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Referendum sulla giustizia 2026

Sulla Giustizia missione compiuta per il centrosinistra: parlare ora di primarie è puro autolesionismo

Dopo la vittoria del No al referendum sulla Giustizia il centrosinistra si fionda su una nuova sfida, questa volta tutta interna: le primarie. Renzi e Conte si precipitano a evocarle, Schlein a ruota è costretta a incassare i sondaggi che la danno in questo momento sfavorita. Mostrarsi subito in lotta fra loro potrebbe però non essere la strategia più furba per i leader del campo largo, che potrebbero invece approfittare del vantaggio che 14 milioni di elettori gli hanno regalato e delle evidenti difficoltà del governo, alle prese con le dimissioni di Bartolozzi, Delmastro e Santanchè.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il centrosinistra non è caduto nella trappola che Meloni aveva preparato, non ha incalzato la presidente del Consiglio chiedendo le sue dimissioni in caso di sconfitta al referendum sulla Giustizia. Coerentemente non lo ha fatto nemmeno dopo la vittoria del No, che regala alle opposizioni una buona dose di fiducia (e autostima che non guasta) in vista delle elezioni politiche del 2027.

Giorgia Meloni continuava a dire che non si sarebbe dimessa se la riforma fosse stata respinta dagli elettori? Elly Schlein continuava a ripetere che in ogni caso nessuno avrebbe preteso che lo facesse. Meloni dopo il verdetto delle urne ha detto che rispetta il voto dei cittadini, ma che il governo va avanti? E Conte ha ribadito che "Per quanto il segnale politico sia fortissimo Meloni può proseguire l'azione di governo sia dal punto di vista formale sia sostanziale".

Si è rivelata una tattica vincente neutralizzare e spuntare anche quest'arma in mano alla premier: come a dire, non non sei tu che decidi di restare a Palazzo Chigi, perché in realtà il tempo da qui alla fine della legislatura ci serve per organizzare una coalizione. E per decidere una leadership. La strada del voto anticipato non sarebbe una strategia conveniente per il centrosinistra. E del resto non sarebbe un'opzione allettante nemmeno per il centrodestra, visto che votare subito significherebbe andare a votare con l'attuale legge elettorale, mentre sappiamo che l'esame del testo presentato dal centrodestra inizierà solo martedì prossimo in commissione Affari costituzionali alla Camera. Sono aspetti che aveva già sottolineato l'analista di Piave Digital Agency Gian Piero Travini, in un'intervista a Fanpage.it, spiegando che per la prima volta le opposizioni sono state in grado di dettare l'agenda al governo: "Schlein riesce a farlo con il coltello dalla parte del manico: sta dicendo sostanzialmente che il governo può arrivare fino alla scadenza naturale, e che questo non rappresenta in alcun modo un problema per il centrosinistra. Ne guadagna in credibilità e ha più tempo per organizzare le primarie di coalizione".

Insomma, per la prima volta in quattro anni sembra che il centrosinistra abbia fatto bene i suoi compiti a casa, bloccando quella che sarebbe stata l'unica riforma emanata dal centrodestra, nell'ultimo e più importante test prima del voto del 2027. 14 milioni di elettori si sono mobilitati per votare No alla riforma, legata indissolubilmente alle figure di Meloni e Nordio, e difendere la Costituzione. Il centrosinistra avrebbe potuto partire da questo dato, approfittare subito di questo vantaggio, in una fase di evidente difficoltà del governo – che ora deve anche gestire le conseguenze delle dimissioni di Delmastro e della capa di gabinetto di Nordio Bartolozzi, e quelle sul tavolo della ministra Santanchè, chieste pubblicamente dalla premier – per iniziare a scaldare subito i motori per la campagna elettorale per le Politiche. Il classico goal a porta vuota.

E invece l'inspiegabile attrazione verso l'auto-sabotaggio del centrosinistra ricorda molto la scena del famoso film di Zemeckis, ‘Chi ha incastrato Roger Rabbit', quella in cui il coniglio-star è nascosto e il giudice Morton per stanarlo inizia a canticchiare "Ammazza la vecchiaaaa…". Fino a quando Roger non riesce più trattenersi e viene allo scoperto con un incontenibile "col fliiit".

Non c'è altro modo per descrivere il proverbiale autolesionismo di sinistra che ha portato nel giro di poche ore, prima ancora di aver il tempo di digerire l'ottimo risultato, i leader del campo largo a evocare subito le primarie per decidere chi dovrà guidare la coalizione. E primarie non può che far rima con competizione interna, nel migliore degli scenari, e con scontro fratricida, nel peggiore.

Conte e Renzi hanno fatto a gara per pronunciare per primi la parola magica: "Ora avanti con le primarie, il centrosinistra unito può batterla", sono state le parole del leader di Iv. "Adesso dobbiamo lavorare al programma e poi ci saranno le primarie", gli ha fatto eco Conte. Schlein, chiamata in causa, ha provato ad abbassare la temperatura e a mostrarsi conciliante: "Se si deciderà di utilizzare le primarie per scegliere chi guiderà la coalizione progressista, sono assolutamente disponibile a correre. Tutto, data compresa, verrà deciso insieme".

Naturalmente tutta questa fretta è dovuta probabilmente a un calcolo. Secondo un sondaggio di Noto per Porta a Porta il presidente del Movimento potrebbe essere il favorito nelle future primarie di coalizione. In una possibile sfida giocata tra l'ex premier, la segretaria del Pd Elly Schlein e Angelo Bonelli, leader di Avs, ad avere la meglio secondo gli elettori del campo largo sentiti dall'istituto di ricerca sarebbe proprio il leader pentastellato con il 43% dei consensi, contro il 37% della leader dem e il 12% del co-portavoce di Europa verde (un 8% ancora non sa). Non senza una dose di cattiveria, lo ha fatto notare anche Carlo Calenda: "Vincerà Conte, perché mezzo Pd penserà che è un candidato più forte contro Meloni della Schlein, dobbiamo dire la verità".

Sia come sia farsi vedere subito l'un contro l'altro armati, invece di occuparsi dei problemi delle persone, non è una mossa "intelligente", per citare l'aggettivo utilizzato dal leader di Avs Nicola Fratoianni ai microfoni di Fanpage.it. Non possiamo dargli torto. Speriamo almeno che il centrosinistra non faccia la fine della scarpetta nella salamoia.

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Giornalista professionista dal 2014, a Fanpage.it mi occupo soprattutto di politica e dintorni. Sicula doc, ho lasciato Palermo per studiare a Roma. Poi la Capitale mi ha fagocitata. Dopo una laurea in Lettere Moderne e in Editoria e giornalismo ho frequentato il master in giornalismo dell'Università Lumsa. I primi articoli li ho scritti per la rivista della casa editrice 'il Palindromo'. Ho fatto stage a Repubblica.it e alla cronaca nazionale del TG3. Ho vinto il primo premio al concorso giornalistico nazionale 'Ilaria Rambaldi' con l'inchiesta 'Viaggio nell'isola dei petrolchimici', un lavoro sugli impianti industriali siciliani situati in zone ad alto rischio sismico, pubblicato da RE Le Inchieste di Repubblica.it. Come videomaker ho lavorato a La7, nel programma televisivo Tagadà.
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