TFR e TFS statali, dal 2027 l’assegno arriva più in fretta: per chi e quali sono le nuove scadenze
La novità era stata decisa nell'ultima legge di bilancio, ma entrerà in vigore solo dal 1° gennaio 2027. I tempi di pagamento del TFS si abbasseranno a nove mesi, ma solo per i dipendenti pubblici che rispettano i requisiti: maturare i requisiti per la pensione nel 2027, e lasciare il lavoro per raggiunti limiti di età o di servizio oppure per collocamento a riposo d'ufficio; niente pensione anticipata né altre motivazioni per la fine dell'impiego. Per gli altri casi, dettagliati dall'Inps in un'apposita circolare, continueranno ad applicarsi le tempistiche precedenti. Sempre che la Corte costituzionale, all'inizio del prossimo anno, non intervenga per cambiare le cose.
Chi può ottenere il TFS in nove mesi dal 2027
Il TFS, ovvero trattamento di fine servizio (la versione per dipendenti pubblici del TFR), nella maggior parte dei casi viene erogato solo una volta passati dodici o ventiquattro mesi dalla fine del lavoro. Con la legge di bilancio varata alla fine dello scorso anno, invece, è stata introdotta una novità parziale. Potranno ricevere il Tfs dopo nove mesi coloro che maturano i requisiti per la pensione dal 1° gennaio 2027 in avanti e che lasciano il lavoro per
- raggiunto limite di età (nel 2027 dovrebbe essere di 67 anni e un mese);
- raggiunto limite di servizio;
- collocamento a riposo d'ufficio dopo aver ottenuto l'anzianità massima di servizio
- risoluzione unilaterale del datore di lavoro a seguito del raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata
Questo è l'unico caso in cui i tempi vengono accorciati di tre mesi rispetto alla norma. È importante sottolineare che i requisiti per la pensione devono essere maturati nel 2027. Chi li raggiunge già nel 2026, anche se poi aspetta a lasciare il lavoro, non può rientrare in questa misura.
In più, questo anticipo riguarda solamente il primo pagamento. Se il TFS supera i 50mila euro viene diviso in due rate, se supera i 100mila in tre rate. Le rate arrivano a dodici mesi di distanza l'una dall'altra, a prescindere da quanto si è dovuto aspettare per il primo pagamento.
Quando viene pagato il TFS
Nella situazione appena descritta, il TFS arriva "decorsi nove mesi dal collocamento a riposo ed entro i tre mesi successivi". Ovvero, il tempo minimo di attesa certo è di nove mesi; e poi ci sono altri tre mesi in cui l'Inps può effettivamente erogare l'assegno. In tutti gli altri casi, invece, i tempi sono più lunghi.
Chi raggiunge i requisiti per la pensione nel 2026 e poi lascia il lavoro per raggiunto limite d'età o di servizio dovrà aspettare dodici mesi, più i tre di margine. Lo stesso vale per la fine dei contratti a tempo determinato. Chi lascia il lavoro per dimissioni volontarie, con o senza diritto alla pensione, oppure per licenziamento o destituzione, o ancora per approfittare della pensione anticipata, deve aspettare ventiquattro mesi, e solo dopo partono i tre mesi di tempo per il pagamento.
Ci sono due situazioni completamente diverse dalle altre: chi abbandona il lavoro per decesso o inabilità. In questi casi, il pagamento arriva entro 105 giorni, quindi all'incirca tre mesi e mezzo.
La sentenza della Consulta che può cambiare le regole
Le regole elencate finora potrebbero anche cambiare, nel prossimo futuro. Da tempo le tempistiche del TFS, e la divisione a rate dell'importo, sono al centro di una controversia legale che è finita davanti alla Corte costituzionale. Introdotta dal governo Berlusconi, poi rinforzata anche dagli esecutivi successivi, la rateizzazione ha aiutato le casse dello Stato, ma di fatto ha anche danneggiato i lavoratori.
Il 14 gennaio 2027, la Corte costituzionale si riunirà ancora una volta per sentenziare sul TFS. Già nel 2019 e nel 2023 ha suggerito che la norma era di fatto incostituzionale, e a marzo 2026 ha rinviato la questione all'inizio dell'anno prossimo. Se il governo non interverrà prima, potrebbe arrivare una bocciatura che costringerebbe lo Stato a sborsare miliardi di euro in anticipo rispetto alle previsioni.