Il danno è ormai sistematico, ma non è irreversibile"

Tra i tasselli del trilemma idrico c'è l'inquinamento delle acque, non solo fiumi e laghi, ma soprattutto mari e oceani. Per questo la Commissione europea ha adottato nel 2025 l'European ocean pact, un quadro che riunisce le politiche europee dedicate agli oceani e punta a rafforzarne la protezione, la conoscenza scientifica e la sostenibilità delle attività economiche legate al mare. Entro la fine del 2026 è inoltre prevista la proposta di un European ocean act, una legge europea destinata a rafforzare ulteriormente il coordinamento delle politiche sugli oceani. "Il danno è ormai sistematico, ma non è irreversibile – sostiene l'esperta – perché la natura recupera presto se le lasciamo spazio". La protezione degli oceani è collegata anche alla gestione delle acque interne: inquinanti e sostanze trasportate dai fiumi finiscono infatti nei mari, mentre la salute degli ecosistemi marini influenza a sua volta le aree costiere.

La risorsa idrica non è un'emergenza da rimandare

Il rischio, però, è che la questione dell'acqua debba competere con altre emergenze per ottenere le stesse risorse. "Gli sconquassi planetari sono talmente forti che stanno portando tanti a capire che bisogna lavorarci per davvero – ricorda Manfredi – C'è un'agenda di sicurezza drammatica, c'è un'agenda di riarmamenti, ci sono tante altre priorità che, teoricamente, possono entrare in conflitto e sottrarre risorse alle emergenze. Ma, nel frattempo, se ci mandiamo le bombe l'uno sull'altro, l'acqua non migliora. Bisogna quindi riuscire a calibrare l'immediato con quello che è, direi, ugualmente urgente, ma anche con il medio e lungo termine". Ed è proprio questo il punto su cui si misura la nuova politica europea dell'acqua: non considerare più la risorsa idrica soltanto quando manca, quando arriva un'alluvione o quando è già contaminata, ma intervenire prima che l'emergenza si trasformi in crisi.

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