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Superbonus, il governo si corregge: le nuove regole non si applicano nei Comuni colpiti dal sisma

Il governo corregge il tiro dopo le polemiche delle ultime ore: le nuove regole restrittive sul Superbonus, annunciate in un decreto a sorpresa, non si applicheranno nei Comuni terremotati dell’Italia centrale.
A cura di Annalisa Girardi
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Dopo che il governo ha annunciato a sorpresa un nuovo decreto per contenere i costi legati al Superbonus, con lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura, sono subito arrivate le richieste per rivedere le norme. Anche dalla stessa maggioranza, in particolare dagli amministratori locali che pensavano di poter contare ancora sull'incentivo edilizio per i lavori di ristrutturazione così come era stato pensato fino al gennaio del 2025. E così Palazzo Chigi ha deciso di tornare sui propri passi, almeno per quanto riguarda i Comuni terremotati: sconto in fattura e trasferibilità dei crediti d'imposta resteranno per i Comuni dell'area sismica dell'Italia centrale e le nuove norme non si applicheranno per gli immobili danneggiati dai terremoti di Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche.

Una nuova bozza è stata presentata dalla sottosegretaria all'Economia con delega alla ricostruzione post-sisma, Lucia Albano. Secondo l'Ansa la deroga "trova applicazione nel limite di 400 milioni di euro per l'anno 2024, di cui 70 milioni per gli eventi sismici verificatesi il 6 aprile 2009". Non è ancora chiaro, però, se il tetto di spesa sia confermato: in tal caso spetterebbe al commissario straordinario per la ricostruzione farlo rispettare.

Proprio il commissario Guido Castelli nei giorni scorsi era stato tra coloro che chiedevano una deroga: "Il decreto consentirà ai proprietari degli immobili lesionati o distrutti dal sisma di continuare a sommare il contributo sisma alle agevolazioni offerte dal 110%", aveva commentato. Dall'Anci delle zone terremotate, invece, il coordinatore Gianguido D'Alberto aveva aggiunto: "La decisione improvvisa del governo, assunta ancora una volta senza confrontarsi con le realtà locali rischia di avere effetti pesantissimi sulla ricostruzione. Per questo, chiediamo con forza al governo di tornare immediatamente sui propri passi. In caso contrario rischiamo che la ricostruzione si blocchi nuovamente".

Non erano stati solo gli amministratori locali a chiedere al governo una modifica. Anche da Roma alcune frange della maggioranza avevano tentato la mediazione. È il caso del vicepremier Antonio Tajani, che si era detto "convinto" della possibilità di trovare "un accordo positivo con tutti i partiti della maggioranza" per correggere il tiro e migliorare il testo.

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