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“Tra il 2020 e il 2024, l’Italia è stata il terzo fornitore mondiale di armi a Israele”, la denuncia di Albanese alla Camera

Dal ruolo dell’Italia nelle forniture militari a Israele alla repressione del movimento di solidarietà con la Palestina: alla Camera Francesca Albanese presenta il report Onu “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”, chiamando in causa Stati, istituzioni e responsabilità internazionali.
A cura di Francesca Moriero
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È nella sala stampa della Camera dei deputati che Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, ha presentato il suo nuovo rapporto, Genocidio di Gaza: un crimine collettivo. Attorno a lei si sono seduti i deputati del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, Dario Carotenuto e Carmela Auriemma, il senatore di Avs Peppe De Cristofaro e il deputato del Pd Arturo Scotto.

Il documento, già illustrato nei mesi scorsi all'Assemblea generale dell'Onu, viene ora portato nel cuore delle istituzioni italiane, con un messaggio che vuole chiamare direttamente in causa le responsabilità del nostro Paese. Al centro della denuncia il sistema di complicità internazionale che ha reso possibile quanto sta accadendo a Gaza, sistema che non riguarderebbe solo Israele, ma che coinvolgerebbe invece molti più governi, imprese, istituzioni finanziarie e alleati politici e militari.

Italia, terzo fornitore di armi a Israele

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il ruolo dell'Italia nelle forniture militari: "Tra il 2020 e il 2024, l'Italia è stata il terzo paese al mondo per la fornitura di armi a Israele, dopo Germania e Stati Uniti", ha affermato Albanese, ricordando che Berlino e Washington da sole coprono oltre il 90% degli armamenti, ma che Roma resta un attore di primo piano. Non solo, l'Italia "sta ancora consentendo il transito di carichi militari". Si tratta di "armi, intelligence e addestramento congiunto", che "hanno aumentato la macchina genocidaria", ha spiegato Albanese, sottolineando come il nostro Paese sia partner del programma F-35, oggi modello chiave per i bombardamenti su Gaza, con Leonardo Spa, centrale in questa fornitura.

Un ordine mondiale coloniale

Albanese ha collocato così il genocidio in Palestina dentro a una cornice ben più ampia: "Il genocidio in Palestina non è il risultato dell'azione di uno Stato", ha sottolineato, ma "l'esito di un ordine mondiale coloniale", nel quale i diritti "non sono universali ma sono privilegi riservati a pochi". In questo contesto il rapporto analizza le pratiche di oltre 60 paesi: "I crimini a Gaza non avrebbero potuto materialmente e politicamente essere commessi senza il sostegno diplomatico, militare e politico di fin troppi Stati", ha spiegato la relatrice, parlando apertamente di complicità collettive, oltre a quelle di enti privati, aziende militari, banche e fondi pensione.

Commercio, Europa e responsabilità politiche

Un altro nodo riguarda poi i rapporti economici: "Nonostante due anni di genocidio le esportazioni israeliane sono cresciute", ha detto Albanese, ricordato che l'Unione europea "è il primo partner commerciale di Israele". Anche qui l'Italia viene citata direttamente: tra il 2023 e il 2025, ha sottolineato Albanese, il nostro Paese "ha aumentato gli scambi per circa 100 milioni di euro". Una dinamica che "continua a impedire qualsiasi discussione seria sulla sospensione dell'accordo di associazione tra Ue e Israele".

Repressione del dissenso e leggi sull'antisemitismo

Nel suo intervento, Albanese ha poi espresso preoccupazione anche per il clima interno italiano: "Segnalo con preoccupazione la repressione del movimento "no genocidio" in questo Paese", ha detto, defininendola "un'altra forma di sostengo incondizionato a Israele". E aggiungendo: "Le leggi che strumentalizzano la lotta necessaria contro l'antisemitismo per proteggere dall'esercizio della giustizia uno Stato accusato di crimini gravissimi contro l'umanità e crimini di genocidio, minano le fondamenta dell'ordine democratico e della libertà di espressione".

Gaza ancora sotto assedio

Nel frattempo a Gaza la popolazione è ancora obbligata a vivere in tende di fortuna, senza elettricità, cure mediche e accesso al cibo e all'acqua, come ha sottolineato Albanese, ricordando che il dato di 70mila vittime è oggi confermato anche dalle stesse autorità israeliane, a cui si devono però aggiungere oltre diecimila dispersi non riconosciuti, (oltre le vittime dirette).

"Nelle ultime settimane", ha poi denunciato, "11 bambini sono morti di ipotermia", e centinaia di persone hanno perso la vita dopo quello che continua a essere definito un cessate il fuoco. "In Cisgiordania", ha poi aggiunto, "oltre 1100 palestinesi sono stati uccisi negli ultimi due anni", mentre continuano gli espropri, gli sfollamenti e le violenze brutali dei coloni che Albanese non fatica a definire "un vero e proprio terrore".  E sul cosiddetto Board of Peace a firma Trump ha poi aggiunto: "È un piano di ricostruzione scellerato, mi rifiuto perché credo in un multilateralismo che deve avere come premessa fondamentale il diritto internazionale. Non si ricostruisce niente su fosse comuni". Poi, ricordando le sanzioni Usa che le impediscono di recarsi a New York ha detto: "Questo dice molto del clima politico e sul tentativo di applicare il diritto internazionale in Palestina".

Nessuno Stato può aiutare o assistere un altro Stato nella commissione di crimini internazionali

La denuncia di Albanese è dunque giuridica e insieme profondamente politica: "Il diritto internazionale è chiarissimo: nessuno Stato può aiutare o assistere un altro Stato nella commissione di crimini internazionali". Da qui l'appello: "Gli Stati devono garantire il ritiro incondizionato dai territori palestinesi, sospendere i legami militari, commerciali e diplomatici con Israele e perseguire le responsabilità individuali e aziendali dell'occupazione. Non farlo significa essere complici". E poi l'auspicio: "Mi auguro che dalle rovine di Gaza possa nascere anche un nuovo multilateralismo fatto di diritti per tutti e non privilegi per pochi, e che l'Italia scelga da che parte stare".

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