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Conflitto Israelo-Palestinese

Tagliare i fondi all’UNRWA significa contribuire alla catastrofe umanitaria a Gaza: l’Italia non sia complice

La scelta del governo italiano appare tanto più discutibile proprio dato il contesto in cui sta operando UNRWA a Gaza, dove centinaia di migliaia di persone lottano per la propria sopravvivenza.
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Delle accuse di Israele nei confronti di alcuni addetti dell’UNRWA sappiamo poco o nulla. Il governo Nethanyau non ha diffuso le specifiche delle contestazioni mosse all’agenzia delle Nazioni Unite, parlando apertamente di supporto all’azione di Hamas del 7 ottobre e, più genericamente, di connivenza con i miliziani. L’ONU ha fatto sapere di aver licenziato nove delle dodici persone che sarebbero coinvolte e ha assicurato la volontà di condurre un’investigazione che porti all’accertamento delle responsabilità. Non sono stati diffusi altri documenti ufficiali, al momento. Il New York Times ha potuto leggere le accuse israeliane, che coinvolgerebbero una dozzina di appartenenti a UNRWA e legati ad Hamas: un uomo è accusato di aver cospirato per rapire una donna israeliana, altri di aver contribuito a organizzare il massacro del 7 ottobre (distribuendo munizioni oppure occupandosi dei rifornimenti dei veicoli utilizzati nell’attacco), infine ci sarebbero delle conversazioni telefoniche intercettate, dalle quali emergerebbe un ulteriore coinvolgimento nell’attacco.

L'organizzazione non governativa UN Watch, da tempo schierata su posizioni filo-israeliane, ha inviato ai media internazionali alcuni materiali raccolti su un canale Telegram non ufficialmente legato a UNRWA, evidenziando una serie di messaggi di supporto all'azione di Hamas, inviati da persone che in qualche modo sarebbero legate all'agenzia delle Nazioni Unite. Documentazione non verificata da media indipendenti e non riconosciuta dalle parti in causa, che è stata pubblicata con grande leggerezza da alcuni media, anche italiani.

Al momento, non ci sono altri riscontri specifici. È però stato sufficiente affinché prima Usa, Australia e Canada, poi UK, Italia, Olanda, Svizzera, Finlandia e Francia (seguiti a ruota da tanti altri), annunciassero lo stop ai fondi che versano a UNRWA. Poche sono le nazioni che hanno espressamente preso posizione a sostegno dell'Agenzia delle Nazioni Unite: tra queste la Spagna, la Norvegia e l'Irlanda. Ufficialmente si tratta di uno stop “temporaneo”, in attesa di capire la consistenza delle accuse mosse da Israele. La Commissione Europea, con una nota diffusa poche ore fa, ha aperto un dossier per determinare "le prossime decisioni sui finanziamenti alla luce delle gravissime accuse fatte in merito al coinvolgimento del personale dell'Unrwa negli efferati attacchi del 7 ottobre”. La prima richiesta formale è quella di udire i rappresentanti dell’Agenzia ONU, con un team di “esperti esterni indipendenti nominati dall'Ue, riesaminando così la valutazione dei pilastri e concentrandosi specificamente sui sistemi di controllo necessari per prevenire il possibile coinvolgimento del suo personale in attività terroristiche”.

AGGIORNAMENTO: Con un comunicato successivo, la UE ha assicurato la volontà di mantenere il finanziamento, fino al termine dell'inchiesta. Qui i dettagli.

Perché definanziare l'Agenzia dell'ONU non è la scelta giusta

La possibilità di definanziare l'Agenzia è stata duramente contestata dalle Nazioni Unite, direttamente dal segretario generale Guterres. Il punto è che sanzionare UNRWA significa pregiudicare lo stato di salute di centinaia di migliaia di persone a Gaza, che, come mai prima d’ora, dipendono direttamente dagli aiuti umanitari portati dall’agenzia. Vale poi la pena di sottolineare che, solo poche settimane fa, gli esperti della Commissione Europea (e non solo) avevano concluso la revisione dell’assistenza finanziaria ai territori palestinesi, assicurando che non ci fossero “indicazioni che soldi Ue abbiano prodotto benefici, diretti o indiretti, per l’organizzazione terrorista Hamas”. Si è trattato di una valutazione specifica proprio dei fondi destinati all'UNRWA (che ammontano a circa 82 milioni per il solo 2023), proprio in ragione delle tante polemiche sollevate intorno al ruolo dell'Agenzia che opera nella Striscia di Gaza.

