Per il governatore dell'Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini non esiste nessun rischio di contrasti tra Regioni e governo sulla gestione dell'emergenza sanitaria. La norma inserita nel nuovo decreto anti-Covid, che impedisce ai governatori di disporre nei loro territori misure meno restrittive rispetto a quelle previste a livello nazionale.
"Saremo tutti responsabili e faremo come abbiamo fatto nella prima fase, quella più drammatica; ovviamente dobbiamo fare di tutto perché non ritorni di quelle dimensioni", ha detto in un'intervista a 24 Mattino su Radio 24.

"Nessun rischio di scontro Regioni-governo. Il fatto che le ordinanze delle Regioni nel 98% dei casi sono risultate conformi ai decreti emanati dal governo testimonia la bontà del lavoro che abbiamo fatto. Se l'Italia – ha ricordato Bonaccini – da Paese più colpito dopo la Cina dalla pandemia oggi è uno dei Paesi più sicuri significa che ha funzionato un rapporto tra lo Stato centrale e i territori".

"Ho scritto una lettera alla ministra Lamorgese, che ringrazio per la continua collaborazione, per chiedere come presidente di Regione che nei territori sia garantita l'attivazione dei controlli anche da parte delle forze dell'ordine. Questo perché è evidente che le tante misure che prendiamo, proprio per l'omogeneità che serve garantire, devono avere anche una forma di controllo per evitare di interrompere tutto", ha aggiunto il presidente dell'Emilia Romagna.

La questione è delicata, anche perché questa mattina il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha annunciato che potrebbero esserci nuove restrizioni negli spostamenti tra le Regioni, vista l'impennata di casi registrata ieri: "Dobbiamo difendere il lavoro e la salute a tutti i costi. La mobilità tra le Regioni deve essere salvaguardata, ma la situazione dovrà essere monitorata giorno per giorno. Appena c'è una spia che si accende bisogna intervenire", ha detto.

A chiedere una interazione più stretta tra Stato-Regioni nella gestione dell'emergenza sanitaria è anche il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, che a Start, su SkyTg24 ribadisce: "Gestire nella pandemia il rapporto con le autonomie", con le Regioni "è problema generale, mi auguro si arrivi a una forma più stretta di collaborazione". In passato, ha aggiunto, "ci sono stati tentativi di scaricabarile, ma ora non c'è più un Nord o un Sud, ora situazione investe tutto paese. Avremo un unico attacco, non si possono dare 20 risposte diverse". Ma non tutti la pensano così e qualcuno mostra insofferenza per l'approccio dell'esecutivo, che intanto, in vista di un nuovo dpcm la prossima settimana, ha stabilito l'obbligo di mascherina per tutti, anche all'aperto.

"Il neo centrismo che qualcuno alla corte di Conte tenta di riabilitare o ripristinare è assolutamente un dato anacronistico e folle. Nessuno meglio dei presidenti delle Regioni conosce la realtà locale, sentiamo il fiato della gente sulla nuca. Nei Palazzi romani questa percezione non arriva", ha detto questa mattina a Omnibus il governatore siciliano, Nello Musumeci. Secondo il presidente della Regione siciliana "il governo centrale deve dare le linee generali, ma ai governatori spetta il compito di volta in volta, circostanza per circostanza di adottare misure appropriate. Questo mi sembra un fatto inevitabile, il che non significa alimentare conflitti tra governo e Regioni. Noi sappiamo che nei nostri territori ci sono zone omogenee dove il contagio non ci può essere perché c'è una condotta collettiva improntata al senso di responsabilità e altre zone in cui c'è una disinvolta condotta che molto spesso diventa il veicolo per contagiare le fasce vulnerabili".