Uccise i suoceri con funghi velenosi, Erin Patterson non uscirà mai dal carcere: “Crimine freddo e calcolato”
La Corte d’Appello dello Stato di Victoria, in Australia, ha respinto il ricorso presentato dai legali di Erin Patterson, la 52enne australiana condannata per aver ucciso tre familiari e aver tentato di ucciderne un quarto servendo loro un pranzo a base di funghi velenosi. I giudici non solo hanno confermato il verdetto di colpevolezza emesso al termine del processo di primo grado, ma hanno anche accolto la richiesta dell'accusa, eliminando la possibilità per la donna di accedere alla libertà condizionale dopo 33 anni. Patterson sconterà quindi il carcere a vita senza alcuno sconto di pena.
I fatti risalgono al 2023, quando la donna organizzò un pranzo nella sua casa nello Stato di Victoria, preparando porzioni individuali di filetto alla Wellington. All'interno del piatto erano stati inseriti funghi del genere Amanita phalloides, noti per la loro estrema tossicità. A perdere la vita furono gli ex suoceri Don e Gail Patterson e la sorella di quest'ultima, Heather Wilkinson. Il marito di Heather, il pastore Ian Wilkinson, sopravvisse dopo settimane trascorse in ospedale in terapia intensiva, ma continua a fare i conti con danni fisici permanenti. All'incontro avrebbe dovuto partecipare anche l'ex marito della donna, Simon Patterson, che però decise di disdire all'ultimo momento: l'uomo aveva dichiarato agli inquirenti di sospettare da tempo tentativi di avvelenamento ai suoi danni da parte dell'ex moglie.

Secondo la Corte d'Appello le azioni di Erin Patterson sono state "straordinariamente fredde e calcolate", ragion per cui non si può permettere alcuna ipotesi di futuro rilascio della donna. I magistrati hanno così riformato la sentenza di primo grado dello scorso settembre, nella quale il giudice aveva fissato una soglia minima di 33 anni prima di poter fare richiesta di libertà condizionale, tenendo conto delle difficili condizioni carcerarie che la detenuta avrebbe dovuto affrontare.
La difesa aveva incentrato l'appello su sette punti, chiedendo l'annullamento della condanna per presunte irregolarità procedurali. Tra le obiezioni sollevate c'era un errore logistico nella sistemazione alberghiera della giuria popolare, che si era trovata a condividere gli spazi dell'hotel con la pubblica accusa, un testimone chiave e alcuni giornalisti. I legali avevano inoltre contestato l'acquisizione dei tabulati telefonici e delle celle radio che collocavano Patterson nelle aree di raccolta dei funghi velenosi, l'utilizzo di vecchi post social di sfogo contro i suoceri e la presunta aggressività del controinterrogatorio durato cinque giorni, lamentando allo stesso tempo l'esclusione di documenti che avrebbero attestato la passione dilettantistica della donna per la micologia.
I giudici d'appello hanno rigettato ciascuna delle eccezioni della difesa, ritenendo il procedimento corretto e le prove a carico pienamente valide.