Tetto stranieri al 30% in classe, Pd chiede soccorso di Bruxelles sul decreto Valditara e presenta interrogazione

Immagine
La delegazione del Pd al Parlamento Ue porta in Europa la discussione sul nuovo decreto Scuola di Valditara, e in particolare sulla norma che fissa un tetto del 30% per gli stranieri nelle classi. Un’interrogazione, a prima firma di Zingaretti, chiede che Bruxelles si esprima sulla misura e sull’eventuale incompatibilità con il diritto dell’Ue.

Il Pd porta la discussione sull'ultimo decreto Scuola, firmato dal Presidente Mattarella, a Bruxelles. La delegazione del Partito Democratico, prima che parta la discussione parlamentare per convertire il decreto in legge entro 60 giorni, presenta un'interrogazione prioritaria, a prima firma del capodelegazione Pd Nicola Zingaretti. L'intenzione è sollecitare la Commissione a una valutazione sul decreto con cui il governo Meloni vuole fissare un tetto del 30% per legge nelle classi per i ragazzi stranieri che hanno difficoltà con l'italiano (anche se resta comunque la possibilità di prevedere deroghe, caso per caso).

La soglia come sappiamo non riguarda indistintamente tutti i ragazzi stranieri: alla scuola primaria il limite riguarda infatti "gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia"; mentre per la scuola secondaria di primo e secondo grado la soglia scatta "per gli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni". Significa che anche un ragazzo che proviene da un Paese europeo può subire gli effetti di questa limitazione, rischiando di essere spostato in un istituto lontano dal proprio quartiere. Un simile trattamento, alle stesse condizioni, non è previsto invece per un alunno di cittadinanza italiana.

Ed è su questo punto che si concentra il testo dell'interrogazione – firmata da Zingaretti, Moretti, Gori, Ruotolo, Strada, Corrado, Bonaccini, Tarquinio, Benifei, Maran, Lupo, Laureti, Ricci, Topo, Zan, Tinagli, Nardella, Annunziata, Tramacere – si vuole cioè verificare se questa differenza di trattamento basata sulla cittadinanza "sia compatibile con il diritto dell'Unione", spiega Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo. "La scuola deve favorire integrazione e inclusione, non creare nuove divisioni", aggiunge l'eurodeputato dem.

Cosa dice il testo dell'interrogazione del Pd alla Commissione

Nel testo dell'interrogazione, con richiesta di risposta scritta, si ricorda che "L'articolo 13 del Dl 170/2026 fissa un tetto del 30% per classe di alunni con cittadinanza non italiana non nati in Itali o privi di due anni di scuola dell'infanzia, per la primaria, o di tre anni di frequenza con esito positivo nel sistema italiano, per la secondaria, con possibile assegnazione ad altre scuole per gli studenti eccedenti il tetto. Per le iscrizioni in corso d'anno si applica già dal 2026/2027".

Si sottolinea appunto che "La norma si applica anche ai cittadini di altri Stati membri dell'Unione, mentre un alunno italiano in una situazione analoga non vi rientra".

La delegazione dem ricorda che secondo una giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia, gli Stati membri, che pure hanno facoltà di organizzare il proprio sistema d'istruzione liberamente, sono tenuti a "rispettare il divieto di discriminazione in base alla cittadinanza, nonché i principi di necessità e proporzionalità, anche nelle misure relative alla frequenza scolastica".

Si chiede pertanto alla Commissione se tali criteri fissati per legge e applicati ai cittadini dell'Ue siano compatibili con l'articolo 18 TFUE, che impedisce qualsiasi discriminazione basata sulla nazionalità; con l'articolo 10 del regolamento Ue 492/2011, il quale sancisce che "I figli del cittadino di uno Stato membro, che sia o sia stato occupato sul territorio di un altro Stato membro, sono ammessi a frequentare i corsi d’insegnamento generale, di apprendistato e di formazione professionale alle stesse condizioni previste per i cittadini di tale Stato, se i figli stessi vi risiedono"; e con l'articolo 24 della direttiva 2004/38/CE sulla parità di trattamento, che stabilisce che "ogni cittadino dell'Unione che risiede, in base alla presente direttiva, nel territorio dello Stato membro ospitante gode di pari trattamento rispetto ai cittadini di tale Stato nel campo di applicazione del trattato", e precisa che "Il beneficio di tale diritto si estende ai familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente".

La delegazione dem dunque chiede all'esecutivo Ue se non siamo in presenza di una disparità di trattamento fondata sulla cittadinanza e se questa possa essere ammessa dal diritto dell'Unione.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views