Trattenuta pensione agosto 2026, chi non invia redditi all’Inps entro il 15 settembre perde la prestazione

Una platea di pensionati che oggi ricevono dei benefici aggiuntivi, legati al loro reddito, rischia di perderli. E l'Inps, per sollecitarli, ha fatto scattare una trattenuta del 5% lordo dall'assegno di agosto. C'è tempo fino al 15 settembre 2026 per inviare all'Istituto i dati sul proprio reddito del 2022.
In caso contrario, la maggiorazione o prestazione assistenziale che si riceveva sarà revocata del tutto, e bisognerà anche restituire le somme ricevute impropriamente. La platea è di circa 50mila persone, come ha fatto sapere il direttore centrale Pensioni dell'Inps, Domenico De Fazio, intervenendo a UnoMattina su Rai1: "Le trattenute interessano circa 50 mila pensionati, pari allo 0,3% del totale dei pensionati". Ecco chi è interessato e cosa fare per evitare di perdere le somme in questione.
Chi rischia di perdere l'assegno Inps
Le stime affermano che si tratta di circa 50mila pensionati in Italia. Sono coloro che risiedono nel Paese e ricevono maggiorazioni o prestazioni assistenziali che sono direttamente legate al reddito. Ad esempio:
- la quattordicesima
- l'integrazione al minimo della pensione
- il cosiddetto incremento al milione
- le maggiorazioni sociali per i redditi bassi
- il bonus da 154,94 euro
- la pensione sociale o l'assegno sociale
- le prestazioni per invalidità civile che sono legate a una certa soglia di reddito
Naturalmente, visto che l'importo di queste prestazioni (e anche il diritto di riceverle) dipende dal reddito, l'Inps deve essere regolarmente informata sulla situazione economica di chi le riceve. Di solito sono dati che l'amministrazione pubblica ha a sua disposizione, ma ci sono casi in cui non è così. Perciò, l'Istituto può chiedere un passaggio ulteriore direttamente ai pensionati, ad esempio tramite il cosiddetto modello RED (la dichiarazione della situazione reddituale).
Entro il 31 marzo 2025 i pensionati interessati avrebbero dovuto comunicare i propri redditi relativi al 2022 all'Inps. Ma alcuni non l'hanno fatto, circa 50mila in tuto. Così, adesso l'Istituto sta sollecitando i ritardatari indicando un'ultima scadenza: il 15 settembre 2026.
C'è una categoria che si trova in una situazione particolare: chi riceve una pensione che vale al massimo 100 euro al mese non ha subito la trattenuta del 5%. Questo, però, non significa che siano esenti dagli altri obblighi. Anche loro devono inviare i propri redditi relativi al 2022 entro il 15 settembre, altrimenti perderanno il beneficio.
Cosa succede a chi non invia i redditi all'Inps
Il sollecito economico è scattato con il cedolino di agosto: una trattenuta del 5% dell'importo lordo rispetto a luglio, come ha spiegato l'Inps in una circolare apposita. La misura sarà ripetuta anche sulla pensione di settembre. La si può trovare nel cedolino, indicata con la scritta: "Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008″.
La trattenuta serve non tanto come punizione, quanto come campanello di allarme. La scadenza definitiva, infatti, si avvicina: non si potrà aspettare oltre il 15 settembre 2026 per comunicare i propri redditi relativi al 2022. L'Inps lo sta ripetendo anche in nuove comunicazioni inviate via mail, PEC e nell'area personale del sito ufficiale.
Se si sfora, la norma è chiara: la prestazione in questione sarà revocata definitivamente. Chi riceve maggiorazioni o prestazioni legate al reddito smetterà di incassarle. E non solo. Visto che l'Inps dovrà presumere che il pensionato in questione non rispetti i requisiti, passerà anche all'incasso: tutte le somme eventualmente ricevute nel 2022 andranno restituite.
Cosa fare
Per risolvere la situazione bastano pochi passaggi. Lo ha spiegato l'Inps stesso in un comunicato. È necessario presentare la domanda di "Ricostituzione reddituale", in particolare quella "per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008". Il tutto è disponibile a questo link sul sito ufficiale dell'Istituto.
Si può effettuare la procedura in prima persona, accedendo al sito dell'Inps con SPID o CIE (Carta d'identità elettronica). Per chi preferisce avere un'assistenza è sempre possibile rivolgersi a un patronato, che aiuterà gratuitamente a compilare la richiesta.