Su Renzi, Fanpage sbaglia: il suo non è paternalismo, ma difesa della libertà delle donne

Avatar autore
A cura di Redazione
Immagine
La lettera della capogruppo di Italia Viva, Raffaella Paita, in risposta all’articolo pubblicato oggi su Streghe, l’Osservatorio di Fanpage.it sul patriarcato.

Riceviamo e pubblichiamo la replica della capogruppo di Italia Viva, Raffaella Paita, all'articolo di Natascia Grbic nella newsletter di Streghe, l'Osservatorio di Fanpage.it sul patriarcato.

Caro direttore,
Leggo su Fanpage una critica molto forte in merito alle parole di Matteo Renzi e sento il dovere di intervenire. Partiamo da un fatto: il video con le dichiarazioni misogine di Antonio Tajani sulle donne lo abbiamo scovato noi e abbiamo lavorato con le nostre ragazze della comunicazione nel silenzio pressoché generale dei media, vecchi e nuovi. Incontrando perfino delle resistenze.
E siamo stati noi a chiedere al ministro di scusarsi per parole che consideriamo sbagliate e profondamente retrograde. Senza il nostro lavoro, quelle parole non sarebbero mai venute alla luce.

Singolare quindi, che si venga indicati come bersaglio della critica. Ma andiamo nel merito di ciò che il vostro articolo afferma.
Voi sostenete che dire al ministro degli esteri di un Paese libero di occuparsi delle donne afghane oppresse con il burqa- e non solo – dai Talebani sia paternalismo.

Certo che le donne devono essere libere di scegliere come vestirsi. È esattamente questo il punto: sotto il regime dei talebani quella libertà non c’è. E usciamo anche dalla bugia politicamente corretta per cui una donna sceglierebbe di indossare il burqa. Vale per il velo ma non certo per un indumento che permette a mala pena di vedere.

Un conto è scegliere liberamente di indossare un velo. Un altro è essere costrette da un regime a coprirsi il volto e il corpo, mentre vengono negate libertà fondamentali. E non mi pare che analoghi obblighi siano imposti agli uomini. La misoginia di certe culture è evidente e negarla non cambierà certo le cose.

Difendere la libertà delle donne afghane, direttore, non è paternalismo occidentale. Significa difendere il principio universale secondo cui nessuna donna deve essere costretta da un uomo, da una religione o da uno Stato a vestirsi in un certo modo. Trovo paradossale denunciare giustamente gli stereotipi patriarcali in Italia e diventare improvvisamente indulgenti quando il patriarcato assume la forma dell’estremismo religioso.

E sì: un ministro degli Esteri deve occuparsi dell’Afghanistan e di ciò che accade nel mondo. Le democrazie liberali non possono voltarsi dall’altra parte davanti a chi nega diritti e libertà fondamentali. E dovrebbero occuparsi delle ragazze di Kabul abbandonate colpevolmente dall’occidente.

Quanto a Tajani, le sue parole sono gravissime proprio per la naturalezza con cui sono state pronunciate: dimostrano un retaggio culturale maschilista durissimo da sradicare. Condannare a parole la violenza sulle donne è facile. Da un ministro degli Esteri ci aspettiamo iniziative politiche e diplomatiche concrete per difendere tutte le donne. Ovunque si trovino.
Allo stesso modo, è facile teorizzare la libera scelta al caldo di una democrazia liberale.
Un po’ meno lo è quando si nasce a Teheran o a Kabul.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views