Il punto è esattamente questo: stiamo parlando di una struttura che impiega circa 30mila persone, 13mila delle quali nell'area di Gaza. Personale che lavora in 183 scuole, ventidue presidi sanitari e decine di centri di distribuzione di aiuti umanitari. UNRWA è da tempo al centro di una campagna di delegittimazione, con accuse più o meno gravi avanzate dal governo israeliano e da altri osservatori occidentali, che vertono essenzialmente sulla presunta connivenza con Hamas. Il crinale su cui si è sviluppato in passato tale dibattito è sempre stato sottile. Operare a Gaza senza dialogare con chi governa il territorio è decisamente complicato, tanto più perché parliamo di interventi piuttosto importanti, dai quali dipende la sussistenza di larga parte della popolazione, oltre che la capacità di cura e di istruzione dell'intero sistema. Accuse simili, per capirci, sono state mosse in passato anche contro organizzazioni non governative che hanno operato e operano su territori governati da fondamentalisti o dittatori (Emergency, per esempio, è stata oggetto di una lunga, durissima e in larga parte infondata campagna di accuse incentrata su legami con i talebani in Afghanistan). La presenza di UNRWA a Gaza e in Cisgiordania ha poi radici profonde, che spesso determinano zone grigie di commistione col potere politico e amministrativo palestinese.

Non c'è dubbio che la gravità delle accuse mosse in questi giorni richieda approfondimenti seri e chiami in causa la struttura stessa dell'Agenzia, ma è difficile non vedere la questione come un effetto dello scontro in corso da mesi ormai tra le autorità israeliane e le Nazioni Unite. È un processo costante e continuo di delegittimazione dell'istituzione sovranazionale, che ha avuto e avrà conseguenze durature sull'intero sistema internazionale. Perché il conflitto a Gaza sta mostrando non solo la debolezza dell'ONU, ma anche la perdita di centralità del diritto internazionale, più volte violato dalle parti in guerra, nel silenzio o nell'indifferenza di gran parte della comunità internazionale. Per il governo di Tel Aviv, con le pressioni per la tregua e la condanna alla risposta di Israele dopo il 7 ottobre, "l'ONU non ha più un briciolo di rilevanza o legittimità" e l'UNRWA è "parte del problema", perché "ostacola la pace e serve come braccio civile di Hamas a Gaza". Accuse durissime di cui ora Israele asserisce di aver fornito prove. Il punto è che l'accertamento delle responsabilità è un processo che richiede tempo e che non può essere fatto in modo sommario e frettoloso, tanto più considerando qual è la situazione nella Striscia. Sovrapporre Hamas e UNRWA è non solo ingiustificato e scorretto, ma anche pericoloso, come ogni processo sommario.

La catastrofe umanitaria a Gaza

La scelta unilaterale e affrettata delle istituzioni europee e di altre nazioni rischia di avere un risvolto tragico e aggravare le condizioni di vita di una popolazione stremata da oltre tre mesi di guerra.

Si stima che almeno 1,7 milioni di persone usufruiscano del sostegno delle strutture dell’agenzia; al momento circa un milione di sfollati dipendono direttamente dall’aiuto dei membri UNRWA. L’ultimo report dal campo parla di una crisi umanitaria senza precedenti, che coinvolge il 93% della popolazione di Gaza. Oltre alle oltre 26mila vittime accertate e ai circa 70mila feriti, ci sono dunque centinaia di migliaia di persone la cui sopravvivenza è subordinata alla capacità di aiuto dell'Agenzia (delle Nazioni Unite in generale, anche attraverso programmi distinti) e delle poche altre organizzazioni umanitarie che ancora riescono a operare in una zona sottoposta a embargo, privazioni e bombardamenti quotidiani. È impensabile che, mentre si continua a tollerare un'operazione di guerra di tale portata e devastazione, ci si impegni anche per tagliare l'assistenza umanitaria, già peraltro limitata e insufficiente. L'Italia e l'Europa, già timide e incapaci di agire in modo efficace e incisivo per contribuire a fermare il massacro in corso, non si rendano complici di questo scempio.

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A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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